Edicola Ediciones: Gli azzardi del corpo

Racconti sulla pelle a tracciare il percorso

Giulia Siena
PARMA
Marìa Ospina Pizano è nata a Bogotà nel 1977 ed è in questa città che ambienta Gli azzardi del corpo, il libro pubblicato qualche mese fa da Edicola Ediciones. Le storie (sei) che qui si intrecciano sono quelle di vite “contaminate”: sporche della polvere dei giorni, umide di sudore e pianto, stanche di una corsa insaziabile nel verde più intricato e rude. Marcela, Aurora, Jessica, Estefanìa, Mirla, Juvenal sono alcune delle protagoniste di questo racconto che prende tante strade diverse e declina nel buio delle assenze, dei problemi e delle sconfitte.

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Adelphi: “Racconti brevi e straordinari”

Jorge Luis Borges, Adolfo Bioy Casares per un racconto essenziale

Daniela Distefano
CATANIA
– “Questo libro intende proporre al lettore alcuni esempi relativi ad avvenimenti sia immaginari che storici. Abbiamo quindi interrogato testi di nazioni e di epoche diverse, senza trascurare le antiche e generose fonti orientali. L’aneddoto, la parabola e il racconto trovano qui ospitalità, a condizione che siano brevi. In questi brani sta, osiamo ritenere, l’essenziale di ciò che è narrazione; il resto è episodio illustrativo, analisi psicologica, felice o inopportuno ornamento verbale. Ci auguriamo, lettore, che queste pagine divertano te come hanno divertito noi. J.L.B. e A.B.C. Buenos Aires, 29 luglio 1953”.

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Hacca Edizioni: il mondo dell’industria in un romanzo di sentimenti

La classe avversa di Alberto Albertini

Giulia Siena
PARMA
“Un passero si posa sul davanzale della finestra del mio ufficio, rimbalza contro il vetro, lo tasta col becco. Immobile mi guarda negli occhi, reclina la testa su un lato. Lui vorrebbe entrare, io che sto dentro vorrei uscire”. Un leggero e crescente disagio: quel luogo così familiare – fondato, voluto e profondamente amato da suo padre – diventa una trappola. Si sente pressato, si sente estraneo; e a casa non va meglio. Tutto, nell’ultimo periodo, è in un vorticoso equilibrio che sta per disfarsi. Lorenzo è un uomo che sta attraversando una crisi professionale e umana. La pace, in questa sofferenza che è disfacimento, è da cercare nelle pagine dei tanti libri che consulta e studia – tra un volo e l’altro – per gli esami all’Università e nei colori sgargianti dei vestiti a fiori di Laura.

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Il genio di Simenon nelle pagine di un grande romanzo

Adelphi: “La morte di Belle”

Daniela Distefano
CATANIA
La morte di Belle (Adelphi) è un romanzo di Georges Simenon, finito di scrivere nel 1951 mentre soggiornava nel Connecticut e venne dedicato all’amico Sven Nielsen, proprietario della casa editrice parigina presso cui il libro uscì l’anno successivo. Nel 1961 ne è stato tratto il film “Chi ha ucciso Bella Shermann?”. L’edizione italiana è stata curata da Mondadori nel 1958 nella traduzione dal francese di Bruno Just Lazzari e poi nel 1994 da Adelphi nella traduzione di Laura Frausin Guarino.

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Via del Vento Edizioni

Cinque racconti inediti dal genio di Bertolt Brecht

Giulia Siena
PARMA
– Personalità non semplice del Novecento artistico internazionale, Bertolt Brecht (1898-1956) rimane il più grande drammaturgo che la Germania abbia mai conosciuto. La sua produzione fu fortemente influenzata dalla necessità di esaltare il lato emotivo della realtà; il teatro – genere in cui Brecht trovò la sua massima espressione – divenne “epico”: lo spettatore doveva distaccarsi, provare straniamento, evitare di immedesimarsi. Brecht, quindi, fu un rivoluzionario, al punto che, quando aderì al marxismo nel 1926, il teatro divenne per lui il mezzo attraverso il quale il pubblico dovesse prendere una posizione nei confronti della realtà.

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Novità Edicola Ediciones

Il sistema del tatto di Alejandra Costamagna: l’importanza delle radici

Giorgia Sbuelz
ROMA
“Pensava che le parole avessero pieghe nascoste e occupassero il confine tra la pelle e il mondo”.
Alejandra Costamagna è attualmente una delle più importanti scrittrici dell’America Latina. Cilena di nascita, argentina e piemontese di origine, sa bene cosa significhi occupare il confine tra la pelle e il mondo, e sa farlo con le parole. Quelle belle, quelle giuste. Il sistema del tatto, pubblicato in Italia da Edicola Ediciones, è una storia famigliare, che può essere quella della stessa Costamagna o di chiunque abbia vissuto in prima persona il senso di sradicamento.

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Il Seme Bianco: “La prospettiva dell’assassino” di Fabio Marricchi

Daniela Distefano
CATANIA
“Il lettore Walter si tiene all’apposito sostegno dell’autobus numero trentadue ed è concentrato su una delle prime righe del libro che ha iniziato a leggere. Mezzo intontito dal caldo, dai movimenti ondulatori dell’Irisbus, che affronta tappeti di sampietrini, il lettore è rimasto incantato dalla frase “l’oleandro adombrava lo spicchio di marciapiede davanti casa sua”. E si è immaginato il perché del termine adombrare. Ombreggiare è un conto (così pensava mentre una curva quasi lo buttava per terra) adombrare è un altro. Ombreggia fa pensare a “fa ombra”. Adombra fa pensare ad altro, segnala qualcosa di nascosto. Walter pensa che lo scrittore del libro non vuole dire semplicemente che fa ombra, ma vuole dire che magari una determinata cosa sta per accadere o è accaduta a causa dell’oleandro che adombra”.

Questo brano fa parte del racconto La prospettiva dell’assassino, da cui prende il titolo una raccolta di nove brevi storie (edita da Il Seme Bianco) che sono “Il macinacaffè elettrico”; “Il catalogatore”; ”L’incantatrice di gabbiani”; “Si torna a casa”; “Il mondo è questo”; ”Scuola di periferia”; “Virginia”; “Troppa vita”; e per l’appunto:“La prospettiva dell’assassino”. L’autore, Fabio Marricchi, ci propone una polenta di sconcerti, di illusi personaggi che trovano sfogo solo nella meccanicità dell’essere. Protagonisti che compiono azioni automatiche, o si gingillano in contropiedi concettuali, pur di sviare il baratro della solitudine, dell’alienazione, della incomunicabilità umana. Se traballa la fiducia nella familiarità che ci circonda sin dal primo vagito, interviene la valvola di sicurezza delle persone perdute, si cataloga la vita, ci si permette una devianza, si macera un tributo alle passioni, ci si disperde nel mare di scabbia sentimentale. E poi si affonda, ma lentamente, avendo tutto il tempo per pensare a come trascorrere gli ultimi istanti di lucidità. Il loro è un rifiuto da vili, non si lotta per i propri ideali, non c’è alcun ideale. Nessun combattimento eroico, nessun vincitore, solo il ronzìo di un apparecchio elettrico che sottolinea il nostro punto d’approdo nel nulla, nella fragilità. In un stile ben prefigurato, in una lingua che sembra trasudare venature polpose, l’autore sguazza tra storie che inceneriscono le colonne del nostro Tempio interiore, dove un baluginìo è segno di un bellissimo, martoriato, tramonto di ogni sogno.

Fabio Marricchi è nato a Roma nel 1957. Giornalista, cronista per diverse testate e addetto stampa. È laureato in Lettere e in Scienze della Comunicazione. Due suoi racconti sono arrivati in finale nei concorsi letterari di Carta Carbone, a Treviso nel 2015 e Premio Zeno, a Salerno nel 2017. Nel 2018 ha pubblicato un micro racconto in un’antologia curata da una casa editrice romana.

Lit Edizioni/Castelvecchi: “Oltre il tempo” di Lorenzo Marotta

Daniela Distefano
CATANIA
“Molti volti non c’erano più, sostituiti da altri,
ragazze e giovanotti, che parlavano con la stessa cadenza,
ma che erano diversi.
Solo qualche anziano resisteva ancora allo scorrere degli anni,
ultimo bastione di memoria.
Per la prima volta Federico capì quello che aveva scritto Gesualdo
Bufalino nel libro La luce e il lutto: “Una compresenza di eros e thanatos
nel sentire del popolo siciliano, quasi a marcare il sentimento del nulla
che incombe assieme alla accecante bellezza della luce su ogni cosa”.
“Bisogna venire in Sicilia”, disse Federico richiamando le sue letture
dello scrittore siciliano. “Forse un senso del niente rimasto in
eredità dalle tante contaminazioni culturali”, continuò, ricordando le
sue parole: “Evidentemente la nostra ragione non è quella di Cartesio,
ma quella di Gorgia, di Empedocle, di Pirandello. Sempre in bilico fra
mito e sofisma, tra calcolo e demenza; sempre pronta a ribaltarsi nel
suo contrario, allo stesso modo di un’immagine che si rifletta rovescia
ta nell’ironia di uno specchio”.”

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Via del Vento: “Colloquio sentimentale” di Jean Lorrain, satira francese

Giulia Siena
PARMA
Jean Lorrain (scrittore francese nato nel 1855 e deceduto nel 1906) ha attraversato la sua epoca con fascino ed eccentricità. Ha vissuto la Parigi più libertina e ha sperimentato l’arte della parola affinché questa diventasse strumento di percezioni, sentimenti e pulsioni. La scrittura di Jean Lorrain torna in Italia con Colloquio sentimentale e altre prose inedite, il volumetto pubblicato da Via del vento edizioni (curato e tradotto da Angela Calaprice) che propone tre racconti contenuti nella raccolta del 1905, La scuola delle vecchie mogli.

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Graphe.it edizioni: “Compito per domani” di Nicolae Dabija (traduzione di Olga Irimciuc)

Daniela Distefano
CATANIA
“Quando superammo l’alta recinzione dell’orfanotrofio, lo sconosciuto mi disse che il suo nome era Mihai Ulmu: fu così che conobbi mio padre.Tutto quello che c’è in queste pagine mi è stato raccontato da lui. Ero desideroso di far conoscere questa storia anche ad altri perché – queste erano esattamente le sue parole – “era un dovere per colui che era sceso all’Inferno per poi risalirne, raccontare quanto aveva visto”.

A Poiana, piccolo villaggio romeno, i soldati di Stalin fanno irruzione – una mattina del 1940 – e arrestano in classe il giovane insegnante Mihai, spedendolo in Siberia. Maria, alunna segretamente innamorata di lui, si mette in viaggio per cercarlo e confessargli i suoi sentimenti.

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