Salani, “Dante per chi ha fretta”: una vignetta per comprendere la fortuna di un capolavoro immortale

Dante per chi ha fretta_Sovra.inddDaniela Distefano
CATANIA – Dove si trovi esattamente in questo momento è arduo da stabilire però è certo che la mappa per l’aldilà che ha approntato 750 anni fa è ancora fruttifera di indicazioni, segnali stradali nel cammino dalla Vita al Trapasso. Parliamo di Dante Alighieri, la nostra eredità non solo letteraria, il nostro cervello più menzionato, la voce più articolata della nostra poesia, l’uomo che ha amato una donna- angelo con gli occhi puri di un devoto.
Henrik Lange negli anni ’90 era illustratore di libri per ragazzi. Oggi vive in Svezia, dove lavora insieme a Katarina alla realizzazione dei volumi della sua ormai famosissima serie Per chi ha fretta. Dopo uno studio approfondito di Dante, della sua epoca e della sua opera Henrik e Katarina hanno concepito per i lettori italiani (Salani) affidandone la traduzione ad Alessandro Storti.
E’ come agganciare ad un convoglio ferroviario le ali di un aeroplano, arriviamo velocissimi all’ultimo Canto della “Divina Commedia” senza la pesantezza del viaggio lungo in treno.
Certo la versione integrale del capolavoro dantesco dispiega ancora la sua forza magnetica, avvince il lettore di ogni tempo, elargisce potenza immaginifica che non risente dell’usura dei secoli, però anche libri come questo, arricchiti di vignette, di arguzie riassuntive, di frasi lapidarie e affilate, meritano di essere setacciati.
“La Divina Commedia non venne ‘recensita’, ma Dante sarebbe stato soddisfatto di sapere che la sua opera era stata vietata dall’Inquisizione spagnola”.
Era un bastian contrario che ha avuto in dono la profezia del Santo e la disgrazia del genio incompreso.
“Dante fu ambasciatore a San Gimignano e nel 1301 si oppose al Papa che intendeva conquistare Firenze. Nihil Fiat, che vuol dire: ‘Non se ne fa nulla’. Questa frase venne giudicata offensiva. Così ebbe inizio l’esilio di Dante”.
Egli era del parere che il Papa e la Chiesa non dovessero immischiarsi della politica.
Il suo peregrinare non era però quello di un ramo portato via dalla corrente di un fiume senza più albero né radici.
“Dante era orgoglioso di discendere da una stirpe illustre, egli chiede informazioni sui suoi antenati, sull’anno di nascita del trisnonno e su Firenze che viene definita “ovile di San Giovanni” perché San Giovanni Battista è il patrono della città”.

Dante-pp-48-49Salendo dall’Inferno fino al Paradiso lo troviamo sempre più spoglio di umanità, ma pieno di amore per le creature umane; siamo oramai al Primo Mobile, noto anche come Cielo Cristallino. Beatrice mette in guardia gli uomini che, legati alle proprie brame terrene, non alzano lo sguardo al Cielo, però dice che arriverà un futuro migliore.
“Dante fissa Beatrice ma nota che in Cielo c’è un punto che emette una luce fortissima. Questo è il nono Cielo, il Primo Mobile. Beatrice spiega che quel punto di luce è Dio”.
Siamo quasi alla fine del tragitto, le vignette sono sempre più sgombre di parole,affiora solo una melodia che fuoriesce dalla pagina per spiegarci che il libro di Dante Alighieri è stato un sogno veritiero per l’eternità.

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