“Grazia Deledda. Il luoghi gli amori le opere”, una biografia che regala un’immagine nuova dell’autrice sarda

Giulia Siena
PARMAGrazia Deledda. Il luoghi gli amori le opere (Avagliano) si apre su una biblioteca di famiglia a Calcutta. A sfogliare le pagine di quei libri provenienti da tutto il mondo è Amitav Ghosh, scrittore indiano che da bambino si imbatte in un libro della Premio Nobel Grazia Deledda. Da qui Rossana Dedola – attraverso l’analisi di  86 tra lettere e cartoline inedite ritrovate presso biblioteche europee – comincia l’escursione nella vita e nelle opere dell’autrice nuorese.  “La bambina nuova” nasce in una famiglia di possidenti terrieri il 27 settembre del 1871 e viene battezzata, secondo il rito tradizionale sardo, con il nome di Grazia Maria Cosima Damiana. La piccola processione aperta dai bambini con il cero porta Grazia, la nuova arrivata, tra le strade di Nuoro verso la Chiesa. Qui si celebra “l’iniziazione” della bambina ai riti di questa terra, una gestualità che di cristiano conserva solo la purificazione dell’anima. Le parole di augurio, le movenze e le gerarchie saranno parte integrante dei ricordi e degli scritti della giovane Grazia.

Grazia, che ha dovuto interrompere gli studi a poco più di nove anni, percorre le valli della sua Sardegna, ne esplora i paesaggi, ne assorbe il calore. Di quelle vedute, di quelle usanze e di quei colori racconta; si fa narratrice dell’isola della bellezza struggente, sconosciuta e lontana. I grandi drammi familiari non scalfiscono la sua passione per le letture, la sua voglia di scrivere nata a soli 13 anni e assecondare quell’energia che la porta a narrare, a comporre frasi. La natura spiritosa, l’ostinazione, l’amore per la scrittura, la forte determinazione nel migliorare la grammatica e la perenne ricerca di legami con il mondo editoriale emergono con urgenza nelle pagine di questo libro.
La sua scrittura, la voracità per la lettura, vennero sempre osteggiate dalla madre e dalla famiglia.

La sua casa divenne, così, il luogo in cui rifugiarsi per scrivere lettere a improbabili pretendenti e leggere letteratura europea. Quella biblioteca, quella che custodiva i libri che si scambiavano le sorelle Deledda, è stata ritrovata solo di recente nelle casa dei nipoti e testimonia quanto fosse ampio il panorama letterario da cui Grazia attingeva.

Dalle finestre della casa di Nuoro alle porte di via Modena a Roma, al giardino della casa nella zona del Policlinico arredata con gusto e attenzione. E’ il 1900 quando la vita di Grazia – come racconta Rossana Dedola – cambia del tutto: il fidanzamento e poi il matrimonio con Palmiro Madesani, funzionario del Tesoro. Palmiro rappresenta per Grazia una “rinascita”; oltre a essere marito e moglie sono confidenti, amici, sostenitori uno dell’altra. La riscossa di Grazia comincia dall’approdare nella Capitale, lì dove conoscerà i grandi artisti dell’epoca e nella quale scriverà racconti, romanzi e terrà collaborazioni. Qui nascerà Sardus, il loro primo figlio, e poi Franz. La convivialità di Palmiro, insieme all’innata ironia di Grazia, aprirà loro le porte dei salotti romani. Non tutti, con il passare del tempo, saranno però felici di quell’autrice sarda; presto arriverà l’astio di Ojetti e Pirandello.

Ma la vita di Grazia procede pacifica e prolifica, senza però dimenticare le preoccupazioni per i suoi fratelli. Le estati al mare a Viareggio prima e a Cervia poi allieteranno la corrispondenza e rafforzeranno relazioni. Cervia e l’Adriatico, quel mare sconosciuto e differente, saranno il porto sicuro in cui Grazia ritroverà l’ispirazione per raccontare la gente, per descrivere i luoghi. Cervia e la sua ospitalità, la sua allegria, la sua natura vivace e tranquilla verrà narrata ne “Il paese del vento”. Il viaggio di Grazia riprenderà da Roma per passare a Stoccolma lì dove riceverà il Premio Nobel nel 1926; è la scrittrice più conosciuta al mondo.

Rossana Dedola, attraverso il suo lavoro di ricerca e scrittura, dipinge un quadro innovativo e moderno di Grazia Deledda. In Grazia Deledda. Il luoghi gli amori le opere  la scrittura della Dedola riesce a limare il personaggio stereotipato che negli anni avevano costruito sulla figura dell’autrice sarda. La curiosità, la sensibilità e l’intelligenza della Deledda sono le caratteristiche che emergono con maggior forza e sono le stesse che fanno da filo conduttore alla vita, alle opere e ai luoghi amati e raccontati dall’autrice di “Canne al vento”.

 

“Sono nata in Sardegna. La mia famiglia composta di gente savia ma anche di violenti e di artisti primitivi aveva autorità e aveva anche biblioteca, ma quando cominciai a scrivere a tredici anni fui contrariata dai miei. Il filosofo ammonisce: se tuo figlio scrive versi correggilo e mandalo per la strada dei monti. Se lo trovi nella poesia la seconda volta puniscilo ancora. Se fa per la terza volta lascialo in pace perché è un poeta. Senza vanità anche a me è capitato così”.

 

Informazioni su Giulia Siena

Direttore. Per gli amici: il direttore di ChrL. Pugliese del nord, si trasferisce a Roma per seguire i libri e qui rimane occupandosi di organizzazione di eventi e giornalismo declinato in modo culturale e in salsa enogastronomica. Fugge, poi, nella Food Valley dove continua a rincorrere le sue passioni. Per ChrL legge tutto ma, come qualcuno disse: "alle volte soffre un po' di razzismo culturale" perché ama in modo spasmodico il Neorealismo italiano e i libri per ragazzi. Nel 2005 fonda la rubrica di Letteratura di Chronica.it , una "vetrina critica" per la piccola e media editoria. Dopo questa esperienza e il buon successo ottenuto, il 10 novembre 2010 nasce ChronicaLibri, un giornale vero e proprio tutto dedicato ai libri e alle letterature, con occhio particolare all'editoria indipendente. Uno spazio libero da vincoli modaioli, politici e pubblicitari. www.giuliasiena.com
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