Feltrinelli: un viaggio alla scoperta del Medioriente

“La polvere del mondo” di Nicolas Bouvier

Daniela Distefano
CATANIA
“Solo un grande libro può farvi venire voglia di andare fino a Prilep, in Macedonia, un buco polveroso dove non si ferma quasi nessun turista, perso tra alture brulle e minareti, con un fiumiciattolo torbido, bancarelle di peperoni e rivendite di burek. Ebbene, dopo aver letto questo libro, rischierete di andarci apposta per verificare se ci sono ancora quelle facciate dai “balconi panciuti rosi dal verderame” di cui parla
Nicolas Bouvier. E magari ci andrete d’agosto, come è capitato a me, con un caldo bestiale, a cercare quelle “lunghe gallerie di legno” dove, appunto in agosto, si mette a seccare “uno dei migliori tabacchi del mondo”, sperando di incontrare i “turchi installati in città dai tempi di Solimano”, che “vivono tra di loro, si aggrappano alla loro moschea o ai loro campi sognando solo Smirne o Istanbul”. Paolo Rumiz

I reportage raccontano da sempre, ed in modi sempre diversi, viaggi vicini e lontani, esperienze curiose, empatiche e purtroppo anche rischiose; zone periferiche che magari mai visiteremmo (ma che stuzzicano fantasia, voglia di scoprire) borghi di remota costituzione, lande, paesaggi fluorescenti, centri abitati da una sola famiglia, da un singolo essere umano- un vecchio, una contadina, un eremita abbarbicati ad una capanna, ad un tugurio ad una villetta sperduta nel mezzo del deserto vegetale – o semplicemente una regione del Pianeta che ci sta vicino, ma che scrutiamo col cannocchiale perché anni luce dalla nostra visuale.
Nicolas Bouvier (Grand-Lancy, 6 marzo 1929 – Ginevra, 17 febbraio 1998), scrittore, giornalista e fotografo svizzero ( grande ricercatore di angoli immaginifici: ha compiuto il suo primo itinerario solitario in Norvegia, a soli 17 anni) in questo libro, scritto a ventiquattro anni e pubblicato per la prima volta nel 1963 – La polvere del mondo, nella nuova edizione Feltrinelli, – ci parla di un’avventura lunga diciotto mesi alla scoperta del Medio Oriente a bordo di una Topolino quotidianamente bisognosa di riparazioni e di qualche spinta. L’avventura in questione è un attraversamento fisico, mentale, linguistico, culturale, potremmo aggiungere metafisico, di una grossa fetta di globo percorso a singhiozzo, precorrendo quasi il flusso di giovani di ogni continente che in cerca di sé stessi sperimentavano droghe e allucinazioni sballottati dentro “corriere stravaganti”, carovane improbabili, treni dei sogni. Assieme all’inscindibile amico pittore Therry Vernet, Bouvier decide di partire con decisa impermeabilità ad ogni imprevisto e capacità di osservazione, di contemplazione, garanti di una forte sensibilità e di una smania libresca adattata alla realtà spesso fatta da squallidi hotel, formicai- bazar, case improvvisate tra Belgrado, Istanbul, Tabriz, Teheran, Quetta e Kabul.
Un libro capostipite di tante guide, di tanti resoconti, appassionante zoom su regioni che ancora oggi attirano e respingono, vivono contrasti, si dimenano tra le fessure della storia, che spandono fascino, prurito insostenibile nell’anima, marmoreo dolore.

“Prilep è una piccola città della Macedonia, nel centro di un cerchio fatto di montagne fulve, a ovest della valle del Vardar. La via di terra che proviene da Velez l’attraversa e si interrompe quaranta chilometri più a sud, davanti a una barriera di legno coperta di rampicanti; è la frontiera greca di Monastir, chiusa da dopo la guerra. Verso ovest, dei sentieri difficilmente praticabili portano alla frontiera albanese, poco sicura ed ermeticamente serrata. In mezzo alla sua cintura di campi coltivati, Prilep sfoggia le pavimentazioni nuove delle sue strade, innalza due minareti bianchi di bucato, facciate dai balconi panciuti rosi dal verderame e lunghe gallerie di legno dove si mette a seccare, durante il mese d’agosto, uno dei migliori tabacchi del mondo. Sulla piazza Grande, tra i vasi bianco e oro della farmacia e la locale tabaccheria, un miliziano, l’arma a riposo, sonnecchia davanti al negozio Libertà”.

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