“Donne si nasce casalinghe si diventa”, la guida.

donne-si-nasce-casalinghe-si-diventa_chronicalibriROMA – “Quando si parla di lavoro casalingo la cosa che nessun libro di gestione domestica potrà mai dirti è come iniziare. O forse voglio dire perché”. Katharine Witehorn
Donne si nasce casalinghe si diventa, il libro di Flower Stylosa pubblicato da Arduino Sacco Editore, invece, parte proprio da li, da perché iniziare. Si inizia la vita da casalinghe per curare la famiglia e prendersi cura della casa; ma essere casalinghe soddisfatte, che sanno ascoltare, che non si sentono isolate, che comunque si sentono valorizzate e felici, è un lusso. Il libro parte da questo concetto: dall’analisi degli obiettivi della donna, delle dinamiche che la portano a decidere di diventare una casalinga e i continui stimoli necessari affinché questa donna non si senta inferiore ad altre o sottovalutata nel suo ruolo di donna, moglie e madre. In questa guida l’aspetto psicologico viaggia sullo stesso binario dell’aspetto pratico: il perché di alcune scelte si sposa con i consigli e i suggerimenti sul come portare avanti nel migliore dei modi queste scelte. La mansione di casalinga, così, viene ricordata, valorizzata e messa a fuoco affinché questo ruolo non venga staccato e dissociato da quello di donna. Perché la casalinga – e questo viene indagato a fondo nel libro – è una donna con un lavoro nel quale confluiscono le capacità amministrative, organizzative, pratiche e psicologiche; un lavoro a tutti gli effetti.

 

Consigli, citazioni, approfondimenti, storia e attualità si mescolano – forse anche un po’ troppo – in questo libro pratico e leggero che ha un grande merito, quello di valorizzare il ruolo della casalinga, della madre, della moglie, dell’amica in un momento in cui la società chiede sempre di più alla donna.

“Restare, partire”: quando la vita potrebbe essere ovunque

lupo_restare partire_recensione chrlGiulia Siena
ROMA“La verità è che non esistono puerto escondido. E restare o partire spesso è la stessa cosa. Ci vuole coraggio in entrambi i casi”. Mimmo cerca il coraggio per andare altrove e aspetta motivi o risposte per rimanere. Andare via da Taranto o rimanere a Taranto? Rimanere e intraprendere ogni sabato il forzato tour per i locali insieme a una combriccola di finti amici oppure partire? Sicuramente non rimarrebbe per Carmy, la sua fidanzata dai capelli color arancio, con il pallino per le Y e per le parole abbreviate. Mimmo vorrebbe fuggire da tutto questo ma è sempre stato il codardo; lui non risponde, non sbraita, non alza la voce. Lui, più semplicemente, partirebbe per allontanare lo sguardo deluso della madre e per allontanarsi dai continui rimproveri del padre. Mimmo partirebbe per fotografare il mondo.

 

“Restare, partire”, il romanzo di Massimo Stragapede pubblicato da Lupo Editore parte da un interrogativo arcaico: restare o partire? E’ lo stesso interrogativo che si pone Domenico Cazzato, per tutti Mimmo, un venticinquenne (o quasi) che vive al Sud, a Taranto. Mimmo non ha lavoro, Mimmo non ha niente; deve elemosinare l’auto di suo padre e continuare a scattare foto con una vecchia macchina di ferro e plastica. Mimmo non ha sogni, non ha niente. Mimmo ha un’unica possibilità, accogliere le raccomandazioni dello zio ed entrare al siderurgico. Deve ingoiare le sue perplessità e infilarsi la tuta, timbrare il cartellino e fotocopiare il prospetto turni in tre copie: per lui, per mamma e per Carmy. Mimmo comincia così la sua vita scandita dai turni, dalle rate per la nuova macchina, dalle rate per il telefono di Carmy e dalla voglia crescente di dimenticare tutto e tutti. Tutto o quasi.

Un giorno intercetta lo sguardo e la caparbietà di Miriam, una donna diversa, una donna. E poi quel volantino: concorso fotografico Restare, partire. Tutto cambia. Ora è lui che deve prendere in mano la propria vita e fotografarla e cambiarla.

 

“Restare, partire” è una scommessa e la scommessa – in questo caso – è soprattutto nella storia. Dal titolo non diresti mai che oltre alla tematica sempre un po’ in ombra dei “nuovi nomadi” c’è la storia di un ragazzo – come tanti – che cerca la propria strada. Non diresti mai che così come Mimmo molti di questi ragazzi non parlano mai dei propri dubbi, non conoscono il confronto e il conforto con genitori, amici e conoscenti. Non diresti mai che si sopravvive aspettando, mentre tutto passa. Non diresti che Mimmo sì, è un personaggio silenzioso, remissivo e rassegnato ma quando arriva Miriam la storia prende vita e comincia una lenta e decisa presa di coscienza. Mano mano che la storia prende vita, Mimmo e Miriam diventano gli unici protagonisti, gli altri personaggi sfumano. Quello che rimane e che resta è la verità di Mimmo.

“Walter Sickert: a conversation”. L’interessante riflessione di Virginia Woolf sul binomio arte-scrittura

imagesAlessia Sità

ROMA –Non è di questo nostro tempo uno scrittore in grado di scrivere una vita come Sickert la dipinge. Le parole sono un mezzo espressivo impuro; meglio esser nati nel regno silenzioso della pittura”.

Conosciuta come una delle principali scrittrici del Novecento, Virginia Woolf continua a sorprenderci anche nel ruolo di raffinata saggista. In “Walter Sickert: a conversation”, pubblicato da Damocle Edizioni nella collana “I Tascabili”, la scrittrice intraprende un’interessante riflessione sull’arte di uno dei più apprezzati pittori inglesi: Walter Richard Sickert.  Una conversazione immaginaria, svoltasi durante una fredda sera di dicembre, diventa il pretesto per iniziare ad argomentare su “i canovacci di Sickert” e sul binomio arte-scrittura.

Con grande maestria ed estrema eleganza, la Woolf estrapola  i personaggi dei quadri per dar loro un’interpretazione e una narrazione originale, al fine di indagare sulle ragioni del successo dell’artista. La figura enigmatica del pittore, noto per la sua passione a ritrarre persone per strada, ambienti urbani o maschere della società, diventa fondamentale anche per esprimere il ruolo talvolta vano della parola di fronte alla meraviglia dell’arte : “ […]   la pittura e la scrittura hanno molto da dirsi l’un l’altro, nonostante debbano alla fine separarsi”.

 

L’obbiettivo dell’immaginaria conversazione sembra essere quello di evidenziare il parallelismo fra i  dipinti di Sickert che si trasformano in narrazione e biografie e la bellezza della poesia, che molto spesso brilla di luce artistica.
Con uno stile elegante e accurato, la Woolf ci regala un inedito scritto che ha il merito di far evadere il lettore dalla canonica concezione artistica e “dalla volgarità della vita”.

Nuove Edizioni Romane: “Piccole donne oggi”

Giulia Siena
ROMA – Era il 1880 quando Louisa May Alcott pubblicò “Piccole donne”, il libro diventato un classico della letteratura per ragazzi. La storia era quella di Meg, Jo, Beth e Amy, le quattro sorelle March, fanciulle molte diverse tra loro che vivevano la propria quotidianità nell’America dell’Ottocento. Dopo oltre un secolo dalla prima edizione del grande romanzo della Alcott, dalla penna di Angela Nanetti nasce “Piccole donne oggi”. Pubblicato dalle Nuove Edizioni Romane, “Piccole donne oggi” racconta la storia di quattro sorelle adolescenti che vivono le proprie passioni e le proprie diversità con entusiasmo e coinvolgimento.
Marta, Diana, Margherita e Isabella vivono con papà Marcello,  mamma Francine e nonna Miranda nell’Azienda Agricola Boschetto a chilometro zero. Infatti, l’ingegner Roggi – il padre delle ragazze – ha deciso di cambiare vita e andare a vivere con la famiglia in campagna, di prendersi cura dei campi, di vendere i prodotti della terra e di trasformare la grande casa nella loro dimora. Tutto per le ragazze Roggi cambia in un’estate: Marta, la più grande, è sempre alle prese con il cellulare e i social network e per questa storia del trasferimento in campagna è sempre di pessimo umore. Marta vorrebbe fuggire; vorrebbe andare in Francia a e sognare insieme al suo amico di chat, oppure prendere il motorino e raggiungere il paese, tornare alla vita. Tornare alla sua normalità. Ma il suo tentativo di fuga sfuma e deve impiegare le vacanze a studiare e a mungere (è un’attivita rilassante!); forse, però, la vita al Boschetto non è poi così male… Marta si scopre affascinata nell’osservare sua madre. Diana “la dea della caccia”, è proprio il caso di dirlo; Diana, la secondogenita, ha i colori del padre e la stessa passione per la natura. Lei è una boyscout dalle idee chiare, dall’animo green e dalla forte personalità. Diana, infatti, è la saggia di casa: ascolta, incoraggia e media tra Margherita e Isabella. Queste ultime sono le piccole di casa Roggi e tra loro è un continuo battibecare perché sono così diverse e così legate: Margherita, con la sua delicatezza attira le coccole e le attenzioni di mamma e questo fa andare su tutte le furie la piccola “scienziata”. Isabella infatti aspira a essere una scienziata, nella grande casa del Boschetto ha il suo laboratorio, viviseziona i piccoli animali e ha come amico un asino.
La loro vita si svolge così, con qualche imprevisto e cambiamento fino alla prima nevicata. La neve cambierà le ragazze e saranno pronte ad affrontare tutte le altre estati insieme.

 

Angela Nanetti non delude. Il libro coinvolge, la storia è articolata e i personaggi hanno l’ottima capacità di muoversi in tutte le situazioni del racconto. La trama del romanzo, nonostante quanto si possa pensare dal titolo, non è scontata. Le tematiche affrontate sono molteplici e raccontate con una facilità di scrittura che rende “Piccole donne oggi” un classico per tutte le età.

 

“Le estati non sono tutte uguali, ci sono quelle che passano nascoste e altre che ti cambiano la vita. E nemmeno gli autunni sono tutti uguali, perché le foglie che cadono non sono mai le stesse e neanche le piogge. Ecco perché quell’estate e quall’autunno furono per loro così importanti…”