“Breve trattato sulle coincidenze”: il postino che fece la storia

DomenicoDara-Coincidenze_chronicalibriGiulia Siena
PARMA“In alcune giornate particolarmente malinconiche, quando ogni oggetto sfiorato, ogni pensiero perso, ogni azione cominciata era nostalgia, il postino si fermava a rimirare il suo archivio, come se vagheggiare la torna di esistenze evocate nelle lettere potesse consolarlo della sua vita inerte. Apriva i cassetti, sfogliava i fascicoli, ridestava per un momento vecchie parole dal lungo letargo”. Il postino di Girifalco aveva racchiuso gli accadimenti, le storie e le vite dei suoi compaesani in quell’archivio. Lo aveva fatto costruire ad arte, perfetto per tenere in ordine, secondo la tematica, il nome e una propria logica, tutto quello che era passato dai sacchi postali alla scrivania, dalla mente e la penna dei mittenti al suo sguardo indiscreto prima di arrivare nelle ansiose mani dei destinatari. Siamo sul finire degli anni Sessanta e questo è il romanzo di Domenico Dara, Breve trattato sulle coincidenze, libro pubblicato da Nutrimenti e finalista al Premio Calvino 2013.

 

Qui, a Girifalco, in Calabria, il tanto sospirato boom economico arriva quasi sussurrato dalle parole scritte degli emigranti e dallo scempio dei politici. Qui, a Girifalco, la vita è sempre uguale, o quasi. La vita qui viene spesso filtrata da un burattinaio buono e misterioso, da un postino che “appartiene al folle e inerme gruppo di uomini che si credono eterni fanciulli, che vedono di fronte a loro una vita infinita” e sicuramente solitaria. Il postino appartiene a quella categoria di uomini distratti dalla solita vita, indifferenti al tempo che cambia ma attenti alle piccole cose, alle coincidenze, tanto da appuntarle e lasciarsi guidare, come Pollicino e i suoi sassolini, e contarle tutte, ben 464 coincidenze. Il postino è sempre stato attento a queste cose, alle piccole cose, forse per questo aveva quel dono. Durante le scuole medie il postino scoprì che sapeva imitare la calligrafia dei compagni. Ma per molti anni questo suo talento rimase lì fermo, l’occasione si presentò molti anni dopo, quando per inerzia e per noia decise che il suo lavoro potesse essere quello di postino, annunciatore di novelle. Il suo ruolo, spesso sottovalutato, era di primaria importanza poiché poteva con i suoi messaggi cambiare il corso degli eventi e la vita della gente. Memore di questa sua capacità e curioso per quello che una lettera d’amore alquanto misteriosa poteva celare cominciò ad aprire la corrispondenza altrui. Solo lui – nel piccolo ufficio postale cittadino – aveva questa possibilità, perché non farlo? Si accorse, così, che i politici del luogo stavano svendendo il patrimonio di tutti, il monte Covello per farne una discarica; seppe di tradimenti e di passioni; conobbe le ansie delle mamme di figli lontani; di dolori, lutti e amori non corrisposti. Seppe i piccoli segreti e le aspirazioni di tutti, di tutti coloro che ricevevano o inviavano lettere. Il suo compito ora, quello del postino, era quello che gli prescrisse il fato, farlo messaggero di notizie, ma non solo; la sua capacità calligrafica gli permetteva di addolcire, modificare o assecondare il messaggio.

 

Domenico Dara dà vita un romanzo in cui intreccia varie storie e vari personaggi, tutti legati all’esistenza di un postino senza nome, un “postino custode”, che veglia sulle sventure e le gioie di altri uomini e di altre donne. In questo racconto costruito ad arte, mentre il dialetto calabrese si alterna all’italiano per sottolineare i legami e gli eventi, la figura del postino da sommessa e solitaria si fa quasi eroica perché il racconto continua e veicola, attraverso il protagonista, il racconto di tempi che cambiano e si susseguono, i sogni sperati e le quotidiane prove di vita.

 

“Egli poteva inserirsi nelle vicende della gente e talvolta cambiarle, e forse in questo cambiamento stava la ragione del suo esistere, nel tessere trame di vita usando frammenti di esistenze altrui. La certezza di aver trovato il bandolo della matassa d’una vita fino ad allora ingarbugliata lo aiutò a interpretare e disciplinare le ferite del passato, rendendolo meglio disposto verso gli uomini e il mondo”.

 

 

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2 commenti

  1. sembra davvero molto interessante. ciao! 🙂

  2. Pingback:"Appunti di meccanica celeste", i voli pindarici delle anime di Dara - ChronicaLibri

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