In viaggio con… Mirko Pallera

Bentrovati all’appuntamento di “In viaggio con…”: la nuova rubrica di audiointerviste, che anima il nostro Canale Youtube.

Antonio Carnevale e Massimiliano Augieri, due navigati e affascinanti speaker radiofonici, intervistano per noi gli autori delle più importanti novità editoriali.

Questa settimana è ospite Mirko Pallera con il suo “Create! Progettare idee contagiose (e rendere il mondo migliore)”.

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Intervista a Mirko Pallera su CHRONICAtube

Oppure accedete direttamente al Canale Youtube, dal video a destra. BUON ASCOLTO!

Mirko Pallera – Create! Progettare idee contagiose (e rendere il mondo migliore)

Sebbene “farlo virale” sia oggi l’ambizione di tutti i pubblicitari e comunicatori in genere, nessuno finora era riuscito a spiegare il vero segreto della viralità. L’autore, da tempo alla ricerca del “santo Graal” della comunicazione, ha trovato la formula per progettare una campagna in grado di “contagiare” un gran numero di persone. Una formula chiara, utile e semplice per progettare il viral-dna di un’idea, alla base di successi come quelli di T-Mobile e Nike, marchi che riescono a ottenere il massimo dagli investimenti utilizzando appieno l’enorme potenziale dei social media. (Sperling&Kupfer, 2012, €18.00)

ChronicaLibri ha intervistato Francesco Rago, autore di “Dolce come il piombo”

 

Alessia Sità

ROMA Qualche mese fa ho letto e recensito il romanzo di Francesco Rago, “Dolce come il piombo” pubblicato da Edizioni Montag nella collana Le Fenici. La storia di tre ragazzi di provincia che lottano, con ostinazione, per farsi spazio in un mondo che troppo spesso ha delle regole crudeli, mi ha veramente tenuta sospesa fino all’ultima pagina, spingendomi a riflettere molto sull’ineluttabilità del destino. La vicenda di Lepre, Fuoco e Saetta e la scrittura di Francesco Rago mi hanno decisamente conquistata. Oggi ChronicaLibri vi propone l’intervista all’autore.

“Dolce come il piombo”, se non sbaglio è una sinestesia? Qual è il significato profondo di questo titolo?
A un certo punto del libro c’è una frase: “Lucia continuava a vivere nei suoi pensieri, alcuni dolci come il miele, altri pesanti da digerire, come il piombo”. Il romanzo è costruito sulla linea sottile che scorre fra la dolcezza dell’amicizia e della gioventù, e l’amarezza della separazione e della perdita, fino al punto in cui le due cose si mischiano fra loro e non si distinguono più.
Cosa ha ispirato la storia di Ivan, Fabrizio e Carlo?
Avevo voglia di raccontare l’amicizia, quella vera, e per farlo mi sono ispirato a una provincia e a un’epoca in cui forse c’era più spazio per sognare.
Quanto di Francesco Rago c’è nella storia di Lepre, Fuoco e Saetta? Qual è il personaggio a cui ti sei legato di più?
Nella storia di Lepre, Fuoco e Saetta direi che ci sia poco e niente del mio vissuto, nel senso che i personaggi appartengono a un periodo storico e a un microcosmo che non sono i miei. Durante la scrittura mi sono legato in egual misura a ciascuno di loro, nella mia visione è un po’ come se tutti e tre fossero un unico personaggio, una sorta di tre di uno.
Il tuo libro oscilla fra dolcezza e amarezza. Dalla spensieratezza infantile alla consapevolezza della maturità adulta. Possiamo dire che il tuo romanzo è una lucida riflessione sullo scorrere del tempo e sull’ineluttabilità del destino?
Credo che quelle cui fai riferimento siano senz’altro tematiche centrali. Nel corso della vicenda i protagonisti crescono e si evolvono, e a un certo punto si crea una distanza fra ciò che diventano e ciò che invece avrebbero dovuto e potuto essere. Ma com’è possibile stabilire e misurare questa distanza? Non è possibile, ed è in questa sorta di buco nero che si concentra la loro storia.
Mi ha colpito molto la tua straordinaria capacità introspettiva. Nel tuo libro, descrivi accuratamente personaggi e particolari di ogni tipo con estrema precisione. Ogni dettaglio è funzionale al racconto e permette al lettore di affezionarsi ai protagonisti. Quanto conta l’intreccio narrativo in un libro?
In un romanzo come il mio, che abbraccia un arco di tempo di quasi trent’anni, mantenere un coerente intreccio narrativo è fondamentale, altrimenti c’è il rischio che la storia si sfaldi e il lettore si smarrisca in corso d’opera. La difficoltà in questo caso era di gestire tre protagonisti contemporaneamente, cercando di mantenere ritmo e interesse nelle vicende di ognuno. Penso che venga spontaneo affezionarsi a Lepre, Fuoco e Saetta perché sono caratterizzati da una forte umanità.
Cosa rappresenta per te la scrittura?
Mi rivedo molto in questa affermazione di Salgari: “Scrivere è viaggiare senza la seccatura dei bagagli”. Per me la scrittura rappresenta anche e soprattutto un viaggio mentale, un momento di evasione, di libertà.
Attualmente stai lavorando a qualche progetto particolare?
Ho concluso un nuovo romanzo, per certi aspetti molto diverso dai miei lavori precedenti. Ora sono in attesa di trovargli una sua collocazione editoriale.
Da scrittore quali sono le 3 parole che preferisci?
Non mi pare di avere delle parole preferite, ma queste mi piacciono: zazzera, limaccioso, anfitrione.

 

In viaggio con… Pino Bruno

 

Bentrovati all’appuntamento di “In viaggio con…”: la nuova rubrica di audiointerviste, che anima il nostro Canale Youtube.

Antonio Carnevale e Massimiliano Augieri, due navigati e affascinanti speaker radiofonici, intervistano per noi gli autori delle più importanti novità editoriali.

Questa settimana è ospite Pino Bruno con il suo “Dolce Stil Web. Le parole al tempo di Internet”.

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Pino Bruno – Dolce Stil Web. Le parole al tempo di Internet

Il web è il Nuovo Mondo di oggi, virtuale sì ma non più di tanto. Da oltre dieci anni le persone si incontrano in Rete e, come i primi mercanti che attraversavano mari e deserti, hanno cominciato a dialogare in una strana lingua. Uno slang che è un misto di inglese, spagnolo, informatica, neologismi, goliardia, strane faccine fatte di punteggiatura e icone animate. Con il tempo quell’idioma è diventato di uso comune ed è entrato a far parte del nostro vocabolario. Chattare, uploadare, downloadare, rippare, scaricare, blobbare, craccare. Siamo ormai abituati a frasi come: “Ti mando una mail con l’allegato. Lo zippo perché è ingombrante”. I giornali ci informano che il digital divide preoccupa i governi di tutto il mondo e che la polizia è sempre a caccia di cyberpedofili e responsabili di phishing. D’accordo, ma se volete che la gente si preoccupi, fate in modo che almeno capisca di cosa parlate! Questo libro è la bussola indispensabile a tutti i navigatori del web, a chi vuole capire e soprattutto non farsi ingannare da sedicenti guru, falsi profeti e imbonitori tecnologici. (Sperling&Kupfer, 2010, €16.00)

In viaggio con…Renato Nicolini

Bentrovati all’appuntamento di “In viaggio con…”: la nuova rubrica di audiointerviste, che anima il nostro Canale Youtube.

Antonio Carnevale e Massimiliano Augieri, due navigati e affascinanti speaker radiofonici, intervistano per noi gli autori delle più importanti novità editoriali.

Questa settimana è ospite Renato Nicolini con il suo “Estate Romana 1976-1985: un effimero lungo nove anni”.

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Renato Nicolini – Estate Romana 1976-1985: un effimero lungo nove anni

Indimenticato Assessore alla Cultura di Roma negli anni che vanno dal 1977 al 1985, nella prima giunta comunista guidata da Argan, architetto e uomo di teatro, Nicolini è un intellettuale noto per il suo impegno politico e soprattutto per aver dato vita a un nuovo modello culturale per la capitale durante i tormentati anni di piombo. Con la sua opera totalmente originale, Nicolini compie il miracolo: coinvolgere la massa in grandi eventi, far partecipare importanti nomi internazionali a spettacoli collettivi, inaugurare l’epoca dei reading, delle notti animate in cui l’elemento dello stupore e dell’emozione diventa preponderante: in una parola, abbattere le barriere tra cultura popolare e cultura d’élite. Anni memorabili raccontati anni dopo in questo libro, scritto di getto nel 1991, che torna oggi in libreria con una lunga introduzione dell’autore e con la prefazione di Jack Lang, già Ministro della Cultura francese. (Città del S0le Edizioni, 2011, €15.00)

 

In viaggio con… il mitico Claudio Sabelli Fioretti

ROMA – Bentrovati all’appuntamento di “In viaggio con…”: la nuova rubrica di audiointerviste, che anima il nostro Canale Youtube.

Antonio Carnevale e Massimiliano Augieri, due navigati e affascinanti speaker radiofonici, intervistano per noi gli autori delle più importanti novità editoriali.

Questa settimana è ospite Claudio Sabelli Fioretti con il suo successo “Stelle Bastarde”

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Claudio Sabelli Fioretti “Stelle bastarde”

Gli astrologi conoscono la verità ma ci dicono solo le cose belle e gratificanti, e si arriva al paradosso che gli oroscopo sono stupendi ma la vita fa schifo. Con questo libro voglio dimostrare che anche un oroscopo cattivo ma sincero può avere un suo perchè”. Claudio Sabelli Fioretti
Un oroscopo che non corteggia i propri “clienti” con frasi come “Sei troppo sensibile” oppure “Sei fragile e nessuno ti capisce”. Praticamente un antioroscopo. Segno per segno, ecco cosa hanno da raccontarci gli astri su come siamo e sull’anno che verrà. Un ritratto zodiacale pieno d’ironia e con un pizzico di cattiveria, nel quale in molti si ritroveranno. Con una sorpresa: se gli oroscopi “noti” spesso chiudono con il ritratto di celebrità dello stesso segno (Marion Brando, George Clooney…), in “Stelle Bastarde” i nati celebri sotto ciascun segno sono i politici (D’Alema, Bondi, Brunetta, Gelmini, Tremonti, Bossi, Berlusconi, Alfano, Carfagna, Andreotti, Mastella, Maroni), la nostra parte “peggiore”. Questo libro è nato dall’incontro con un astrologo vero, che con il beneficio dell’anonimato racconta la sua versione. (Chiarelettere, 2011, €12.00)

ChronicaLibri intervista Virginia Less, autrice di “Mal di Mare”

Alessia Sità
ROMA Qualche mese ho avuto il piacere di leggere e recensire “Mal di Mare“, il brillante romanzo di Virginia Savona Less, edito da Autodafé Edizioni. Sono stata decisamente conquistata dal simpatico personaggio del Capitano Osvaldi e dalle sue intriganti indagini, narrate in ben sette episodi .

ChronicaLibri ha intervistato l’autrice.

Già dal titolo del suo libro, “Mal di mare”, si intuisce il suo legame con l’acqua, infatti ho letto che è una velista. Per lei il mare rappresenta una fonte di ispirazione?
Ho trascorso le estati dell’infanzia e dell’adolescenza a Sperlonga, sulla costa laziale. Il rapporto con l’acqua, sopra e sotto, non poteva che riuscire felice. Alla vela mi sono accostata giovanissima grazie al mio esperto “capitano”(poi marito). Mi viene dunque  spontaneo parlare del mare  e trovo emblematica l’ambientazione. Per attraversarlo – come nel nostro vivere – occorre tracciare e seguire la rotta; farlo a vela richiede pazienza, intuito e raziocinio. Le doti che ho attribuito a Osvaldi, il quale deve muoversi in acque melmose verso mete elusive.
Come nasce il personaggio del Capitano Osvaldi?
Nei primi lavori ho evitato l’investigatore in divisa, troppo gettonato. Ma avevo conosciuto davvero un grosso carabiniere, ottimo cuoco e cattivo nuotatore; la sua ingombrante figura ha finito con il presentarsi  quasi da sola nei miei testi.
La riluttanza per il mare che lei ha attribuito al Capitano nasconde un significato più profondo oppure è stata semplicemente una scelta voluta per rendere un po’ comico il personaggio?
Il timore dell’acqua, insieme alla dieta perenne e al mantra su Ramsete, ha lo scopo di rendere simpatico il personaggio. Altrimenti “pesante”: ligio al dovere, pessimista, seguace di un’etica  rigorosa. Ma il suo  mal di mare simboleggia anche il malessere profondo delle persone per bene ( e che vogliono restare tali ), costrette a operare  in una società iniqua.
Dai suoi sette racconti emerge un quadro della società attuale alquanto dettagliato e non proprio roseo. Questo suo modo di scrivere è solo uno sfogo narrativo di denuncia del malcostume attuale, oppure è uno strumento per raccontare la società nel tentativo di migliorarla?
Il taglio socio-politico nasce dalla  formazione di base. Rappresenta poi il tentativo di tenere a bada, mediante un approccio  ironico, le mie frustrazioni di  cittadina delusa nelle sue esigenze di reale democrazia. La denuncia del malcostume dominante credo costituisca un dovere dello scrittore. L’idea di migliorare la società in cui vive… : un’illusione da conservare.
Secondo lei ‘nella nostra Maraglia’ il rigore morale è ormai un ricordo o intravede un barlume di speranza?
Maraglia è una sineddoche delle condotte immorali che caratterizzano, e non solo nel Mezzogiorno, la maggioranza dei governanti e dei governati. Meritevoli, questi ultimi, dei propri guai: per via della costante piccola “mafiosità “con la quale accostano la cosa pubblica. Tuttavia nel corso della storia gruppi di potere irrigiditi a difesa  sono stati più volte travolti quasi all’improvviso. Credo che i cittadini onesti, finora trattati da c…….i, non sopportino più la sfacciata  tracotanza dominante e siano in grado di prendere l’iniziativa. Se lo vorranno davvero.
Attualmente sta lavorando a un nuovo progetto?
Ho scritto un romanzo che riprende l’ambientazione e i personaggi principali dei racconti. Spero di pubblicarlo l’anno prossimo.
Tre parole per definire “Mal di mare”
Giallo, etica, ironia.

In viaggio con… la Sora Cesira

ROMA – Bentrovati all’appuntamento di “In viaggio con…”: la nuova rubrica di audiointerviste, che anima il nostro Canale Youtube.

Antonio Carnevale e Massimiliano Augieri, due navigati e affascinanti speaker radiofonici, intervistano per noi gli autori delle più importanti novità editoriali.

Questa settimana è ospite La Sora Cesira con il suo successo “Nel bene, nel male e nel così così”

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Sora Cesira – Nel bene, nel male e nel così così

Mi chiamo Sora Cesira, ho l’età di Marilyn Manson al quadrato, diviso gli anni di Shrek meno il metabolismo basale di Cenerentola quando ha il ciclo. Ho fatto la scuola dell’obbligo e vi assicuro che nel mio caso la definizione è oltremodo azzeccata. Ho intrapreso numerose carriere scolastiche e non, e di tutte porto ancora i segni tangibili. I miei hobby sono: il collezionismo di eurini, la cacca e la pace nel mondo. L’ultimo film che ho visto aveva l’audio con i marocchini che ridevano e tossivano. Non so mai dove mettere le virgole. Penso che l’Italia sia un paese molto carino e senza speranza. Sono una persona buona. Credo.”
Se la Sora Cesira esista poi davvero, nessuno lo sa e forse poco importa. Quello che conta è che, fin dai tempi del suo grande successo, The Arcore’s Nights, quando lei guarda all’Italia, alla politica e alle nostre manie coglie sempre nel segno. Ci fa divertire. E ridere, molto spesso di noi stessi. Nel bene, nel male e nel così così riunisce tutto il meglio del Cesira-pensiero. E quindi tutto il meglio di noi italiani. Che facciamo la spesa al discount, tentiamo di dimagrire facendo spinning e compriamo solo gialli svedesi che poi usiamo come fermaporte.

(Biblioteca Umoristica Mondadori, 2011, €16.50)

In viaggio con… Antonio Menna e uno Steve Jobs napoletano

ROMA – Bentrovati all’appuntamento di “In viaggio con…”: la nuova rubrica di audiointerviste, che anima il nostro Canale Youtube.

Antonio Carnevale e Massimiliano Augieri, due navigati e affascinanti speaker radiofonici, intervistano per noi gli autori delle più importanti novità editoriali.

Questa settimana è ospite Antonio Menna con il suo successo “Se Steve Jobs fosse nato a Napoli”

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Intervista ad Antonio Menna su CHRONICAtube

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Antonio Menna Se Steve Jobs fosse nato a Napoli

Due ragazzi chiusi in un garage si inventano il computer del futuro: leggero, veloce, dal design innovativo, che non si blocca e non prende virus. Se fossimo in America, la storia avrebbe un lieto fine, fatto di soldi, gloria e successo.È andata così a Steve Jobs e alla sua Apple. Ma siamo a Napoli, dove il genio non basta a cambiare un destino. Lo sanno bene Stefano Lavori e Stefano Vozzini, due ragazzi dei Quartieri Spagnoli, che per avviare l’attività e vendere il loro rivoluzionario computer si scontrano con il peggio del Belpaese: in Italia i prestiti si fanno solo a chi ha già i soldi, le regole sono scritte per gli scemi perché i furbi se le scrivono da soli, i bandi li vincono gli amici di amici, la burocrazia chiude un occhio su chi è ben ammanigliato, ma li tiene spalancati sui poveracci. E ammettendo che i due guaglioni siano abbastanza affamati e folli da non arrendersi, quando ci si mette di mezzo la camorra il loro sogno va letteralmente in fumo.O, almeno, così sembra. Questo racconto, tanto amaro quanto esilarante, è nato come post sul blog dell’autore e in poche ore ha fatto il giro del mondo prima di diventare un libro.Antonio Menna spiega in modo divertito e insieme spietato la condizione di un Paese che sguazza nei suoi mali e incoraggia le buone idee ad andarsene. E ci svela perché da noi la Apple non sarebbe mai nata. E forse Steve Jobs sarebbe finito a vendere le pezze al mercato. (Sperling & Kupfer Editori, 2012, €10.50)

 

“In viaggio con…” Rosanna Sferrazza

ROMA – Bentrovati al secondo appuntamento di “In viaggio con…”: la nuova rubrica di audiointerviste, che anima il nostro Canale Youtube.

Antonio Carnevale e Massimiliano Augieri, due navigati e affascinanti speaker radiofonici, intervistano per noi gli autori delle più importanti novità editoriali.

Questa settimana è ospite Rosanna Sferrazza con il suo successo “Ma Dio è su facebook?”

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Intervista a Rosanna Sferrazza su CHRONICAtube

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Rosanna Sferrazza- Ma Dio è su facebook?

E tu cosa fai se la ex di tuo marito scrive sulla bacheca di tuo marito? Un libro sul Dio pagano del momento che conta milioni di fedeli in tutto il mondo: Facebook. Sulla bacheca del famoso social network si alternano commenti surreali, satirici ed eventi paradossali. Un coro di voci umane che fanno a gara per rispondere all’eterna domanda: a cosa stai pensando? Ne viene fuori un affresco ironico della nostra contemporaneità alla disperata ricerca di un senso. C’è Margherita Hack che parla di stelle e gatti, di affari e politica, Beethoven che oggi non riesce a vendere la sua musica e allora chiede l’amicizia e qualche consiglio a Gigi D’Alessio. Gente comune incollata al computer con la speranza che qualcuno a notte fonda si aggiunga alla lista degli amici. Rosanna Sferrazza entra come un virus dentro Facebook, infettandolo di esilarante surrealismo. Come la Hack dice nel libro: “L’importante nella vita non è avere le risposte, ma farsi le giuste domande. Dio esiste? è una domanda sbagliata, quella giusta è: Ma Dio è su Facebook?”. Con la prefazione della Sora Cesira. (Promo Music, 2012, 12.00 € )

Il mondo di “Diecipercento” raccontato da Antonella Di Martino

Silvia Notarangelo
ROMA – Lo confesso. Quando ho iniziato a leggere “Diecipercento e la Gran Signora dei tonti” (Autodafé) ero piuttosto scettica. Forse, senza volerlo, quel titolo apparentemente incomprensibile mi stava influenzando. Sono bastate poche pagine, però, per ricredermi. La storia e la scrittura di Antonella Di Martino sono riuscite a conquistarmi. Il viaggio del defunto Diecipercento nel suo passato, tra le pieghe di una vita non proprio cristallina, si rivela coinvolgente e non privo di risvolti imprevisti. ChronicaLibri ha intervistato l’autrice.

Lavora da anni nell’editoria come autrice di racconti e fiabe per bambini. Come è nato il desiderio di cimentarsi con un romanzo per adulti?
Il desiderio è nato perché mi piace, mi è sempre piaciuto sperimentare strade nuove. Inoltre, scrivere per i bambini comporta delle responsabilità, aggravate dai pregiudizi diffusi che trasformano i bambini in angioletti di cristallo, da salvaguardare con estrema attenzione. Questo problema non esiste con la narrativa destinata agli adulti: posso traumatizzarli quanto mi pare (sorride ndr).

Il protagonista Diecipercento realizza, forse, un sogno di tanti: osservare e trovare un perché a quei tanti, troppi interrogativi che durante la vita si sono lasciati in sospeso. “Dopo la morte aveva scoperto che esistevano altri modi di vivere, probabilmente più piacevoli”. I rimpianti possono davvero essere un peso insopportabile?
Scoprire di aver sprecato l’intera vita sarebbe davvero insopportabile, se fosse possibile. Per fortuna, è molto difficile raggiungere questa certezza nella vita reale. So che molte persone sono comunque tormentate dai rimpianti, ma non credo che sia davvero possibile sapere come sarebbe stato se… Il caso di Diecipercento è particolare: la sua fede nel decalogo era davvero irremovibile. Non credeva di avere scelta, perché il suo mondo era molto semplice e, al tempo stesso, molto crudele.

I valori di Diecipercento prendono, infatti, la forma di un “decalogo” in cui soldi, menzogne, divertimento rappresentano un vero e proprio modus vivendi. Non si può dire che manchino richiami all’attualità e alla condotta di una certa classe politica…
No, purtroppo non si può dire. Dirò di peggio: questi “valori” comprendono l’intera classe politica e oltre, sono apprezzati e messi in pratica ovunque. Il nostro paese ne è impregnato fino al midollo. Non voglio dire che “siamo tutti uguali”, anzi detesto queste generalizzazioni; ma anche chi non condivide per niente il decalogo di Diecipercento deve confrontarsi con questa deriva antropologica.

Margherita, la nipote del protagonista, sembra fatta di un’altra stoffa. Il suo senso di giustizia la spinge a ritornare sui luoghi di un passato doloroso, pur di scoprire la verità sulla morte dello zio. Ho l’impressione, però, che la donna compia questo viaggio anche per se stessa, per mettere un punto e andare avanti con la sua vita. È d’accordo?
Sì! Anche Margherita, soprannominata la Gran Signora dei tonti, è in viaggio per comprendere il suo passato, tracciare la sua linea di morte e andare avanti, libera dai fantasmi. Anche i fantasmi, come i valori di Diecipercento, sono molto diffusi. Ci avvelenano la vita: ognuno di noi dovrebbe guardarli in faccia, salutarli con affetto e consentire loro di morire davvero.

Attualmente sta lavorando a qualche progetto particolare di cui vuole parlarci?
Sto revisionando un nuovo romanzo, dedicato agli adulti. Ci saranno risvolti sociali, psicologici, sentimentali. Ci sarà anche un personaggio che aveva conosciuto Diecipercento. E presto sarà pubblicato un mio racconto, di un genere che non avevo mai provato, in una collana di ebook; ma non posso dire di più (sorride ndr).

Un’ultima curiosità. Nella sua biografia scrive che la Valle d’Aosta, dove è nata, è “un’isola felice ma non per me”. Può spiegarci perché?
Me ne sono andata dalla Valle d’Aosta perché detestavo viverci. L’ambiente è troppo freddo, troppo piccolo, troppo soffocante, in tutti i sensi. Allora, quando ci vivevo io, circolavano soldi e privilegi in abbondanza, ma questi vantaggi si pagavano a caro prezzo.
Per rendere l’idea sul tipo di mentalità che odiavo, vi racconto un episodio successo più di venti anni fa. La figlia di una mia amica, che allora aveva sei anni, era stata violentata. Era successo ad Aosta, mentre la bambina giocava sotto casa sua. Il violentatore si era presentato a volto scoperto, fingendo di dover consegnare un pacco. La famiglia aveva denunciato il crimine, insieme ad altre che avevano vissuto la stessa tragedia. Aosta non è mai stata una metropoli: oggi conta circa 35.000 abitanti, quindi non sembrava un caso troppo difficile da risolvere. Ma il colpevole non è mai stato arrestato. Allora circolava la voce, molto insistente, che le autorità conoscessero e proteggessero il responsabile. Non ho mai saputo se questa voce fosse fondata, ma so che molti ci credevano e lo consideravano un fatto normale. Niente di cui scandalizzarsi.
Ormai sono passati quasi vent’anni dal trasloco: il risentimento nei confronti della “Petite Patrie” è quasi svanito, ma resto molto soddisfatta della mia scelta.