Quattro ali per volare e per sconfiggere la solitudine e una malattia rara

quattro-ali-per-volareGiulia Siena
PARMA
– Aurorarosa detesta il suo nome. Perché mai due persone sagge e istruite come i suoi genitori hanno scelto per lei un nome così brutto? Ma non basta…oltre al nome, i suoi genitori – entrambi portatori sani – le hanno “scaricato” anche una bella zavorra, una malattia che la costringe a mangiare ogni tre ore. Dall’esterno, per Aurorarosa, è tutto normale: abbastanza alta, abbastanza magra, abbastanza carina, con due occhi dolci e un delizioso neo vicino le labbra, ma all’interno il meccanismo del fegato fa fatica a compiere il suo dovere perché la Glicogenesi rallenta tutto. Ma Aurorarosa non si perde d’animo, così come deve sopportare il suo nome, sopporto la sua malattia. Dall’altra parte c’è Giulio, stessa classe di Aurorarosa – la ragazzina sfigata dal nome strano – ma nessun amico. A lui gli amici non servono ha già abbastanza problemi con i suoi genitori. Questi ultimi si sono separati per “incompatibilità di carattere” ed è lui, Giulio, che deve sopportare i silenzi del padre e la logorrea della madre.

 

 

Aurorarosa e Giulio sono i protagonisti di Quattro ali per volare, il libro di Alessandra Sala e Niccolò  Seidita pubblicato da Il Ciliegio nella collana Teenager. Il libro  – di cui una parte dei diritti d’autore verrà devoluta all’AIG – Associazione Italiana Glicogenosi – è un racconto coinvolgente e fresco in cui le problematiche diventano una risorsa, una nuova forza. La giovane protagonista nonostante la malattia, infatti, riesce a trovare sempre nuova energia per affrontare i problemi di ogni giorno e di essere lei stessa da stimolo per la solitudine e la rabbia di Giulio. Insieme, i due ragazzi – anche con l’aiuto di prof intelligenti e una buona dose di poesia – riusciranno a coltivare un’amicizia e far nascere la loro piccola storia. La storia di Aurorarosa e Giulio è, infatti, una piccola storia d’amore.

 

Dai 12 anni.

"L’Odissea del precariato" il mondo del lavoro spiegato ai bambini

Marianna Abbate
ROMA Il viaggio, metafora della vita e tentativo estremo di rincorrere i sogni, rimane uno dei miti più frequentati di tutti i tempi. Il viaggiatore per antonomasia è Ulisse, protagonista omerico, che figura innumerevoli volte nella storia della letteratura- sia nel suo medesimo ruolo di personaggio leggendario, come in Dante, sia interpretato da persone comuni come nell’eponimo romanzo di Joyce. 
Oggi lo incontriamo nel XXI secolo, mentre affronta la difficile quotidianità del mondo del lavoro. 
Eh sì, “L’Odissea del precariato” che miete vittime ovunque, ci viene raccontata con grazia da Roberto Bianchi nel libro edito da il Ciliegio.
Il nostro sfortunato protagonista è costretto ad affrontare la dura realtà della quotidianità priva di qualunque garanzia. Eppure è bravo, ha tanta e varia esperienza e un figlio quasi secchione. Ma tutto questo non serve a nulla: per trovare lavoro ci vuole qualcosa di magico, un colpo di fortuna, che trasformi la realtà dall’oggi al domani. Basterà iscriversi alle selezioni del Grande Fratello? Altrimenti bisognerà continuare a correre tra Scilla e Cariddi. E se ricordate bene l’Odissea dura dieci anni, un tempo incredibilmente lungo- impensabile.
Genitori, rubate questo libro ai vostri bambini e fatevi qualche risata- anche se un po’ amarognola. Ma aspettate un pochino a farglielo leggere, non datelo ai piccoli esaltati di nove anni: lasciateli sognare ancora il lavoro perfetto. Fateli credere che diventeranno pompieri, astronauti, insegnanti e presidenti. Nascondete alla loro vista il numero dei partecipanti ai concorsi pubblici, e ditegli che se saranno bravi a scuola il mondo del lavoro li premierà.
Ritiratelo fuori quando vi guarderanno con saccenza verso i tredici anni: le preoccupazioni li atterreranno come un macigno e potrete sopravvivere con tranquillità all’età turbolenta dell’adolescenza.   

"I promessi conviventi", la storia di un amore storico nel XXI secolo

Giulia Siena
ROMA
“Ora dovete sapere che nella sua attività di agente immobiliare, don Gongolondio aveva in progetto di far firmare un contratto di locazione a una giovane coppia che aspirava, una volta affittata la casa, a convivere: oggi infatti non va più di moda sposarsi, ci si limita a stare sotto lo stesso tetto, come se la famiglia potesse essere sostituita da articoli e norme sulla coabitazione. Si trattava di due giovani di buona morale, Renzo Travaglino e Lucia Mondina.”
“I Promessi Conviventi”, recentemente pubblicato dalle Edizioni Il Ciliegio , è la rivisitazione de “I Promessi Sposi” dall’irriverente penna di Roberto Bianchi. I personaggi del romanzo storico di Alessandro Manzoni, vengono attualizzati: trasportati nel XXI secolo, Renzo e Lucia devono combattere contro le difficoltà della vita quotidiana, i caotici ruoli sociali e le prepotenze dei “nuovi ricchi”. Allora procedendo nella lettura incontriamo l’opposizione di don Cattivigo, gli ostacoli burocratici dei due innamorati, le vendette di Gongolondio, le manifestazioni di Renzo e le difficoltà lavorative ed economiche dell’attuale società.
Con uno stile acuto, satirico e un po’ amaro, Roberto Bianchi racconta l’amore ai tempi degli imprenditori e delle star televisive, senza dimenticare la sostanza che ha reso immortale il romanzo storico più conosciuto al mondo.
Sicuramente una favola reale, ma forse un po’ troppo complicata per bambini dai 9 anni; aspettiamo almeno gli 11 anni per far conoscere ai giovani lettori “I Promessi Conviventi”.