L’alleggerimento delle vernici, un romanzo sull’arte che cambia

Barta porta in Italia il romanzo di Paul Saint Bris

Il mondo dell’arte sta cambiando. Da una parte il genio cristallizzato in grandi stanze silenziose, dall’altro l’esigenza di attrarre, coinvolgere e creare un nuovo modo di osservare. E’ quello che succede ai sistemi museali di tutto il mondo: l’arte deve imparare nuovi linguaggi, storia e tecnologia devono comunicare in modo più funzionale. Negli ultimissimi anni la realtà museale si è evoluta, aprendo le porte a tecnologie immersive, realtà aumentata e virtuale che rendono le collezioni più interattive. Se il cambiamento, poi, avviene come ripensamento dell’opera d’arte, quello che scaturisce è un vero e proprio cortocircuito mediatico. In questa realtà nuova e mutevole ci porta L’alleggerimento delle vernici, il romanzo di Paul Saint Bris pubblicato a fine maggio dalla casa editrice Barta (Collana qzerty/qwerty).


Il libro, con la traduzione di Giuseppe Giovanni Allegri, ci mette al cospetto della Gioconda. La guardiamo con gli occhi di Aurélien, direttore del dipartimento di pittura del Louvre che, con l’arrivo della nuova Presidente, Daphné, entra in crisi. La nuova visione di marketing – affilato, aggressivo, determinato – si scontra con la pacatezza dell’intellettuale.

“La grazia stava nell’insieme. La ragazza del Bronx con un destino da Cosette dei ‘Miserabili’ cresciuta nei club di spogliarello, diventata uno dei volti del successo americano, confrontava la propria celebrità con quella di una Dama di Firenze scomparsa cinquecento anni prima”.
Il museo è lo spazio dell’arte. Forse per questo una star internazionale vuole approfittare del concerto di Parigi per osservare la Gioconda da vicino. Ne ha visti tanti, di artisti, Monna Lisa. Artisti ma non solo: persone, tante tantissime persone che si pongono di fronte al suo sguardo enigmatico e vogliono carpirne segreti, dare la loro personalissima interpretazione. Eppure quel museo offre molto altro, quegli “sfortunati vicini di esposizione, Veronese, Tiziano e Jacopo Bassano” che passano nell’indifferenza generale. Ma ora, tra il rumore dell’oggi e la grazia del passato, Aurélien pensa che quella commistione di corpi, sguardi e movimenti stia violando la sacralità del luogo. Il museo – il concetto stesso di museo – ha snaturato la natura delle opere che andrebbero osservate nel giusto contesto. L’arrivo di Daphné, poi, non ha fatto altro che catalizzare la confusione: troppe cose stanno cambiando e in un modo che Aurélien non riesce a sopportare.
“Per le opere come per gli esseri umani, tornare indietro nel tempo era una missione vana e per forza deludente” – Aurélien ne era convinto – “la sua personale missione era di conservare, prendersi cura delle opere, amarle, far loro incorrere nel minor numero di imprevisti possibili”. Ma, secondo le nuove esigenze di marketing e commerciali, si doveva ripartire proprio dal dipinto più famoso, la Gioconda, e dargli una nuova veste attraverso un accurato restauro. E lui, che era arrivato al Louvre per proteggersi, deve guidare quel cambiamento dal quale rifuggiva.

“Il potere è la capacità di effettuare dei cambiamenti” (frase di Martin Luther King) sembra ripetere Daphné. E lei è al potere. E il mondo chiede di cambiare. Lo chiede anche a uno dei dipinti più famosi della storia. Aurélien sente, allora, tutta la responsabilità di quel gesto inutile. Ma oltre al restauro, secondo i piani alti, l’operazione deve essere seguita da una comunicazione costante affinché la nuova veste della Gioconda divenga un vero e proprio caso mediatico. E così, per uno strano gioco del destino, Monna Lisa deve tornare lì dove è nata, ovvero in Toscana. Sarà Gaetano che curerà il restauro, che tornerà sulle linee di Leonardo da Vinci, su quei colori appesantiti dal tempo, su quelle vernici che andranno “alleggerite” per essere più fruibili agli occhi dei social di oggi e degli osservatori di domani.

L’alleggerimento delle vernici è un romanzo nuovo perché si incentra su una tematica che merita ascolto. L’arte sta cambiando e lo fa in maniera evidente, ma senza urlare; eppure è necessario ascoltare le nuove esigenze. Questo passaggio, quindi, è necessario – visti i tempi – ed epocale, ma che ha bisogno di essere visto, assecondato e progettato.

Informazioni su Giulia Siena

Direttore. Per gli amici: il direttore di ChrL. Pugliese del nord, si trasferisce a Roma per seguire i libri e qui rimane occupandosi di organizzazione di eventi e giornalismo declinato in modo culturale e in salsa enogastronomica. Fugge, poi, nella Food Valley dove continua a rincorrere le sue passioni. Per ChrL legge tutto ma, come qualcuno disse: "alle volte soffre un po' di razzismo culturale" perché ama in modo spasmodico il Neorealismo italiano e i libri per ragazzi. Nel 2005 fonda la rubrica di Letteratura di Chronica.it , una "vetrina critica" per la piccola e media editoria. Dopo questa esperienza e il buon successo ottenuto, il 10 novembre 2010 nasce ChronicaLibri, un giornale vero e proprio tutto dedicato ai libri e alle letterature, con occhio particolare all'editoria indipendente. Uno spazio libero da vincoli modaioli, politici e pubblicitari. www.giuliasiena.com
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