Sogno che arrivo: la poesia che valorizza le vite, anche quelle perse in mare

Intervista a Giulio Gasperini

Giulia Siena
ALTROVE
– Intervistare Giulio Gasperini è sempre un momento di scoperta, eppure la nostra conoscenza risale a quasi due decenni fa; quindi, di sfide, sfighe, libri, opinioni e avventure ne abbiamo vissute tante. Ma ogni volta – come la prima – parlare con Giulio diventa una continua esplorazione lessicale e geografica intorno alle cose, agli accadimenti, ai pensieri. E questa volta, in occasione dell’uscita di Sogno che arrivo, la silloge scritta (e illustrata) insieme a Camilla Bertolina e pubblicata da Edizioni Migr-Azioni, la nostra chiacchierata itinerante ha toccato attualità, isole e vite.

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La proliferazione dei muri dopo il sogno di Berlino.

Giulio Gasperini
AOSTA – Un anno che nessuno può scordare, è il 1989; la straordinaria notizia dell’abbattimento del muro di Berlino parve liberare l’Europa dei suoi fantasmi e annunciare a tutto il mondo l’inizio di una storia nuova: una storia di incontro e di conciliazione, una narrazione che nasceva dal rifiuto della guerra, della sofferenza, della segregazione. In realtà, da quella data, i muri hanno iniziato a proliferare in tutto il mondo, innalzandosi a una velocità esorbitante, vanificando il percorso intrapreso con tanta fatica. Christian Elia, in Oltre i muri. Storie di comunità divise, edito da Milieu Edizioni nella collana Frontiere, ci dona i suoi reportage, in vari angoli di mondo, attraverso i quali il giornalista ha esplorato quei lembi di terra ancora feriti e segnati da divisioni e muri.

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Resistenza e resilienza nell’assedio di Sarajevo

Giulio Gasperini
AOSTA – Dal 1992 al 1996 Sarajevo fu stretta in un assedio giorno dopo giorno sempre più crudele e furioso.
La vita in città era un azzardo, una danza macabra. I cecchini appostati sui fianchi delle colline che, come in una culla, abbracciano la città non concedevano quasi speranze a chi decideva di spostarsi, o di attraversare uno dei ponti che allacciano le due rive della Miljacka. La vita degli abitanti di Sarajevo fu furiosamente sconvolta da un’insensatezza irrazionale e feroce, nella quale, però, gemmarono forme di resistenza e di resilienza, ampiamente descritte in Sopravvivere a Sarajevo, edito da BéBert Edizioni
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