“Palermo è una cipolla remix” di Roberto Alajmo

Laterza: guida suggestiva di una città

Daniela Distefano
CATANIA
– Roberto Alajmo in Palermo è una cipolla remix (Laterza) ci introduce nei misteri di un luogo dalla storia vetusta, con strati di folklore e tradizioni, religiosità e materialismo, degrado e sontuosità che convivono e innaffiano le sue radici architettoniche, monumentali, culturali.
In generale bisognerebbe sottrarsi alle esagerazioni che riguardano il sindaco, la Città e l’intera Isola di Sicilia, sempre ricondotti agli opposti estremismi di ottimismo e pessimismo.

Molti si sentono autorizzati a dire: Vedi? Te l’avevo detto che non cambiava niente. Invece il tempo passa, e la Città in moltissime cose è cambiata in meglio. Certo, c’è sempre da fare i conti con l’eterna propensione all’annacamento. Ogni due passi avanti corrisponde sempre un passo indietro,ma la storia siciliana non è mai stata una superstrada a senso unico, semmai una trazzera tortuosa. Palermo è di indole irrequieta e irrisolta. Nell’orditura delle sue trame ci sarà sempre una deviazione, nell’intonazione più accesa si potrà riscontrare sempre almeno una sfaldatura.
Per conoscerla, si devono approfondire le sue caratteristiche di fulcro della devozione per Santa Rosalia, la Santuzza venerata in cima al Monte Pellegrino, nell’apposita grotta incastonata all’interno di un santuario, tutta illuminata di candele votive, molto suggestiva. All’interno di una teca sfavillante c’è la sua statua. Palermo è un connubio di fede e abbandono, di trascuratezza e pungente bisogno di ordine e urbanità. Descrivere tutte le sue bellezze artistiche – i suoi tesori come la La Zisa, ossia La Splendida, edificio edificato da Guglielmo I ricalcando perfettamente i modelli arabi o il castello della Cuba o Corso Calatafimi( direttrice dell’ideale itinerario arabo-normanno, istituzionalizzato dall’Unesco come patrimonio dell’umanità) – è impossibile però qualche cenno alla loro storia è quanto mai doveroso.
Il palazzo della Zisa è stato fondato dal re Guglielmo I nel 1165 e portato a compimento dal successore Guglielmo II (1190), costituisce un sorprendente esempio di architettura palaziale ifriqena. La Cuba, Palazzo della Cuba, o Castello della Cuba, è un padiglione di delizie, in origine all’interno di uno dei Sollazzi Regi dei re normanni di Sicilia. 

Lo splendido stile architettonico Arabo-Normanno coniuga elementi del romanico nord-europeo, con elementi bizantini, e la tradizione ornamentale di una civiltà, quella araba, ricca di propaggini dal futuro.
Infine estrapolo da questa preziosa guida, la menzione di Palazzo Abatellis, uno dei più prestigiosi musei italiani che al suo interno custodisce opere dal valore immenso. Il palazzo ospita capolavori dei secoli XVI, XVII e XVIII che da soli valgono un viaggio a Palermo. Alcune meritano un cenno particolare come il grande murale del Maestro del “Trionfo della Morte”.  Siamo catapultati in una Palermo dove avvengono fervidi scambi artistici e culturali con altre città e Paesi. Ma erano anche anni socialmente drammatici, in cui il diffondersi di epidemie, carestie e l’ombra della Peste nera, cambiò il modo di percepire la morte, fino alla formazione di una sensibilità espressiva nuova, che portò alla nascita di una vasta letteratura sul tema e un intenso sviluppo figurativo sulla sua iconografia. Ma cos’è esattamente il Trionfo della Morte? È una rappresentazione di carattere morale, un ammonimento rivolto a tutti, che riesce ad esprimere qualcosa di molto preciso: la transitorietà dell’esistenza, la fragilità della vita, la caducità umana, e ricorda che l’incombenza della morte riguarda tutti indistintamente, a prescindere dalla posizione sociale e dal ceto a cui si appartiene. Ho parlato di pochi fari attrattivi, Palermo pulsa di meraviglie naturali, architettoniche, in ogni suo angolo e da ogni prospettiva, per questo lascio al lettore il resto delle pagine di questo libretto frizzante, colorato, preciso e non solo celebrativo o catastrofico. Palermo non la si conosce in un giorno, ma non la si dimentica dal primo istante in cui si perlustra, esplora, respira.

Roberto Alajmo

Nato a Palermo, fra i suoi libri: Un lenzuolo contro la mafia (1993); Notizia del disastro (2001); Cuore di madre (2003); È stato il figlio (2005); Carne mia (2016); L’estate del ’78 (2018); Repertorio dei pazzi della città di Palermo (2018). Per Laterza è autore di: 1982. Memorie di un giovane vecchio (2007); L’arte di annacarsi. Un viaggio in Sicilia (2010); Tempo niente. La breve vita felice di Luca Crescente (2011); Arriva la fine del mondo (e ancora non sai cosa mettere) (2012).

E’ cambiata la città?” oggi bisogna onestamente rispondere di sì. Del resto sarebbe strano se così non fosse, visto che nell’arco dell’ultimo ventennio è cambiato il mondo.

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