Rizzoli: “La Luna di Oriana” di Oriana Fallaci

Daniela Distefano
CATANIA
– “Parlammo di tante cose, quel giorno, e naturalmente parlammo della Luna. “Sì, ci credo che a Roma si entusiasmino più che a New York per un volo spaziale. In Europa il viaggio alla Luna ha qualcosa di magico, di miracoloso. O dovrei dire mistico? Sì, mistico è la parola giusta: quel viaggio vi sembra impossibile e anziché su un piano razionale lo accettate con un atto di fede. Lo vedete insomma in modo religioso e vi irrita il nostro distacco, la nostra freddezza. Il fatto è che noi siamo troppo abituati alla tecnologia, e la fiaba ci sfugge.(..) Forse abbiamo perso ogni romanticismo, ogni senso della poesia”. – “Alan Bean: un mistico che dipinge razzi”

Nel lontano 1969 l’uomo finalmente approdò sulla Luna. La corsa allo spazio fu vinta dagli americani che realizzarono il sogno proibito di tutti. Oriana Fallaci seguì insieme a milioni di persone incredule e curiose il successo dell’Apollo 11 e dell’Apollo 12, ma anche l’odissea del meno fortunato Apollo 13 raccontando il fervore e le fobie, le sensazioni e i pensieri di queste imprese epocali che hanno infuocato l’immaginario del mondo intero. Quella della Fallaci non fu perciò una scarna cronaca di ciò che accadde: i suoi articoli, attraverso registrazioni e dialoghi, si intrufolarono nelle case degli astronauti, nelle navicelle spaziali, sulla Luna stessa.
Inviata da “L’Europeo” a Cape Kennedy, dove i razzi alti come grattacieli si preparavano a lanciare l’uomo nel futuro, la giornalista intervistò scienziati, medici, scrittori, fisici e tecnici, esplorando da terra lo spazio, vivendo fianco a fianco con i primi astronauti, rivelando dettagli, curiosità e aneddoti al pubblico che la seguiva con passione. La Luna di Oriana (Rizzoli) è una raccolta di articoli, mai riuniti in un volume, in cui la scrittrice fiorentina non racconta solo la Luna, ma quegli eroi dello spazio che furono suoi amici, le missioni indimenticabili, la speranza di trovare vita su Marte. L’eccezionalità dell’ evento, la voce che lo descrive, la piattaforma storica che contiene la scatola fatale del destino, rendono questo libro una miniera di emozioni. Tutto appare perfettamente narrato, condiviso, espressamente avvincente. Viene pure spiegato al lettore perché l’uomo ha necessità di esplorare altri pianeti se non riesce a comprendere neanche l’esistenza della Terra. A colloquio con Ray Bradbury, il più famoso scrittore americano di fantascienza, Oriana scopre che:
“Andare sulla Luna non è come varcare un oceano di acqua: è molto, molto più difficile perché non basta arrivarci, una volta arrivati dobbiamo viverci e noi non siamo per vivere su altri pianeti. Noi siamo costruiti per vivere sulla Terra. Noi moriamo senza la Terra, senza il suo ossigeno, la sua acqua. E allora, perché andare? Perché?”. -“Per la stessa ragione per cui si mettono al mondo figli. Perché abbiamo paura della morte, del buio, e vogliamo vedere la nostra immagine ripetuta e immortale”.
Se volete concedervi ore di puro relax in coda all’estate 2019, questo libro fa al caso vostro. Illumina il cervello, nutre l’attenzione, e coinvolge soprattutto per la maniera unica che ha la Fallaci di intromettersi nei nostri ragionamenti srotolando dubbi e insinuando il sospetto che davvero nulla può essere conosciuto così a fondo come il pensiero di un fatto che non ha precedenti: anche se non è ancora avvenuto, lo diamo diamo per certo da sempre.

Oriana Fallaci nasce a Firenze il 29 luglio 1929. Giornalista e scrittrice, diventa famosa a livello internazionale per le sue interviste ai potenti del mondo e i suoi reportage, specie di guerra. Negli ultimi anni la sua attenzione critica verso l’Islam contemporaneo ha destato interessi e reazioni contrapposte, comprese denunce alla magistratura, in Italia e all’estero. Oriana Fallaci ha iniziato giovanissima la sua carriera giornalistica, lavorando come inviato speciale ed in seguito come corrispondente di guerra: dal 1967 in Vietnam, poi nella guerra Indo-Pakistana, in Sud America, in Medio Oriente. Poi si e’ dedicata alle interviste a importanti personalità della politica, le analisi dei fatti principali della cronaca e dei temi contemporanei più rilevanti. Ha scritto fin dagli esordi per il settimanale ‘’L’Europeo’’ e in seguito per ‘’Il Corriere della Sera’’. Vasta la sua bibliografia. Il suo primo libro è stato ‘’I sette peccati di Hollywood’’ (1956).

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