Camminare, una filosofia di vita

Ediciclo: “ Nati per camminare” di Alessandra Beltrame


Daniela Distefano
CATANIA
“Il cammino si deve insegnare, e insegnare ad amarlo. Non si deve dare per scontato”.

Alessandra Beltrame (1964), vive tra Udine e Milano, è giornalista ed ha lavorato per i più importanti gruppi editoriali. Dirige la rivista “In Alto” , In questo volume – Nati per camminare (Ediciclo) – prosegue il suo racconto sul cammino a piedi come atto liberatorio non solo fisicamente. Dopo il successo di “Io cammino da sola”, la scrittrice ci fa capire che camminare vuol dire anche allontanarsi da ciò che non ci fa stare bene, dal logorìo della vita fin troppo confortevole; si deve essere in grado di capire cosa impedisce di avanzare e staccarsi dalla routine che produce noia, appiattimento.

Nel suo mondo di ricerca, di  percorsi, incontri e interazioni varie attraverso il rispetto, la devozione nei confronti dell’ambiente, della Natura, che può celarsi anche negli angoli verdi di una comune città, il cammino diventa uno strumento di sgravio da affanni, pensieri e tossine interiori provocate da una vita sedentaria, a volte meccanica. La protagonista fa della sua esperienza materia che si appiccica alle scarpe, si sporca dell’odore e della polvere del suolo: il cammino è scelta di libertà contro le cattive abitudini che ci fanno poltrire magari in un divano a sgranocchiare le ore buche, quelle che non sappiamo come impiegare. Possiamo erigere muri, barriere, ma saranno sempre ostacoli parziali alla volontà, all’esigenza, all’urgenza dell’uomo di spostarsi. Ma è un viaggio solo fisico? Forse l’autrice ha voluto sottolineare l’importanza per l’essere umano di trasmigrare sempre, pure con le idee, la fantasia, la forza immaginativa di un tragitto che può intraprendere persino chi è impedito fisicamente a farlo.
“Perché siamo come il vento, come il tempo che procede inesorabile. Perciò dobbiamo andare. Al ritmo del nostro cuore e del nostro respiro. Perché noi siamo fatti per andare avanti”.
Anche se poi la sua esperienza è comunque legata alla combinazione di passo, ritmo, piede e chilometri, paesaggi, verde, e stanchezza dopo traguardi raggiunti.

“Da qualche anno mi piace esplorare il mondo a piedi. Ho percorso la via Francigena per un buon tratto. Esco a camminare perché mi piace, mi fa bene. Ho riscoperto la mia terra andando a piedi”.

Nati per camminare segue un sentiero che si è aperto davanti all’autrice mentre cercava soluzioni a problemi della vita di tutti i giorni. Il lavoro, le attività collaterali, la voglia di fuggire dalla monotonia dell’ufficio, macinare strada, essere come viandanti, pellegrini alla scoperta dei tesori che il nostro Belpaese racchiude, custodisce, e non sempre valorizza in ogni sua Regione. Infine la sua è una profonda esigenza di mettere per iscritto le sue impressioni, i suoi stupori, e le meditazioni sorte magari contemplando un tramonto dopo ore di cammino a piedi. Per Beltrame “scrivere bene è come camminare. E’ un viaggio al giusto ritmo, appassionante”. La sua scrittura sobria, ben articolata, ma anche vivace, energica, testimonia che è così.

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