Guanda: Dario Fo, “Morte accidentale di un anarchico”

Daniela Distefano
CATANIA
“Dicevo, quella sera che l’anarchico s’è buttato, il sole è rimasto su, non c’è stato il tramonto?”.
“Dunque, tre scarpe…Scusate, non vi ricordate se per caso fosse tripede?”
“Chi?”
“Il ferroviere suicida…se per caso aveva tre piedi, è logico portasse tre scarpe”.

Morte accidentale di un anarchico (Guanda) è una delle commedie più note di Dario Fo. Rappresentata per la prima volta il 5 dicembre 1970 a Varese, è dedicata alla “morte accidentale” (come ironicamente ricorda il titolo stesso, sostenendosi nell’opera la tesi dell’omicidio) dell’anarchico Giuseppe Pinelli – avvenuta nella Questura di Milano in circostanze inizialmente non chiare, poi archiviate da un’indagine della magistratura come un caso di “malore attivo”- il 15 dicembre 1969, cadendo dalla finestra durante il suo interrogatorio.

A seguito della violenta campagna politica che ne seguì, fu ucciso il commissario di polizia Luigi Calabresi. L’allestimento dello spettacolo costò a Fo più di quaranta processi in varie parti d’Italia: per evitare problemi di tal genere il futuro Premio Nobel (nel 1997) spostò l’azione della commedia dall’Italia agli Stati Uniti d’America, dove negli anni Venti, nella città di New York, era accaduto un fatto di cronaca simile agli avvenimenti accaduti intorno alla morte di Pinelli. L’opera nacque e si sviluppò grazie a materiali reperiti dai coniugi Fo (verbali dei processi, articoli di stampa, interviste) e cambiò forma man mano che nuove notizie contribuivano all’approfondimento sul caso Pinelli: fu così che dal 1970 al 1973 si ebbero tre stesure del lavoro.

Dario Fo non necessita di presentazioni: attore, scrittore, autore, giullare e uomo di teatro, è stato un protagonista indiscusso dell’anima culturale, civile, sociale del nostro Paese. All’inizio degli anni ’70 portò in scena quella che è la sua opera più famosa: “Mistero Buffo”, in cui riscoprì le radici della cultura popolare ed inventò il cosiddetto Grammelot, una lingua che mette insieme dialetto padano, neologismi e linguaggio medioevale e antico. La sua vita, dunque, è stata all’insegna della lotta politica e sociale, attraverso la sua genialità che ha cambiato ed influenzato il teatro a lui contemporaneo e degli anni a venire. Il suo linguaggio era fortemente espressivo, integrato con la gestualità e la mimica, tanto da suscitare consensi, applausi, e stupore anche all’estero.
In Morte accidentale di un anarchico, Dario Fo e il suo gruppo teatrale, “La Comune” portarono in tutta Italia una commedia amara, verticale, che, prendendo in giro la ricostruzione ufficiale dei fatti riguardanti la morte dell’anarchico Pinelli, scatena nel pubblico scherno ma anche bisogno di una verità già in procinto di insabbiarsi per sempre. Si sorride con la bocca contratta. Come una smorfia, un taglio ad un dito da cui fuoriesce sangue, troppo sangue. Quello degli anni di Piombo, quello raggrumato nei decessi incomprensibili, quando la morte assume un colore neutro e trasparente. Dario Fo e la sua indimenticabile compagna di Arte e di vita Franca Rame, impegnati a dimostrare che si può sorridere di tutto nel corso dell’esistenza, ci hanno lasciato un ponte per attraversare il futuro con eleganza, dignità, dando voce ai miseri, agli ultimi, agli anarchici, ai perdenti di ogni risma, cogliendo la raffinatezza nel ciarpame: un messaggio cristiano in bocca ad un Giullare che spiegazzò il Potere con una potenza di linguaggio che impressiona, togliendo il velo ad ogni eccesso di auto-divinamento umano.

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