“La proprietà transitiva”: romanzo d’utopia rivoluzionaria. Intervista agli autori, Nelson Martinico e Federico Ligotti

La proprietà transitiva_chronicalibriGiulia Siena
PARMA – E’ un argomento affascinante e coinvolgente; una tematica che, ultimamente, sta prendendo piede nella narrativa italiana contemporanea. Stiamo parlando del futuro, ma non uno qualsiasi, bensì un futuro non troppo lontano fatto di scontri, sotterfugi, lotte, drammi, piccole conquiste e grandi silenzi di un’Italia in subbuglio.
La proprietà transitiva, il romanzo scritto a quattro mani da Nelson Martinico (alias Giuseppe Elio Ligotti) e Federico Ligotti (padre e figlio) e pubblicato dalle Edizioni Spartaco, ci catapulta nel 2040. La storia si muove fluida tra la Sicilia – terra di Don Raìsì, l’imprenditore che muove i fili di una tragica commedia in cui i protagonisti, i suoi stessi operai, escono di scena a causa di misteriose “morti bianche” – e Roma. Qui, nella Capitale d’Italia, la situazione è allo sbando: disoccupazione, corruzione, malcontento e cattiva politica sono gli ingredienti di un mix sociale davvero letale. Le cose, però sono davvero cambiate, almeno per qualcuno come Alessandro Giacobbe, figlio di Peppino e Serena. Alessandro, ora a Roma, vuole cancellare il passato e quella vergogna che si porta dentro: all’anagrafe è Alejandro Fernandes ovvero Princesa, colei che conosce i segreti della politica, anche attraverso tutti gli uomini di potere che frequenta. Lei regala piacere e trasgressione. Lei regala svago; lei è simbolo di questo futuro. Lei, Princesa, alla politica ci arriverà davvero come segno di un’utopia rivoluzionaria. Ma dove comincia questa storia?

ChronicaLibri ha intervistato gli autori de La proprietà transitiva, Nelson Martinico e Federico Ligotti (insieme nella foto in basso).

 

Nelson Martinico e Federico Ligotti al loro primo libro insieme. Come è scrivere a quattro mani?
N: Scrivere a quattro mani? Perfetta simbiosi. Strano: abbiamo collaborato senza mai urtarci.
F: Ci siamo perfettamente integrati: è stata un’osmosi di amorosi sensi. Io concludevo un capitolo e poi a Nelson toccava la revisione. Viceversa. Ottima e fruttuosa operazione, speriamo di ripetere presto.

“La proprietà transitiva” affronta una tematica forte: in un ipotetico futuro, la tranquillità e la cultura saranno solamente un vecchio ricordo. Ovunque, ora, nel 2040, corrotti e disonesti sembrano avere la meglio. Come è nato questo libro? E a cosa vi siete ispirati per narrare le vicende di Alessandro Giacobbe, di don Raìsì e degli altri?
N: Alla Sicilia e all’Italia disastrata di oggi. Attraverso la scelta ‘provocatoria’ del transessuale proponiamo un cambiamento radicale del modello di società esistente, nel segno di una nuova, ecologica visione etico-politica, proprio perché trionfi la serenità, la valorizzazione dei rapporti umani e la cultura. Il transessuale Presidente del consiglio, va precisato, è persona estremamente seria e responsabile, tanto che riuscirà a risollevare le sorti dell’Italia.
F: La proprietà transitiva nasce con la fantasia di un romanzo che è distopico e eutopico assieme: distopici sono i romanzi ambientati in quelle società di un immaginario futuro dove i valori sono completamente ribaltati (esempi su tutti: 1984 di George Orwell, Fahrenheit 451 di Ray Bradbury e Madre Notte di Kurt Vonnegut) e dove solitamente regna ed è normalità il male assoluto; mentre nel nostro – a parte la distopia iniziale di una società preda delle mafie, di morti bianche sul lavoro, di corruzione negli apparati pubblici, di sfruttamento della prostituzione (ops, forse tanto distopico non è, basti pensare alla situazione immonda di Mafia Capitale…) – c’è preponderante, dalla seconda metà in poi dell’opera, la parte eutopica o utopica, ovvero quella di una società dove le cose girano finalmente per il verso giusto.

Questo futuro, però, porta anche novità: i posti di potere saranno per tutti, anche per quelli che fino a quel momento erano tacciati di essere “diversi”, ovvero i transessuali. Utopia o urgenza sociale, come avete pensato a questo rinnovamento?
N: Alla base dell’Utopia (Cioran diceva che la vita senza utopia diventa irrespirabile) è la necessità del Diverso; solo la Diversità può risanare questo stato di cose attuale fatto di corruzione, incapacità e dominio criminale.
F: La proprietà transitiva è anche un apologo sociale con un forte attestato di solidarietà ai diritti delle persone LGBT e di rivendicazione dei diritti civili tout court, con un incipit che parla di morti sul lavoro o finte morti bianche visto che, come vedrete, è la mafia ad attuarle (e più non vi dico per non togliervi suspense).
Del resto, sempre meglio il trasformismo sessuale che quello politico!

Un transessuale, quindi, arriva a diventare presidente del Consiglio con l’appoggio della Chiesa. Elogio alla diversità?
N: Elogio della Diversità. D’Annunzio parla di Diversità delle creature, sirena del mondo… meraviglia sempiterna. Mi sembra una definizione bellissima, appropriata.
F: Nel romanzo la Chiesa (noi abbiamo finito di scriverlo nel 2010, ben prima dell’elezione al soglio Pontificio di Papa Francesco) si libera da ogni pregiudizio ed è pronta con il Concilio Vaticano III di Papa Giovanni XXV (nome altamente simbolico visto che Giovanni XXIII fu fautore del rivoluzionario Vaticano II – non abbiamo messo Giovanni XXIV perché quello nel Medioevo fu un Antipapa) a riservarci davvero molte molte sorprese (di più, non vi dico…). Dico soltanto che qui gli ambienti ecclesiastici si sono finalmente aperti alle istanze terzomondiste e al riconoscimento della diversità, che è sale dell’umano.

Federico Ligotti e Nelson Martinico_intervista CHRONICALIBRILa vicenda è ambientata tra Roma – “giungla” di perversione e potere, consumismo e mistero – e la Sicilia, nel fittizio paese di San Bartolomeo. Perché questi due territori; la storia cosa cattura di queste due regioni cosi affascinanti e misteriose?
N: Roma e la Sicilia mi appartengono in toto. Sono nato a Roma da genitori siciliani. Cresciuto qui e lì; parlo entrambi i dialetti. Ho la Sicilia nel sangue, cosciente che si tratta di una terra che ha al suo interno gli opposti: meravigliosa e infingarda; generosissima e mafiosa; la reputo, come diceva Sciascia, metafora dell’Italia. Quanto al paese di San Bartolomeo è la proiezione del mio paese di origine, Castellammare del Golfo, nel trapanese.
F: Come Nelson, per “proprietà transitiva” – è proprio il caso di dire – anche io sono di origini siciliane ma sono nato e tuttora vivo a Roma; del resto, la Sicilia e la Capitale d’Italia rappresentano metaforicamente, ma non troppo, l’immagine di un’Italia bellissima, perversa, affascinante, ingrata.

Fabio Stassi, nell’introduzione, scrive” Un romanzo fragorosamente liberatorio, al limite dello scandalo”. Quale effetto fanno parole come queste su coloro che hanno dato vita al romanzo? Siete d’accordo con questa definizione?
N: D’accordissimo, tanto da averla suggerita io a Fabio Stassi, e aggiungo che per scandalo bisogna intendere anche l’accezione positiva del termine, nel segno della necessità di quel cambiamento radicale di cui dicevo prima.
F: Assolutamente. Fabio – penna superba – ha colto alla perfezione lo spirito e l’intenzione dell’opera: del resto, l’apice della fantasia rivoluzionaria lo abbiamo raggiunto facendo di Alessandro Giacobbe (protagonista e figlio del filo-mafioso Giuseppe Giacobbe) il primo presidente del Consiglio trans della storia d’Italia

Le tre parole che, da scrittori, preferite?
N: Sogno, ironia (l’anagramma di ‘onirico’ è ‘ironico’) e endecasillabo (ne ho scritti 13000 in terza rima dantesca, una nuova Commedia assolutamente contemporanea, che (il)logicamente il grande Monopolio editoriale ignora.
F: Eros, incanto, miracolo.

Informazioni su Giulia Siena

Direttore. Per gli amici: il direttore di ChrL. Pugliese del nord, si trasferisce a Roma per seguire i libri e qui rimane occupandosi di organizzazione di eventi e giornalismo declinato in modo culturale e in salsa enogastronomica. Fugge, poi, nella Food Valley dove continua a rincorrere le sue passioni. Per ChrL legge tutto ma, come qualcuno disse: "alle volte soffre un po' di razzismo culturale" perché ama in modo spasmodico il Neorealismo italiano e i libri per ragazzi. Nel 2005 fonda la rubrica di Letteratura di Chronica.it , una "vetrina critica" per la piccola e media editoria. Dopo questa esperienza e il buon successo ottenuto, il 10 novembre 2010 nasce ChronicaLibri, un giornale vero e proprio tutto dedicato ai libri e alle letterature, con occhio particolare all'editoria indipendente. Uno spazio libero da vincoli modaioli, politici e pubblicitari. www.giuliasiena.com
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