Josè Saramago: “Diario dell’anno del Nobel”, con traduzione di Rita Desti

Daniela Distefano
CATANIA
“Io non scrivo libri per raccontare delle storie, soltanto. In fondo, probabilmente non sono un romanziere. Sono un saggista, sono uno che scrive saggi in cui ci sono personaggi. Credo sia proprio così: ognuno dei miei romanzi è il luogo di una riflessione su un determinato aspetto della vita che mi preoccupa. Invento storie per esprimere preoccupazioni, interrogativi…”.

Josè Saramago oltre a scrivere romanzi registrava meticolosamente fatti, eventi, pensieri, impressioni in quaderni nei quali si immergeva nel mare delle questioni letterarie, politiche e del quotidiano.Cinque erano i quaderni pubblicati. Finalmente nel 2018 fa ha visto la luce anche il sesto. 

Diario dell’anno del Nobel – edito in Italia nel 2019 da Feltrinelli che cura le pubblicazioni delle sue narrazioni – lo ha ritrovato per caso  la vedova del grande scrittore portoghese in uno dei computer di casa. Ed è stata una scoperta prodigiosa per lo spessore delle argomentazioni che vengono sviscerate con l’acume, la dissacrazione, il pungolo caratteristici di Saramago fustigatore delle inanità umane. Se il mondo si capovolge, niente di nuovo sorge per l’umanità, però già nel 1998 egli profetizzava la crisi spirituale e materiale di oggi:
Quello che si sta preparando nel pianeta azzurro è un mondo per ricchi (la ricchezza come una nuova forma di arianesimo), un mondo che non potendo, ovviamente, fare a meno dell’esistenza dei poveri, ammetterà di conservare solo quelli che saranno strettamente necessari al sistema”.
Saramago non era un nichilista o un moralista sconfitto, però aveva il dono di incidere sulla carne dei mali del nostro tempo. Senza illusioni e senza depressive ossessioni, sapeva che i pesci del Bene spesso vengono raccolti con le reti del maligno. Scriveva che “la vita altro non è se non una promessa di ceneri”, anche se la sua vita ha sconfessato questa frase lapidaria. Il mondo invece è diventato ai suoi occhi un calvario aperto ad ogni frangia di odio e livore:
“Abbiamo inventato ciò che in natura non esiste, la crudeltà, la tortura, il disprezzo. Per un uso perverso della ragione siamo arrivati a suddividere l’umanità in categorie inconciliabili fra loro, i ricchi e i poveri, i signori e gli schiavi, i potenti e i deboli, i sapienti e gli ignoranti, e in ognuna di queste suddivisioni ne abbiamo create di nuove, così da poter variare e moltiplicare a volontà, incessantemente, i motivi per il disprezzo, l’umiliazione e l’offesa”.

Tutta colpa di una corsa al potere, all’accaparramento, alla frenesia del successo e della competizione spietata: “Com’è sempre stato dal principio del mondo e sempre continuerà a essere fino al giorno in cui la specie umana si estinguerà, la questione centrale di qualsiasi tipo di organizzazione sociale umana, dalla quale decorrono tutte le altre e alla quale, prima o poi, tutte finiscono per concorrere, è la questione del potere, e il principale problema teorico e pratico con cui ci scontriamo consisterà nella necessità di identificare chi lo detiene, di appurare come gli sia arrivato, di verificare l’uso che ne fa, i mezzi di cui si serve e i fini a cui tende”.

Diario dell’anno  del Nobel è una miniera di spunti, appunti, riflessioni che con eleganza stilistica si accordano al nostro comune sentire, rilasciando nell’anima gli effluvi di una scrittura pervasa di grazia, raffinatezza, e maestosa attenzione al dettaglio dove si nasconde sempre la forza di ogni terrena verità.

Josè Saramago (1922- 2010) narratore, poeta e drammaturgo portoghese, ha vinto il Premio Nobel per la Letteratura nel 1998. Si è rivelato al mondo con un’originale produzione letteraria. Tra le sue opere più note: “Il vangelo secondo Gesù Cristo”, “Cecità”, “Tutti i nomi”.

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