"L’Odissea del precariato" il mondo del lavoro spiegato ai bambini

Marianna Abbate
ROMA Il viaggio, metafora della vita e tentativo estremo di rincorrere i sogni, rimane uno dei miti più frequentati di tutti i tempi. Il viaggiatore per antonomasia è Ulisse, protagonista omerico, che figura innumerevoli volte nella storia della letteratura- sia nel suo medesimo ruolo di personaggio leggendario, come in Dante, sia interpretato da persone comuni come nell’eponimo romanzo di Joyce. 
Oggi lo incontriamo nel XXI secolo, mentre affronta la difficile quotidianità del mondo del lavoro. 
Eh sì, “L’Odissea del precariato” che miete vittime ovunque, ci viene raccontata con grazia da Roberto Bianchi nel libro edito da il Ciliegio.
Il nostro sfortunato protagonista è costretto ad affrontare la dura realtà della quotidianità priva di qualunque garanzia. Eppure è bravo, ha tanta e varia esperienza e un figlio quasi secchione. Ma tutto questo non serve a nulla: per trovare lavoro ci vuole qualcosa di magico, un colpo di fortuna, che trasformi la realtà dall’oggi al domani. Basterà iscriversi alle selezioni del Grande Fratello? Altrimenti bisognerà continuare a correre tra Scilla e Cariddi. E se ricordate bene l’Odissea dura dieci anni, un tempo incredibilmente lungo- impensabile.
Genitori, rubate questo libro ai vostri bambini e fatevi qualche risata- anche se un po’ amarognola. Ma aspettate un pochino a farglielo leggere, non datelo ai piccoli esaltati di nove anni: lasciateli sognare ancora il lavoro perfetto. Fateli credere che diventeranno pompieri, astronauti, insegnanti e presidenti. Nascondete alla loro vista il numero dei partecipanti ai concorsi pubblici, e ditegli che se saranno bravi a scuola il mondo del lavoro li premierà.
Ritiratelo fuori quando vi guarderanno con saccenza verso i tredici anni: le preoccupazioni li atterreranno come un macigno e potrete sopravvivere con tranquillità all’età turbolenta dell’adolescenza.   

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