Robin edizioni: “Quarantena Roma” di Dario Giardi

Daniela Distefano
CATANIA
Prologo. Roma, anno 2100
“Il nome della mia famiglia è fin troppo conosciuto. È grazie al nonno che, senza particolari meriti, anche io, come tutti quelli che portano questo cognome, sono emerso dall’anonimato. È stato un mito per tutti ed anche per me. Ero molto piccolo quando se ne è andato. Ora vivo in quella che per tanti anni è stata la sua casa. Pensavo di conoscerla, di averla esplorata in ogni anfratto ma l’altro giorno mi ha regalato qualcosa di inaspettato.

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"In bianco e nero", l’ultima travolgente opera di Maddalena Lonati

Stefano Billi

Roma – Già dalla copertina, il nuovo libro di Maddalena Lonati intitolato “In bianco e nero” (pubblicato dall’editore Robin) trasmette una carica di passione difficile da contenere.
Infatti, quest’opera – da pochi giorni uscita in tutte le librerie – si presenta come una raccolta di storie tutte incentrate sull’Eros, sul piacere carnale e sulla sensualità.
Tuttavia, sin da subito occorre sottolineare la raffinatezza dell’autrice che tratta, all’interno di ogni pagina, la tematica dell’amore senza mai scadere nel triviale o nel volgare.
Anzi, il libro si caratterizza proprio per l’eleganza di ogni vicenda che, seppure connotata da amplessi e dirompenti incontri di corpi, poi non trascende nella scrittura lasciva e becera.
Dell’amore sono piene le biblioteche, e spesso le canzoni che vengono trasmesse dalle radio si ispirano a questa tematica: verrebbe da pensare, allora, che ogni altra forma d’arte che voglia esprimere un messaggio in questo ambito sia qualcosa di già letto, sentito, veduto.
Invece “In bianco e nero” risulta essere assolutamente originale, con tutti i suoi episodi dal carattere stravagante ed al contempo innovativo: storie di sesso, di sperimentazione artistica, di rapporti che travolgono e bruciano le carni.
Avventure di una notte, desideri istantanei, incontri che segnano una vita.
In sottofondo, un’attenzione spiccata per la descrizione dei particolari, da parte della scrittrice, che delinea sulla carta gli odori maschili e femminili, le sensazioni di piacere, le ansie e le emozioni dei contatti tra corpi che si danno, per arrivare poi alla condivisione dell’anima.
Sebbene presenti la stessa struttura narrativa de “L’apostolo sciagurato”, l’ultimo testo della Lonati manifesta una maturità superiore, una ricerca stilistica maggiormente accurata e definita.
Ad esempio, una delle vicende si distingue perché strutturata in forma di dialogo, intrattenuto attraverso e-mail; questo espediente risulta essere stimolante, poiché alimenta una curiosità quasi morbosa nel seguire la corrispondenza tra due individui che dalla disistima reciproca arrivano poi ad sentimento davvero inaspettato.
Anche il modus scrivendi dell’autrice sembra essersi evoluto, prova ne é una scorrevolezza accentuata nel periodare e nel costruire frasi che sanno tenere ben stretta tra le righe l’attenzione del lettore.
La bellezza del libro, comunque, risiede nella fantasia che si nasconde dietro ogni storia, perché tutte le avventure raccontate lasciano campo libero all’immaginazione, alimentando in chi legge sentimenti vari e fortissimi.
E così diviene facile e piacevole immedesimarsi nei protagonisti dei vari episodi di questa raccolta, lasciandosi trasportare nelle loro atmosfere romantiche, erotiche o artistiche.
“In bianco e nero” saprà riscaldare, semmai ce ne fosse bisogno, le estati di tutti coloro che si aspettano una stagione piena di amore e desiderio.

Maddalena Lonati racconta "L’apostolo sciagurato"

Stefano Billi
ROMA
– Donna e uomo, eros e passione, sentimenti ed emozioni in una struttura narrativa tutta da scoprire. E’ questo “L’apostolo sciagurato” e l’autrice, Maddalena Lonati, lo racconta in un’intervista a ChronicaLibri.

Cosa ha ispirato il libro “L’apostolo sciagurato”?

L’ispirazione per questo libro proviene da due elementi: il mio desiderio di sperimentare e mettermi alla prova con una struttura narrativa per me molto distante dalla precedente pubblicazione, ed il fascino che trovo essere insito nel tema dell’assenza che può divenire ossessione e così eterna presenza.

E’ una raccolta di racconti che diviene romanzo perché tutte le storie sono collegate da un preciso filo conduttore, e tutti i racconti sono nati grazie alla particolare relazione erotica e cerebrale dei due protagonisti. Lei, ormai plasmata dalla mente di Lui attraverso i vari giochi e le continue sfide per superare i propri limiti, inizia a scrivere i racconti durante l’assenza di Lui. E’ un tributo doveroso che Lei fa a Lui per ringraziarlo di essersi potuta evolvere conoscendo molto più profondamente se stessa ed aver esplorato la propria complessità mentale.
Vi è una sezione orizzontale che è quella che unisce tutti i racconti collegandoli fra di loro, ed una verticale, che rende finito e compiuto in se stesso ogni singolo racconto, un po’ come accade per gli episodi dei telefilm. Nell’epigrafe del libro vengono citati i versi della poesia “Eterna presenza” di Salinas. Era proprio questo il significato più profondo che desideravo conferire al romanzo: la passeggera corporea assenza deve diventare possessione totale, eterna presenza. Il rapporto così viscerale fra Lei e Lui, a tratti morboso, non può essere scalfito in alcun modo dalla sparizione dell’Apostolo sciagurato, tutt’altro. L’ossessione aumenterà in entrambi , e l’amore si evolverà nonostante la lontananza, perché Lui vivrà per sempre in Lei e viceversa. Eppure l’assenza, così dolorosa, andrà a permeare in modo inconscio tutto ciò che Lei scriverà durante quegli anni. Assenza declinata negli ambiti più svariati, ma che rappresenterà sempre il vuoto lasciato da Lui. Assenza che segnerà, nei modi più dissimili, le esistenze di tutti i personaggi che verranno creati dalla fantasia di Lei. Fantasia di Lei che ormai è divenuta un clone di Lui, sono l’uno la creazione dell’altro, l’uno lo specchio dell’altro, come nelle opere di Escher.

Quali sono gli autori che più hanno influenzato il tuo modo di scrivere?

Grande fonte di ispirazione è sempre stata rappresentata dai Decadenti, che mi affascinano per la loro ricerca estenuante della bellezza e per gli esiti virtuosistici a cui la loro sperimentazione è approdata. Amo i versi evocativi dei poeti maledetti, Mallarmè, Rimbaud, Verlaine, Baudelaire, ma soprattutto i romanzi dei Decadenti: il delirio immaginifico di Huysmans, il cinismo ineguagliabile di Oscar Wilde, la musicalità di D’Annunzio. Credo che sia possibile trovare degli eccellenti spunti di riflessione fra le loro righe per poi rielaborare il tutto in uno stile ed una modalità più consona ai gusti dei lettori contemporanei. Uno dei miei libri preferiti è però “ Lolita” di Nabokov, uno dei più straordinari romanzi che siano mai stati scritti. Nabokov rientra sicuramente fra i più grandi talenti del ‘900. Per quanto riguarda i contemporanei, ho avuto il piacere di leggere dei capolavori che mi hanno aiutata nel mio percorso formativo e sono stati fonte di ispirazione, ad esempio “ Le confessioni di Max Tivoli” di Greer, “ Il profumo” di Suskind, “ L’amante” di Marguerite Duras, “ Il danno” di Josephine Hart. Trovo che questi romanzi, per quanto completamente diversi fra loro, siano accomunati da livello stilistico altissimo.

Il romanzo si compone di tante storie; all’interno di quest’ultime è possibile ravvisare qualche elemento autobiografico, oppure hai scritto tutti i racconti senza riferimento alcuno al tuo vissuto e alle tue esperienze?

Ritengo che per uno scrittore ci sia sempre qualche elemento autobiografico in ciò che produce. Non mi riferisco a reali fatti personali vissuti, perché quando si scrive è fondamentale inventare, creare, stravolgere la realtà e romanzarla, ma alle emozioni, alle sensazioni, che anche se sublimate devono essere state provate per renderle credibili e riversarle sulla pagina. La fantasia è fondamentale ed è importantissimo utilizzarla al meglio per costruire situazioni ed intrecci interessanti per il lettore, ma credo che debba essere supportata da una base di verità per rendere più plausibili le proprie parole, e la realtà alla quale mi riferisco è proprio quella emozionale. Bisogna conoscere e vivere a fondo le emozioni, analizzarle, per poi riportarle in tutta la complessità delle
loro infinite sfaccettature. Scrivere delle sensazioni provate, anche se magari in ambiti diversi, permette inoltre di comprenderle meglio e sentirle in modo più viscerale, anche a distanza di tempo. Non condivido la recente moda di spacciare gran parte della produzione attuale per autobiografica, ritengo che questa necessità del pubblico di credere sempre che le storie siano reali nasconda, neanche tanto celatamente, una certa dose di morbosità. E’ una mentalità distorta che si è sviluppata nel corso degli ultimi anni, ed è probabilmente il prodotto della moltiplicazione dei reality-show, oggigiorno la sottile linea di demarcazione fra vero e verosimile è divenuta davvero labile. Trovo del tutto irrilevante, tra l’altro, che una storia sia reale o inventata, credo che l’unica distinzione che ci debba essere fra i libri sia fra quelli scritti bene e quelli scritti male, il resto non ha importanza alcuna. Ernest Hemingway affermava che i bei libri si distinguono perché sono più veri di quanto sarebbero se fossero storie vere, ed io condivido questa visione.
3. Quando hai scelto di articolare il tuo romanzo in tante vicende, avevi già una visione globale di tutti i racconti che volevi narrare, oppure hai scritto tutto di getto, senza pianificazione alcuna?
Avevo deciso da tempo la struttura di base, quindi la relazione fra Lei e Lui, la sparizione dell’Apostolo sciagurato e gli anni trascorsi da Lei a scrivere, inconsapevolmente, dell’assenza nei più vari contesti sino al suo agognato ritorno. Avevo inoltre pianificato la trama di qualche singolo racconto, ma molti altri sono nati mentre scrivevo, così come anche l’ordine in cui sono stati pubblicati è stato scelto successivamente.
Non affermerei di aver scritto di getto, non lo faccio mai, ciò che produco deriva da un attento e meticoloso lavoro sull’intreccio, lo stile, il ritmo, e soprattutto è il frutto di varie riscritture, talvolta anche radicali, ma di sicuro posso dire che i vari racconti sono stati influenzati da ispirazioni e suggestioni giunte in momenti diversi, non avevo la visione globale di tutte le storie.

Perché i nostri lettori dovrebbero leggere il tuo libro?

Mi auguro che lo leggeranno perché è un romanzo che propone una struttura piuttosto inusuale e molto contemporanea, l’averlo suddiviso in racconti lo rende un libro di agevole lettura, si tratta di un libro idoneo all’esiguo tempo che si riesce a dedicare giornalmente alla pagina scritta. Inoltre lo consiglio perché offre innumerevoli spunti di riflessione, deframmenta la realtà per ricomporla secondo regole diverse ed inaspettate, mi sono divertita a giocare spesso con il lettore fornendo delle premesse che poi vengono smentite nel corso delle storie così da generare stupore ed anche ad indagare la quotidianità da prospettive inusuali.
Chi volesse iniziare a farsi un’idea de “L’apostolo sciagurato” può digitare Maddalena Lonati su youtube e guardare alcune delle interviste rilasciate ed il booktrailer dello stesso.

"L’apostolo sciagurato", tante storie dalla penna di Maddalena Lonati

 

Stefano Billi
ROMA – Dopo “Decadent Doll”, Maddalena Lonati torna in libreria con “L’apostolo sciagurato”, un nuovo romanzo molto interessante pubblicato da Robin Edizioni. Questo libro evidenzia il talento della giovane scrittrice che, tra le pagine, dà vita a numerose storie le quali sono tutte intrecciate tra loro da una una vicenda principale, molto affascinante e intrigante.

Personaggi principali di questo fil rouge sono una donna ed un uomo dalle caratteristiche davvero particolari: entrambi enigmatici, percorrono un itinerario intellettuale che li avvicina e che rende l’uno creatura dell’altro, quasi fossero sculture che si plasmano a vicenda.
L’autrice ha un modus scribendi fresco e innovativo, prova ne è l’abile utilizzo di termini inglesi che sapientemente descrivono i sentimenti e le sensazioni dei protagonisti, come ad esempio il ripetersi, nel capitolo iniziale, della parola deep, che introduce il lettore all’interno della profondità caratteriale dei due interpreti della storia principale. Quest’ultima è accompagnata da numerose avventure narrate nei vari capitoli del libro, le quali si contraddistinguono per la loro tematica ricorrente; ogni singolo racconto ha in sé un aspetto che riesce a toccare la sensibilità del lettore e che spinge a divorare velocemente ogni pagina.

Un percorso, quello descritto ne “L’apostolo sciagurato”, che è stimolante anche perché si inerpica in maniera originale nella sempre attuale tematica della coppia e dell’eros; a riguardo, l’autrice merita un plauso per aver evitato la terribile tendenza (incoraggiata da becere case editrici) che spesso attanaglia i giovani scrittori nel concedersi senza imbarazzo a trattazioni della sessualità che troppo frequentemente scadono nella volgarità e nella superficialità.
Sicuramente questa seconda opera della Lonati dimostra come l’editoria nazionale possa ancora contare sulle giovani penne italiane, in grado di creare libri originali e interessanti, soprattutto sotto il profilo delle tecniche letterarie che, ne “L’apostolo sciagurato”, comunque impreziosiscono, con la loro qualità, l’intera narrazione.
Un libro, quello della Lonati, delicato e molto dolce come il tradizionale vino novello.

Vedi il Booktrailer de “L’APOSTOLO SCIAGURATO”