“Pillole blu”, HIV e ogni nuovo altro giorno

Pillole bluGiulio Gasperini
AOSTA – Era il 2001 quando il fumettista svizzero Frederik Peeters decise di raccontare la sua storia d’amore con una donna sieropositiva (e il figlio piccolo di lei) in una graphic novel di spietato autobiografismo ma di una profonda leggerezza e delicatezza. Adesso, a distanza di tredici anni, la casa editrice Bao Publishing ci ripropone Pillole blu in un’edizione completamente rivista e arricchita da una “post fazione” in cui prendono la parola i protagonisti della storia facendo il punto della loro situazione attuale.
La famiglia di Frederik è una famiglia sicuramente stra-ordinaria, che nasce in maniera normale ma che assume ben presto una sostanza diversa, impegnativa, che apre inedite prospettive e valutazioni. Come potrebbe essere stare assieme a una persona affetta da HIV? Peeters non nasconde i suoi dubbi, le angosce profonde, lo spaesamento e i tentennamenti di vivere una storia non convenzionale, esplorandone tutti gli aspetti, da quelli della convivenza a quelli sessuali, tutti necessari e imprescindibili. Sottolinea l’ignoranza che esiste attorno a questa malattia, i pregiudizi che ne alimentano la terribile fama, esprime una gioia infinita per quelle scoperte che alimentano la rinascita e che danno una possibilità in più di continuare ad andare avanti, un passo alla volta, con calma determinazione. Centrale, nella vicenda, anche il rapporto con il figlio della compagna, sieropositivo anche lui: Peeters ne esplora il rapporto che si crea, un legame da genitore a figlio che si instaura nel prosieguo della storia tra adulti. E, al tempo stesso, viene descritto con leggerezza e un filo di pudore il rapporto tra la madre (che spesso si colpevolizza per il destino dei figlio) e il bambino che si trova a dover vivere inconsapevolmente con una malattia che lo accompagnerà per tutta la vita.
Frederik, in questo libro, non prende le distanze dalla sua storia, non costruisce filtri né schermi, ma si getta nel fumetto con la consapevolezza (e un po’ l’incoscienza) di rielaborare l’intera sua vicenda, di ripercorrerla e in un certo senso sublimarla attraverso la linea del disegno e un’arte che gli appartiene interamente. Però la vita concede delle opportunità, sembra dire Peeters alla fine di questo libro; dà delle occasioni a dispetto di tutto, come accade a questa famiglia “diversa” ma coraggiosa. Nascerà un’altra figlia, simbolo di come sia possibile vivere anche in presenza dell’HIV: un virus che uccide anche senza uccidere, a livello di rifiuto e confino sociale. Anche lei parla, in una sorta di intervista a fumetti, al termine del libro, seguita dal fratellastro, oramai diventato adulto, e della madre, anche lei cresciuta e lontana dall’essere quella ragazza un po’ spaventata e sperduta che avevamo conosciuto all’inizio. Il messaggio, quello prepotente de “la vita è bella!” può risultare forse banale, a qualcheduno, ma non per questo meno importante o persino rivoluzionario, per chi non sa che cosa significhi la lotta quotidiana del vivere.

Informazioni su Giulio Gasperini

Laureato in italianistica (e come potrebbe altrimenti), perdutamente amante dei libri, vive circondato da copertine e costole d’ogni forma, dimensione e colore (perché pensa, a ragione, che faccian anche arredamento!). Compratore compulsivo, raffinato segugio di remainders e bancarelle da ipersconti (per perenne carenza di fondi e per passione vintage), adora perdersi soprattutto nei romanzi e nei libri di viaggio: gli orizzonti e i limes gli son sempre andati stretti. Sorvola sui dati anagrafici, ma ci tiene a sottolinare come provenga dall’angolo di mondo più delizioso e straordiario: la Toscana, ovviamente. Per adesso vive tra i 2722 dello Zerbion, i 3486 del Ruitor e i vigneti più alti d’Europa.
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