Bébert Edizioni: “La Malora”, sopravvivenze e mistero

La-Malora_ChronicalibriGiulia Siena
BOLOGNA
“C’era il suono del silenzio, di quando il silenzio ha senso. Quella distesa senza margini mi riempiva di calma. Volgendo lo sguardo a poppa, e guardando la scia, lungo il mio spettro visivo avevo tutto l’orizzonte a disposizione”.
La Malora è come una maledizione, una sciagura che poco a poco si avvicina e si fa reale. La Malora è il libro di J. D. Raudo (al secolo Nico Ambrosino) pubblicato da Bébert Edizioni, ed è anche il titolo di un disco dei Marnero.

Una foresta. Un labirinto. Una taverna. Taverna come approdo, via di fuga, via di scampo, ritrovo e palcoscenico. Tutto attorno è vegetazione rigogliosa e selvaggia, scura e misteriosa, un paesaggio che ha appena subito uno scempio. Nella taverna, lì dentro, invece,  è un rifugio inquietante ma reale, una sorta di nave di legno che accoglie gli otto personaggi giunti qui per caso o per destino. Otto persone diverse, otto sopravvissuti alla ricerca della vita oltre ogni imprevisto: l’ubriaco, in bambino, il cieco, il testimone, l’uomo vestito di stracci, una voce, il baro, qualcun altro; siedono allo stesso tavolo e lì, uno di fronte all’altro, consapevoli del mondo irreale in cui si trovano, si spogliano della normalità e si raccontano agli altri. Confessano le proprie debolezze e paure, le aspirazioni, i ricordi e le strade che hanno dovuto costruire nella foresta per rincorrere la possibilità di vivere. Di fronte a loro uno specchio, uno di quelli antichi e intarsiati, che li guarda sornione, in attesa di poterli abbracciare verso la libertà.

Mistero e fantasy si intrecciano in questa storia che lascia con il fiato sospeso.
La Malora è la vita stessa, fatta di sfide e traguardi, sconfitte e scommesse, perdite e nuovi approdi. La vita e la Malora: si va alla ricerca di tutto, attraversando le cose e spesso noi stessi.

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