Il Seme Bianco: “Il quaderno del fato” di Edoardo Guerrini

Daniela Distefano
CATANIA
– Franco è rappresentante di apparecchiature mediche, ha una moglie che adora ma che non sa valorizzare, e una passione per i viaggi, per l’esotismo, con molta inclinazione spontanea verso l’ignoto, i rischi, la pericolosità. Franco ha dei vicini di “pianerottolo” speciali, Adil ( ingegnere) e Ayisha, residenti a Torino da una vita, e genitori di Ahmed e Jamila. I destini di questi personaggi piuttosto ordinari si intrecciano ad un certo punto. Ed Edoardo Guerrini, autore di questo ficcante romanzo – Il quaderno del fato (Il Seme Bianco), – pare essersi divertito un mondo a descriverne le debolezze, le modalità con le quali si prodigano a svelare un enigma forse cruciale per l’umanità.

Le vicende si svolgono dunque tra Torino, Marrakech e Samarcanda attraverso la traduzione di un codice dell’XI secolo in persiano antico, delle Quartine di Omar Khayyâm, famoso poeta e scienziato. A Samarcanda, nella Tomba del Re Vivente, c’è il secondo volume. I terroristi islamici lo vogliono, pensando che contenga le chiavi per violare la segretezza di ogni computer. “Ahmed e Jamila erano decisamente su di giri. Per loro si trattava di
una vera e propria avventura in giro per il mondo: non avevano mai fatto
un viaggio così lungo. L’andirivieni Nord Africa-Italia era pur sempre
intercontinentale, ma quello per loro era solo saltare da una tappa
all’altra della propria vita, non un viaggio vero e proprio. Nei due giorni
che avevano avuto a disposizione, infatti, avevano studiato a fondo
e scoperto il ruolo di Samarcanda: una delle tappe della mitica Via della
Seta, anch’essa un luogo di passaggio e di incontro, dove si fermavano
carovane dalla Cina più lontana o dall’Europa.
Questa però era la storia dei secoli passati; oggigiorno, con la rottura
dell’URSS e l’indipendenza dei vari stati asiatici che avevano fatto
parte dell’Unione Sovietica, l’Uzbekistan era fuori da tutte le rotte, un
piccolo stato rimasto pressoché all’oscuro di tutto, ancora dedito alla
coltura del cotone, un po’ di turismo e poco più. (..)
Eppure, una terra stupenda, piena di monumenti
di incredibile bellezza: moschee rivestite di maioliche policrome
e altissimi minareti”.


Franco non crede in fondo che la sua vita sia destinata a stravolgere gli assi portanti del Fato, ma di fatto gli eventi evolvono in tal senso lasciando al lettore la piacevolezza di una storia scritta con onestà, precisione, e potenza immaginaria. “Una volta entrati, ci lasciammo avvolgere dall’atmosfera di quiete che vi regnava. Nelle moschee in genere non c’è molto da vedere, solo colonnati e modanature prive di qualsiasi tipo di raffigurazione. Eppure, in quei percorsi iterati, come in un quadro di Escher, la mente si perde a pensare alla potenza di pensiero che li ha ispirati, all’acutezza dei calcoli, all’assenza di casualità”.
Come buona regola, non sveliamo il finale del romanzo, ma diciamo che un contributo determinante per sbrogliare la matassa delle carte misteriose lo fornisce il padre di Franco che con la sua perizia matematica darà la forza al gruppo per affrontare con astuzia gli effetti di una prigionia debilitante. Basterà per volgere in Bene gli avvenimenti successivi?
Ho detto già troppo, ma per fortuna rimane ancora molto da scoprire. Buona lettura.

Edoardo Guerrini è nato a Torino nel 1965, ma è molto legato a Napoli, città dei suoi genitori. Biologo, ha due figli, lavora come dirigente presso la Regione Piemonte, dedicandosi alla tutela dell’ambiente da venticinque anni. Lettore accanito, ama i classici, a cominciare da Cervantes e Shakespeare, e le detective stories. Il suo esordio letterario, Senza fili, è del 2017.

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