Festival Vicino/Lontano 2016: il lavoro tra le paure dei giovani

vicino-lontano 2016_news chronicalibriUDINE – Il Festival Vicino/Lontano è alle porte e, i grandi temi che saranno al centro della manifestazione in programma a Udine dal 5 all’8 maggio, sono già di grande interesse. Dall’inchiesta “Rischi lontani/paure vicine”, realizzata dal Laboratorio di Sociologia dell’Università di Udine, emerge che il lavoro la paura più diffusa fra i giovani, 4 ragazzi su 10 – il 41,2% degli intervistati – lo mettono al primo posto. Lavoro non solo per la preoccupazione di trovarlo: fra i ragazzi emerge anche il desiderio di trovare un lavoro che li realizzi, che li renda felici, che li emancipi e li renda indipendenti, in grado di poter costruire una famiglia. Ma anche di trovare un lavoro che non li porti lontano da chi amano e che non li faccia rimanere da soli. L’inchiesta che mette a fuoco i giovani e le loro paure è stata condotta da 11 studenti della Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi di Udine, che hanno intervistato 95 giovani su questo tema. Il gruppo di lavoro è stato coordinato da Valentina Bernardinis, studentessa magistrale di Comunicazione integrata per le imprese e le organizzazioni a Gorizia, per garantire un coinvolgimento e una motivazione con occhi da Festival Vicino/lontano_inchiesta giovanigiovane, con la guida scientifica di Nicola Strizzolo, docente di Sociologia dell’Educazione e coordinatore del Laboratorio di Sociologia, con alle spalle ricerche nazionali e internazionali su giovani, media e devianze. Strizzolo ha impostato il disegno di ricerca, il profilo scientifico, la sintesi dei risultati e la stesura del report. Il gruppo di studenti del corso di Scienze della formazione ha raccolto le interviste e interpretato i risultati. L’inchiesta è particolare per il metodo, innanzitutto: si chiama a valanga (o a palla di neve), con giovani che intervistano altri giovani. Non un campione statistico su tutta la popolazione giovanile, ma una fedele riproduzione di qualità del fenomeno, con informazioni che verrebbero scartate da una ricerca meramente quantitativa. “Abbiamo utilizzato così cellulari e computer non per raccogliere dati numerici, ma per monitorare sentimenti ed emozioni, trasmesse da giovane a giovane, utilizzando le loro pratiche e i loro strumenti di comunicazione più diffusi” introduce così il responsabile scientifico. Le interviste così realizzate favoriscono così anche una maggiore naturalezza, fiducia e onestà nel rapporto intervistato-intervistatore. 49 degli intervistati sono ragazze, 46 ragazzi. L’età media è di 20 anni (anche la più frequente e quella entro la quale si collocano metà dei ragazzi, con una media delle differenze della media al di sotto dei due anni), quella minima 15 anni, la massima 25. I giovani raggiunti sono per lo più del nord est, con qualche eccezione per due siciliani, un romano, uno dal sud (non specificato) ed una slovacca. La stragrande maggioranza studia (84), alcuni fuori regione, altri all’estero (Francia, Inghilterra e Olanda), 2 sono studenti lavoratori, quattro lavorano, uno è un imprenditore alberghiero con il padre e tre sono disoccupati. L’indagine ricostruisce così (anche in termini di età), uno spaccato molto credibile del mondo studentesco giovanile del nord est. «Le paure più diffuse sono legate al lavoro, alla solitudine e al non poter costruire famiglia, ma anche al deludere le aspettative di quella di origine: per cui, conformemente a quanto riportato da ricerche quantitative, la famiglia per i giovani rappresenta un valore, una partenza e un approdo. È anche condivisa da alcuni una paura o insicurezza relazionale e in pochi casi qualcuno parla di società ad alta competizione, società in cui prevale l’odio, l’intolleranza, la più giovane cita il bullismo, mentre lo studente che si dichiara omossessuale teme per questo di poter essere oggetto di violenza e la studentessa in Francia ha espresso la paura di perdere i propri cari, come se sentisse vicine minacce concrete» conclude Strizzolo. In merito al lavoro svolto dai ragazzi dell’Università di Udine la coordinatrice del progetto Valentina Bernardinis commenta: «una esperienza importante per i giovani che si sono cimentati in una ricerca che li ha visti operare in prima linea con i coetanei attraverso strumenti loro familiari come i cellulari. L’attività ha permesso di prendere consapevolezza della società e dei temi che la attraversano, di riflettere e confrontarsi sugli stessi. L’analisi risulta fondamentale a fini scientifici e si pone altresì l’ambizioso obiettivo di creare una collettività matura che tenta di costruire il proprio cammino futuro».

 

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