Esordire con "La Confraternita del Lupo", un thriller a sfondo storico: intervista a Daniele Lombardi

Marco Di Luzio
ROMA – ChronicaLibri ha intervistato l’esordiente Daniele Lombardi, autore del romanzo “La Confraternita del Lupo”
 
La Confraternita del Lupo è il tuo primo libro e come esordio cominci subito con il genere forse più difficile, il “thriller” che deve saper appassionare e non sembrare copiato da altri libri già scritti. Come nasce l’idea di cimentarsi con questo genere e come nasce più in generale il libro?
L’idea di questo libro nasce per gioco, parlando con gli amici dell’associazione archeologica Ad Pyr, per promuovere il territorio molisano, a cui siamo legati e che ha una fortissima vocazione turistica non sfruttata.
Occorreva però rendere digeribili tutte le nozioni sulla storia e sulla geografica dei luoghi descritti. Il genere thriller, giallo o “giallognolo” – come lo definisco per ridimensionarne l’importanza – si prestava perfettamente a raccontare delle vicende ambientate nei boschi, luoghi bui e ancestrali per definizione, che descrivono gli arcaici riti sanniti e celtici, infarcite di superstizioni e riferimenti anche fiabeschi. La scelta è risultata quindi quasi obbligata e se poi sia effettivamente riuscito ad appassionare e a rendere originale la storia, questo dovranno deciderlo i lettori. 
Il libro è molto accurato dal punto di vista della ricostruzione storica e ricco di citazioni archeologiche. Quanto lavoro c’è dietro?
Parecchio, a dir la verità. Mi sono documentato partendo dalle citazioni storiche contenute nei testi di Tito Livio e di Theodor Mommsen per poi occuparmi di tutti i libri e le dispense dei vari studiosi locali, scoprendo anch’io notizie sul territorio molisano e abruzzese che ignoravo completamente. Sul web ho appreso la storia sul popolo dei Sanniti e le nozioni di numerologia e di arti magiche. Il lavoro di ricerca è stato quasi quello di un saggio perché volevo che, al di là della parte narrativa, ci fosse un reale apprendimento da parte del lettore delle notizie storiche e archeologiche. Lavoro che è stato premiato perché La Confraternita del Lupo verrà proposto ad un provveditorato molisano come libro di testo per il biennio di alcuni licei.
La storia è ambientata nella tua terra natale e molti personaggi sembrano quasi reali, come se ti fossi ispirato a persone che vivono lì davvero. E’ un vantaggio o uno svantaggio conoscere così bene un posto? Nel senso, è più facile muoversi all’interno della costruzione delle scene o bisogna stare sempre attenti a non cadere nel “vissuto personale” e trasformala quasi in una autobiografia?
Il rischio dell’autoreferenzialità è sempre presente e anche inevitabile, ma più che raccontare la mia vita ho cercato di descrivere quello che in questi anni ho osservato dal mio punto di vista privilegiato di molisano, sociologo e giornalista. Per quanto riguarda il tessuto narrativo, essendo convinto che sono i dettagli a rendere credibile una storia, il fatto di non dover inventare ma descrivere ha costituito sicuramente un vantaggio. Partendo da luoghi geografici e da una realtà già esistente ho potuto concentrare la fantasia solo sulle vicende immaginarie del romanzo.
Questo è il tuo romanzo di esordio, hai già qualche cosa in cantiere o ti godrai la promozione?
Qualcuno, e mi lusinga moltissimo, già mi chiede una seconda parte della Confraternita. D’altronde alcuni punti del romanzo si prestano a un approfondimento per cui la richiesta non è estemporanea. Nel lungo lasso di tempo tra la fine della scrittura, ad aprile del 2010, e l’uscita del romanzo, il giorno di Pasqua del 2011, volevo in realtà concentrarmi su un progetto completamente diverso: la biografia “romanzata” di un famoso Pubblico Ministero, secondo me un campione di eroismo dei nostri tempi, ritratto attraverso le sue inchieste più famose ma immaginato come un moderno “cavaliere pallido” alla Clint Eastwood. Per ora l’idea giace lì in attesa di fermentare a dovere, mentre mi godo il buon risultato de “La Confraternita del Lupo”.

"La confraternita del lupo", il primo libro di Daniele Lombardi è fuori dalle solite ambientazioni

Marco Di Luzio
ROMA “< I Sanniti erano, per alcuni versi, un popolo abbastanza evoluto, ma conservavano anche delle usanze molto primitive > spiegò lei. < Alcuni studiosi affermano, ad esempio, che i giovani destinati alla Legio Linteata venissero uccisi, se si rifiutavano di entrare a farne parte o che molti dei riti pagani compiuti per ingraziarsi gli dei prevedessero sacrifici animali e, forse, anche umani. Una delle leggende più affascinanti, però, prediceva l’avvento dell’Ercole sannita, il guerriero perfetto che avrebbe condotto la tribù alla vittoria sui nemici. > < Interessante > commentò Davide < ma cosa centra la mitologia sannita con ciò che è successo a Giulia? > < Prestami attenzione ancora per un po’, ti prego, caro Davide > rispose lei, sibillina < e tutto ti sarà più chiaro >. ” Per raccontare la “Confraternita del Lupo”, romanzo primo di Daniele Lombardi edito da Volturnia Edizioni,  prendiamo in prestito la tecnica del giornalismo detta delle “5 W”. Dove “w” sta per le particelle interrogative inglesi Who, What, When, Where, Why.  
Chi? Non c’è un personaggio principale nel libro, ci sono vari interpreti che si muovo all’interno della storia. Possiamo citarne qualcuno: Carmine Di Ianni, il morto ammazzato (ma tranquilli non muore alla fine del libro, è un fatto che accade all’inizio), Giorgio Vincenti, il giornalista in cerca di gloria e Massimo Guidi il maresciallo in cerca di risposte. Cosa? Bhé, in parte lo abbiamo detto, c’è un omicidio e questo ci dice che siamo di fronte ad un thriller di quelli intricati, senza punti di riferimento, con continui cambi di prospettiva. Quando? E qui viene il bello, perché la storia è ambientata ai nostri giorni ma nel bel mezzo del romanzo ci si ritrova proiettati nel medioevo. Stessi posti e stessa lingua, solo che secoli addietro. Dove? Siamo in Molise, nel Molise al confine tra l’Abruzzo ed il Lazio, con paesi piccoli e a misura d’uomo, dove Castel di Sangro sembra la Capitale e Cassino addirittura New York. Perché? Il perché è chiaro, la storia, e con sé il libro, nascono dal sogno di Daniele Lombardi di raccontare la sua terra, la sua storia, di sfidare il gusto dei lettori proponendo qualcosa di diverso. 

Sarebbe troppo facile suscitare appeal ambientando una storia nell’affascinante New Orleans o nell’inesplorato Alaska e dare ai personaggi nomi americani come Alan o John. No, qui siamo al cospetto di San Pietro Avellana, paese di poco più di 500 anime a due ore e mezza da Roma. Qui i buoni si chiamano Davide, Massimo, Giorgio, Luca e il cattivo più cattivo di tutti: Matteo. Qui siamo in un mondo che in pochi conoscono ma che Lombardi ha la bravura di farci apprezzare, luoghi dove la vita scorre a contatto con la natura più profonda (non c’è bisogno di fuggire in Alaska per trovarla) e dove la storia con la “s” maiuscola l’hanno scritta i Sanniti, antico e fiero popolo Italico e preromano, che fanno da cornice alle vicende del racconto. Il libro piace: se siete avidi lettori lo finirete in un pomeriggio, se amate gustarvi quello che avete per mani sarete accontentati lo stesso, ad ogni colpo di scena potrete fermarvi, chiudere il libro e immaginare cosa succederà. Ad ogni modo resterete soddisfatti, promesso.