Frans Pointl ci regala un racconto di vita sofferto, ma abbastanza lucido nel ricordo della ormai lontana tradizione ebraica e nella descrizione di una società indifferente ed egoista
Categoria: storia
I 10 Libri sulla Libia
ROMA – Negli ultimi giorni abbiamo accompagnato le vostre visite al nostro giornale consigliandovi dei libri che parlassero della Libia non solo come terra di guerra. I 10 Libri sulla Libia scelti per ChronicaLibri da Giulio Gasperini vogliono ripercorrere la storia del territorio nord africano attraverso le parole di vecchi romanzi, nuovi saggi e una storia per bambini.
10) Fiumi di pietra, Angelo e Alfredo Castiglioni, Giancarlo Negro, Lativa
E per i prossimi 10 Libri quale tematica suggerite?
"Il Grande libro della Costituzione Italiana", dodici lingue per una legge uguale per tutti
Giulia Siena
Roma – “Democrazia. Casa di tutti: una grande casa, la nostra casa, non soltanto la mia, dove ciascuno sta, ma non da solo, dove si vive in buona compagnia. Non una reggia dove il re comanda, o una caverna senza una ragione: ma una casa di gente che sceglie tra le cose cattive e quelle buone. Una gran casa dove ci si parla, aperta a nuove idee e a nuovi amici, dove si impara a diventare liberi, dove si prova a essere felici.” I valori della Costutizione italiana vengono raccontati ai bambini della penisola e non attraverso le parole di Roberto Piumini e le illustrazioni di Emanuele Luzzati ne “Il Grande libro della Costituzione Italiana” pubblicato da Sonda.
Con l’introduzione di Carlo Azeglio Ciampi, il patrocinio della Presidenza della Corte costituzionale e quello della Presidenza del Consiglio dei Ministri, questo libro individua delle parole chiave – dalla democrazia alla pace, dal lavoro all’ambiente, uguaglianza, diritti umani, accoglienza dello straniero fino al dialogo tra le religioni – per spiegare ai bambini come la Costituzione può essere vicina ai cittadini di qualsiasi provenienza. Perché, come scrive Carlo Azeglio Ciampi nell’introduzione all’opera, “Ogni giorno di più impariamo quanto i principi di concordia e fratellanza, posti a fondamento della nostra Costituzione, siano essenziali per poter garantire convivenza e pace duratura fra i popoli.”
La prima parte del libro è dedicata alla spiegazione degli articoli della carta costituzionale in dodici lingue (italiano, albanese, arabo, cinese, ebraico, francese, inglese, portoghese, rumeno, russo, spagnolo e tedesco) con immagini che richiamano le tematiche e rendono colorato il modo di apprendere. Oltre che da tavole illustrate, le tematiche del libro sono divise da “citazioni” che ripropongono i temi basilari sui quali si fonda la nostra Nazione. Un modo divertente, intelligente e coinvolgente per sdoganare la Costituzione dai palazzi del potere e renderla interattiva (nell’ultima parte del libro viene dato ampio spazio a giochi, approfondimenti e suggerimenti didattici).
"La banda della rosa", la Costituzione per piccoli lettori
Giulia Siena
ROMA – “La banda della rosa” di Teresa Buongiorno, pubblicato da Piemme Junior nella collana Il battello a vapore, ci porta a Roma nei primi anni del Dopoguerra. Isotta è una ragazzina vivace e attenta al fermento sociale che la circonda, per questo motivo, assieme alle sue amiche, dà vita ad un gruppo per rivendicare i diritti delle ragazze. Così nasce la Rosa, una sigla che per le ragazze rappresenta la forza delle novità che vogliono apportare e la grinta che mettono in tutti i loro incontri. Durante le loro chiacchierate e le loro riunioni spesso si chiedono cos’è tutta l’agitazione che vedono nelle loro famiglie e nella Roma che cambia, si domandano se la caduta del Regime abbia portato tali novità. Nel frattempo, la vera rivoluzione italiana è la Costituzione…mentre le donne finalmente prendono parte alle decisioni, Isotta cresce e deve scegliere la sua strada, forte dell’esperienza della sua Rosa. Questo libro ripercorre la storia, fa conoscere ai giovani lettori gli anni cruciali della democrazia, senza tralasciare le piccole cose che hanno fatto crescere i ragazzi dell’epoca. In appendice un interessante excursus storico a cura di Luciano Tas.
L’Italia è a una svolta: infatti, il cinema, la moda, la scuola, tutto sta cambiando così come la protagonista fa notare alle sue amiche.
"Risorgimento… Da tante italie a una Italia", 150 anni di storia per bambini
È così che gli ideali e i valori, i protagonisti e gli eventi dell’Unità, accompagnano il lettore nel fascinoso e suggestivo viaggio nel tempo, partendo dal Congresso di Vienna, per giungere alla proclamazione di Roma, capitale d’Italia. Questo lavoro è un dono a ogni italiano, per accostarsi alla conoscenza delle più belle testimonianze del Risorgimento, il cui fine ultimo fu quello di far nascere, in noi italiani, la coscienza nazionale e il nobile sentimento della italianità.
"Sincopato tricolore": come i ritmi afroamericani riuscirono a conquistare il paese del melodramma.
Alessia Sità
"Deviazione": la donna fascista che non credeva alla banalità del male.
Giulio Gasperini
ROMA – Molto è stato scritto sui lager nazisti, e molto è stato letto. Forse, però, poco è stato capito. Troppi processi di rimozione, di auto-assoluzioni, aggiunti al desiderio di non assumersi nessuna responsabilità (soprattutto quella morale) hanno condizionato la ricezione delle immagini, l’accettazione e la comprensione delle testimonianze. Luce d’Eramo fu spettatrice; anzi, fu attrice. E scrisse un diario, la cui gestazione durò trent’anni, completato e pubblicato soltanto nel 1979, presso Mondadori: “Deviazione”.
Di certo furon poche le persone che scelsero volontariamente la condanna dei lager. Luce d’Eramo (all’epoca ancora Lucette Mangione) fu una di queste: lei, una fascista convinta che non credeva alla banalità del male e volle verificare, di persona – come San Tommaso affondare il dito nella ferita d’un abbrutimento umano che non conosceva fine; né speranza. Fu una Freiarbeiter, una lavoratrice volontaria, in quell’inferno che furono i lager tedeschi. Andava più d’accordo coi russi che coi francesi e gli italiani, perché questi ultimi la consideravan una privilegiata: a lei, figlia di un gerarca della Repubblica di Salò, eran affidati i compiti più leggeri, quelli meno faticosi, quelli meno feroci. E nonostante anche lei si trovasse nel lager, era come se fosse tutelata e protetta dagli stessi tedeschi.
Il diario è, senza dubbio, un feroce resoconto di spietato autobiografismo, in cui l’io narrante (e l’io vivente) si beano d’un morboso egotismo. Deviazione s’edifica monumento hardcore a un io ipertrofico, che non conosce distrazioni né disattenzioni. In alcuni punti persino irrispettoso nei confronti di coloro che, non certo volontari, furono condannati alle stesse violenze, allo stesso massacrante lavoro, al feroce destino. La volontarietà alla sofferenza va studiata, ma con la dovuta attenzione, senza dimenticarsi che il dolore è cosa seria, che deve conoscere il rispetto di tutti, la deferenza necessaria affinché assuma il valore catartico per il quale è utile e necessario.
C’è però un sospetto, un dubbio quasi fastidioso: che il tutto si sublimi in un tentativo di innalzare la propria pulita coscienza, dimenticando di assumersi le inevitabili responsabilità. Come se, scrivendo e rivivendo quest’avventura anomala si sublimi il proprio livello di evoluzione, e ci si dimentichi che, in realtà, codesto destino fu, appunto, volontario, e sempre protetto dal nome borghese, dal giogo (da cui lei tentò, invano, di “deviare”) della famiglia e dalla sicurezza che, in qualsiasi momento, si sarebbe potuto interrompere; con l’indiscussa e assoluta certezza (che tanti e tanti altri non avevano) del ritorno.
"All’ombra di Caravaggio", un’ipotesi non fa la storia. Ma la umanizza.
“All’ombra di Caravaggio”









