La voce poetica di un uomo felice.

Giulio Gasperini
AOSTA – Uno straordinario regalo, quello che fa Del Vecchio Editore, pubblicando per la prima volta in Italia la raccolta del poeta cinese Hai Zi, Un uomo felice, curata e tradotta da Francesco De Luca. È un’esperienza straordinaria precipitare nella poesia e nella lingua di uno dei maggiori poeti contemporanei cinesi, sconosciuto in Italia, dalla vita travagliata ma dalla materia poetica potente e concreta, come creta sotto le mani. Il viaggio in queste poesie è una sperimentazione sensoriale e linguistica nuova e stra-ordinaria.

È un pellegrinaggio in una cultura remota e distante, un’immersione in una consapevolezza diversa della comunità e della natura, raccontata attraverso un’immaginario ai limiti del simbolismo e del surrealismo, pur legato strettamente alla realtà attraverso l’utilizzo di correlativi oggettivi che tanto richiamano la poesia di Thomas Stearns Eliot e di Eugenio Montale. 

Il rapporto con la Natura è indagato in numerose poesie, da “Natura” a “Sposa”, in cui si rappresentano le nozze tra uomo e natura (“passato questo mese, apriamo le porte | alcuni fiori sbocciano alti sugli alberi | alcuni frutti maturano profondi in terra”) fino ad arrivare alla monumentale “Un giorno felice”, nella quale i correlativi oggettivi sono seminati ad ampie mani per squadernare l’interiorità del poeta; la natura arriva fino a scontornarsi in una mitologia culturale, nella quale compaiono draghi e altre creature mitologiche (in “Draghi”). 

La materia da cui Hai Zi attinge è quella della “poesia povera”, una poesia concreta e plastica, materica: la terra è il luogo da cui si proviene, con il quale si ha un rapporto priviliegiato e inscindibile (come si legge nella struggente “Autoritratto”). La lontananza dalla terra diventa, pertanto, un campo di indagine molto ampio e molto doloroso, nel quale si consuma la tensione umana e artistica di Hai Zi (ad esempio, nelle poesie “Terre lontane” e “Percorso lontano”: “le terre lontane sono così, sono proprio le terre dove io sono”). 

Una poesia programmatica, il manifesto della sua poetica, è la lunga “Ballata”, un testo che si sposta su vari livelli, dalla prosa alla poesia, e che codensa in sé tutti i respiri poetici di Hai Zi, da quello più onirico e surrealista (come in “Stanze sottomarine”), a quello più criptico e simbolista, a quello più materico e concreto. In “Testamento”, inoltre, sta tutta la potenza della poetica di Hai Zi: in un componimento in cui parla di sé stesso muovendosi tra la prima e la terza persona, il poeta si dibatte tra le sue due tensioni opposte. Da una parte la sua ansia solitaria, la sua ricerca della contemplazione privata; dall’altra, la voglia e l’urgenza di condivisione, particolarmente con la natura e tutti i suoi componenti. 

Quella di Hai Zi è una poesia salmodiante, un significante costantemente attraversato da una tensione mistica e visionaria, contemplativa. A una lingua apparentemente semplice e modesta, si affianca la sua elevazione a mantra. Come in “Poesia d’offerta”, dove l’uso salmodico si estende anche nell’utilizzo delle immagini dei quattro elementi, in un ritorno ciclico che domina ogni movimento. L’uomo è forse solo con sé stesso ma non è mai avulso ed escluso da leggi ben più superiori, quelle che lo fanno al tempo stesso rimanere ancorato alla terra e alle quali chiede ripetutamente il permesso per evadere: “Da domani, sarò un uomo felice | nutrirò cavalli, spaccherò legna, girerò il mondo”.

Informazioni su Giulio Gasperini

Laureato in italianistica (e come potrebbe altrimenti), perdutamente amante dei libri, vive circondato da copertine e costole d’ogni forma, dimensione e colore (perché pensa, a ragione, che faccian anche arredamento!). Compratore compulsivo, raffinato segugio di remainders e bancarelle da ipersconti (per perenne carenza di fondi e per passione vintage), adora perdersi soprattutto nei romanzi e nei libri di viaggio: gli orizzonti e i limes gli son sempre andati stretti. Sorvola sui dati anagrafici, ma ci tiene a sottolinare come provenga dall’angolo di mondo più delizioso e straordiario: la Toscana, ovviamente. Per adesso vive tra i 2722 dello Zerbion, i 3486 del Ruitor e i vigneti più alti d’Europa.
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