L’epica trans nei ricordi di Porpora Marcasciano

Giulio Gasperini

AOSTA – Il racconto di Porpora Marcasciano, attraverso i suoi ricordi dipanati in L’aurora delle trans cattive, pubblicato da Edizioni Alegre, è una vera e propria epica: una narrazione corale e collettiva, che serve come contenitore mai esausto di un mondo intero e complesso, dalle sue origini fino all’attualità. Dentro questo testo ci sono i volti, i corpi, i luoghi, le immagini, le voci stesse di una comunità folta ed eterogenea, che per lunghi anni è stata costretta alla marginalità, a stare sulla soglia sfera pubblica e privata, sempre al limite tra legale e illegale. Era un limite fragile e sottile, come tocca oggi ad altre categorie sociali, in un gioco al massacro su cui si basa la propaganda prima transfobica e poi razzista.

L’operazione compiuta da Porpora Marcasciano, attuale presidente onoraria del MIT, il Movimento identità trans, è un atto politico necessario: consegnare alla scrittura, e dunque alla memoria di molte e molti, le esperienze e le vite di chi fu precorritrice e attivista di una rivoluzione umana e sociale. “La presa di parola trans resta necessaria”: da questo corollario si squaderna la narrazione, che affonda nella propria esperienza personale, ripercorrendo le fasi della propria trans-formazione, intessendola con i corpi di tutte le altre magnifiche e divine creature che popolavano le strade delle città e abitavano la notte e le sue ombre. Sono i corpi, possenti e presenti, che reclamano la loro unicità: corpi scomodi, incarcerati, sgualciti ma determinati ad affermarsi. Perché le loro esperienze hanno creato la storia, hanno dato la possibilità di elaborare un’ermeneutica trans indispensabile: una coscienza costruttiva di senso e significato per tutte e tutti. Assieme ai corpi, però, anche i loro nomi: quelli veri e sani, quelli che ciascuna di loro si era scelta e col quale affrontava la vita; non quello imposto, magari anche nella morte, da una famiglia che preferiva negare l’esistenza piuttosto che affrontare la pubblica onta.

Tra Napoli, Roma, Bologna, e altri orizzonti urbani, le vicende delle creature sognate e sognanti diventano una moderna Iliade, il racconto di una guerra combattuta con onore e decoro, contro tanti e potenti nemici dai poteri apparentemente divini e magici. Ma la reale favolosità sta in questo altro mondo, miscelato e costituente: nelle sue ritualità antiche e arcane, nelle sue profondità umane e sociali, nei loro atti che divennero ben presto politici, alla ricerca di diritti che fossero finalmente stabiliti e normati, fino ad arrivare, nel 1982, all’approvazione della legge 164, che permise e riconobbe il cambio di sesso in Italia, secondo paese europeo, dopo la Germania, con una legge – per l’epoca – estremamente all’avanguardia e rivoluzionaria.

In “L’aurora delle trans cattive”, con una lingua appassionata e appassionante, con un narrazione fluida e avvincente, si ripercorre una questione complessa e significante, a cominciare dalle parole per dirsi che “mancavano e mancano tuttora”. La memoria di Porpora è una fonte inesauribile, un lungo e puntuale “lavoro politico” che non si può più continuare a ignorare, né considerare minoritario o superfluo.

Noi chav, nella tempesta del capitalismo razzista e patriarcale.

Edizioni Alegre: un’autobiografia

Giulio Gasperini
AOSTA – Un curioso volume, quello edito da Edizioni Alegre, nella collana WorkingClass: questo Chav. Solidarietà coatta di D. Hunter è un ibrido difficilmente catalogabile. Corre sul filo del romanzo di formazione, ma è un’autobiografia che sconfina in un saggio sociologico e antropologico. Non farne capire la definizione, effettivamente, fa parte dell’intento dell’autore, che ama destabilizzare il lettore in un flusso di narrazione incessante e straniante. L’obiettivo finale è esplicitato più volte: quello, cioè, di far navigare il lettore attraverso “la tempesta di merda del capitalismo razzista e patriarcale in cui viviamo”.

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