Laterza: “Storia mondiale della Sicilia” a cura di Giuseppe Barone

Daniela Distefano
CATANIA
“Particolare storia dell’isola, una storia di molteplici insediamenti, di mescolanze e domini, con retaggi localmente diversificati ma comunque riassumibili sotto la categoria ‘sicilianità’. Una tradizione concreta, dunque, ma anche in certa misura ‘inventata’, ovvero manipolata e insaporita guardando a tradizioni ‘altre’ e prestando orecchio alla ricezione nazionale e internazionale – Rosa Maria Monastra“, 1787. La ‘chiave di tutto’, pag. 300.

Come in una variopinta matrioska, il volume edito da Laterza, Storia mondiale della Sicilia, a cura di Giuseppe Barone (con la collaborazione di Alessia Facineroso, Sebastiano Angelo Granata, Chiara Maria Pulvirenti) racchiude in grandi e articolate tematiche – “Tra Grecia e Roma”, “Cerniera Mediterranea”, “Nel segno dell’Impero”, “Tempo di Rivoluzioni”, “Nuovi mondi” – eventi ed evoluzioni di una terra unica, longeva, e ancora misteriosamente sfuggente. Ogni tassello, iscritto di diritto nel suo vissuto, viene sviscerato con il contributo di esperti, docenti, intellettuali che con garbo, a volte ironia, passione e umiltà hanno descritto personaggi, epoche, fatti riguardanti non solo la Sicilia, ma anche tutto il mondo intorno ad essa. Dal “Gran Tour” al cioccolato modicano, dal jazz di Nick La Rocca alla città satellite di Kenzo Tange, dalla mafia in America a Falcone e l’internazionale dell’antimafia, questa voluminosa raccolta di piccoli saggi ci introduce nelle cavità di una regione millenaria affascinante, vorace, coriacea, forte della propria debolezza.

Greci, fenici, romani, arabi, bizantini, normanni, francesi, spagnoli, austriaci l’hanno abitata nei secoli, governata, custodita o devastata, lasciando ogni volta a sedimentare relazioni, incontri e scontri. Persino i Santi hanno cercato di risollevarne le sorti, in talune epoche davvero rovinose: “Nel corso di una pestilenza sul monte Pellegrino vengono scoperti i resti della nobile Rosalia, vissuta alla corte dei normanni e fattasi romita. Il ritrovamento mette in moto un percorso di diffusione del suo culto, che varca i confini italiani estendendosi in Europa e nel Nuovo mondo”. (1624- “Rosalia, Santa ‘Globale’”. Contributo di Sara Cabibbo).
Oggi l’isola vive i fasti e i nefasti effetti della globalizzazione. Periferica, intrappolata negli schemi di una società refrattaria al cambiamento totale del proprio presente, a metà tra terra e sottosuolo, sempre circondata dal mare delle disuguaglianze e delle arretratezze, non è più però un rifugio per il pessimismo cronico. Chi lo pensa, non abita qui, non più. Certo, è ancora l’anello debole dell’economia italiana, non l’unico. Certo, il flagello del coronavirus la blocca all’interno della sua vulnerabilità, ma non è più l’isola dei marziani con la coppola, non si emigra più con la valigia di cartone. I giovani vanno al Nord con la laurea in tasca e nelle città si respira voglia di mutamento, di liberazione. Manca ancora un comune senso civico che non è mai stato impartito, il “lavoro che non c’è” è sempre un chiodo fisso, eppure qualcosa serpeggia nell’anima di una società prima chiusa a riccio. Questo libro in fondo è il portato di una speranza, di un raggio di luce tra palesi oscurità. In mezzo a tempi bui e incerti, il segnale è luminoso, non ci resta che seguirlo.

Giuseppe Barone, professore ordinario di Storia contemporanea presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Catania, è uno storico italiano. Ha pubblicato numerosi volumi e studi sullo sviluppo economico e sul sistema politico italiano contemporaneo, con particolare riferimento ai processi di trasformazione sociale del Mezzogiorno.

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