Le "parole in un orecchio" di Genuzio Bentini

Stefano Billi

Roma – Nell’epoca dei blog, dei podcast scolastici, e perfino delle lezioni universitarie impartite per via telematica, ritrovare tra gli scaffali un antico libello impolverato, che si prefigga l’obiettivo di dar consigli “alla vecchia maniera”, è davvero cosa rara. Ancor più strano è l’evento, se si considera che il libro in questione vuole suggerire alcuni consigli professionali ad un “giovane collega”: strano, appunto, perché oggi di consigli sinceri è difficile trovarne, in un’epoca dove l’apprendimento dell’etica professionale è rimandata ai soli corsi filosofici o teologici.
Forse, l’arcano trova spiegazione nella circostanza che questo testo è particolarmente datato, addirittura risalente al 1935.
Ai tempi, le generazioni passate spendevano ancora qualche energia per guidare i più giovani ad essere uomini e professionisti migliori.
Così come è testimoniato dall’opera di Genuzio Bentini, intitolata “Consigli ad un giovane avvocato. Parole in un orecchio”, edito – originariamente – dalla casa editrice La Toga e a tutt’oggi rinvenibile in argute ristampe, realizzate da alcuni ordini forensi provinciali.
Queste pagine, indirizzate dunque ad un ipotetico giovane avvocato, se da un lato rappresentano un utilissimo vademecum per chi si avvia ad esercitare una delle professioni più difficili al mondo, dall’altro offrono numerosi spunti di riflessione anche a tutti coloro che non sono appartenenti all’avvocatura.
Difatti l’opera, nel dispensare consigli inerenti la vita professionale forense, regala anche validi suggerimenti su come migliorare le proprie abilità oratorie e di relazione con il pubblico (per citare solo uno dei molteplici temi di interesse).
Parole sussurrate in un orecchio, perché sono “piccole e sottili, che a dirle forte si romperebbero e volerebbero via”, come sottolinea lo stesso Bentini.
Parole che tuttavia sono preziosissime, perché – per dirla alla maniera di Wolfango Valsecchi, autore della prefazione al testo – esprimono una passione “che rompe le file”.
Parole che condensano tutta l’esperienza di una vita spesa a esercitare nei fori, onorando quella toga che è baluardo della difesa, lontana da quella stolta credenza popolare che la riduce a mero straccio per nascondere i fuorilegge.
Poche pagine, per un libro che vale davvero la pena scovare nelle più remote bancarelle letterarie, o negli archivi impolverati delle più lontane biblioteche.
Righe centellinate, da cui estrarre inestimabili valori, difficili da rintracciare – a tutt’oggi – in altre opere contemporanee.
Soprattutto in un momento di crisi, economica ed etica.
Ma (e qui vale sicuramente la briga ricordare il già citato Valsecchi) “le crisi come fanno a venire se ne vanno: in fondo sono come i raffreddori”.
Basta avere con se le medicine giuste.

"Anna dai capelli rossi" irrefrenabile sacerdotessa della fantasia

Marianna Abbate 
ROMA Certe volte vivere un’infanzia senza televisione può avere i suoi vantaggi. Non dico che l’infante si renda immediatamente conto dei benefici, ma è innegabile che il tempo guadagnato/rubato alla tv può essere sicuramente ben impiegato. Io, ad esempio, ho usato innumerevoli ore che gli altri hanno dedicato a Sailor Moon (con mia immensa invidia) nel leggere e rileggere la bellissima saga di “Anna dai capelli rossi” di Lucy Maud Montgomery, che molti di voi sicuramente conoscono dall’omonimo cartone animato. Ebbene il libro (o meglio: i libri) sono infinitamente migliori e ora vi spiego perchè.
Se ben ricordate la dote principale di Anna era la fantasia. Le mille storie che inventava per abbellire le sue origini di orfanella, i cavalieri fatati e gli spiriti del bosco sono tutti frutto della fantasia. Una fantasia esuberante e mai doma, che l’ha spesso portata a cacciarsi nei guai, ma che le ha permesso di vedere il mondo con occhi sognanti e innamorarsi ogni giorno di una farfalla.
Ora, non prendete le mie parole per collosa melassa, ma la fantasia si può sviluppare in un solo modo: con la lettura. Le farfalle, i boschi, le fate sono molto più belle nella nostra mente di quanto non lo possano essere sullo schermo. Persino le streghe sono più originali nei nostri pensieri di quelle uniformate che ci capita di guardare nei film. Quando leggiamo vediamo il mondo con i nostri occhi e non con quelli di un regista, limitato dalla propria fantasia e dalle conquiste della tecnologia. Nella nostra mente il 3d esiste da sempre!
E’ questo che Anna di Colleverde ci insegna ancora oggi: di chiudere gli occhi e guardare col cuore. 
Pertanto nei caldi pomeriggi di Agosto, quando i vostri figli non possono uscire per via del sole rovente, spegnete la tv e nascondete il telecomando. Trovate nelle vostre librerie i vecchi libri per ragazzi e guardateli, mentre il mondo fatato delle mille storie li trascina con sé.
E nel frattempo trovatevi anche voi qualcosa di interessante da leggere, meglio se dalla copiosa vetrina di chronicalibri.