“Il giorno più crudele”, il Natale raccontato da dodici grandi scrittori.

FullSizeRenderGiulia Siena
ROMA – Quello che sta per arrivare è per molti un giorno speciale, nel bene e nel male. Un giorno fatto di ricordi malinconici, sentimenti contrastanti e piccoli dispiaceri; un giorno in cui la memoria diventa nostalgica e ci riporta agli anni passati, al fasto di un tempo felice, alla compagnia, alle risate e agli abbracci; un tempo che vorremmo fermare o che ci ha fatto solamente soffrire; un tempo che comunque si lascia ricordare. Stiamo parlando del Natale, e oggi, nel giorno della vigilia vogliamo proporvi una visione diversa da quella solita fatta di luci, sorrisi, regali e abbuffate; vogliamo proporvi una lettura stridente e piacevolissima: Il giorno più crudele, il Natale raccontato da dodici grandi scrittori. Pubblicato da ISBN Edizioni, questo libro contiene i racconti di H. C. Andersen, Anton Čechov, Carlo Collodi, Guy de Maupassant, Charles Dickens, Fëdor Dostoevskij, Nikolaj Gogol’, o. Henry, Luigi Pirandello, Dylan Thomas, Lev Tolstoj, Mark Twain che, ognuno secondo la propria inclinazione, si confrontano con il tema del Natale. Nascono così – e vengono raccolti sapientemente dalla giovane casa editrice milanese – storie di epoche e terre lontane, sentimenti, emozioni e suggestioni, famiglie, scrittori e bambini, ricchi, miserabili e viandanti, malati, nascituri e moribondi; storie che trattengono, da secoli, la magia del Natale e quel gusto classico, prerogativa di una letteratura che accomuna epoche e luoghi.

 

 

“Orizzonte Giappone”: racconti di un viaggio ancora in corso

Orizzonte Giappone_Odoya_recensione CHronicalibriGiorgia Sbuelz
ROMA – Colori, odori, sapori e considerazioni riguardanti un Paese che, vuoi o non vuoi, finisce sempre per affascinare noi occidentali: questo è Orizzonte Giappone di Patrick Colgan , edizioni Goware, un diario personale e una guida inaspettata, per chi in questa terra c’è già stato e per chi ci deve ancora andare. Ma, il Giappone di Colgan è anche, e soprattutto, un’ istantanea policroma del Paese del Sol Levante, dove l’autore scandaglia con precisione e coinvolgimento alcuni luoghi e aspetti cari a molti viaggiatori, che potranno qui ritrovare la propria esperienza arricchendola di nuovi particolari, mentre di sicuro scatenerà la curiosità di chi è ancora a digiuno totale di cultura nipponica.

 

Colgan parte dal primo reale approccio con l’attuale realtà giapponese, dalla metropoli moderna per eccellenza, Tokyo: un primo contatto estraniante, evidenziato fin dal momento in cui ci si addentra nel dedalo della metropolitana della capitale: “Tokyo è un enorme essere vivente. E le gigantesche stazioni dei treni e della metropolitana sono le sue sinapsi”. Si passa poi al cibo, inseguendo la scia del profumo emanato da una ciotola di ramen, i tradizionali tagliolini in brodo, alla ricerca dell’equilibrio del gusto che combacia con la ricerca di un ideale assoluto, il “ramen perfetto”, come la dimensione interiore equanime a cui anela ogni instancabile ricercatore. Cibo e bellezza, bellezza ed equilibrio nel Paese dei grandi contrasti, che di sicuro non sfuggono all’autore, che li coglie con sensibilità e garbo, viaggiando così da nord a sud dell’Arcipelago, testimoniando anche i tragici postumi dello tsunami dell’11 marzo 2011.

 

Il racconto di un’esperienza lunga sei viaggi, una dichiarazione d’affetto nei confronti di un Paese che esercita il fascino del richiamo di una sirena, ti respinge nel gap di una cultura fiera delle proprie peculiarità, e poi ti accoglie immancabilmente. In questo, forse, consiste la magia del Giappone, il posto dove non smetteresti mai di perderti.

“Ho parlato alle parole”, la poesia di Luca Buonaguidi prende forma

ho parlato alle parole_buonaguidiGiulia Siena
PARMA – Luca Buonaguidi ha poco meno di trentanni – o poco più di venticinque, fate voi – e ha alle spalle già un libro, I giorni del vino e delle rose (Fermenti, 2010). Da qualche mese è tornato in libreria con Ho parlato alle parole, una raccolta poetica pubblicata nella collana Intrecci della Casa Editrice Oèdipus. Buonaguidi è partito dal dubbio di Franco Loi, poeta del silenzio e della parola che, quando detta, crea attesa, stupore e sorpresa. “Se io parlo non so chi è il parlare” – afferma Loi – e il nostro poeta pistoiese sfrutta questa considerazione per avvicinarsi alla parola e intraprendere un dialogo poetico con se stesso e con il mondo attuale e circostante. La parola, così, si fa subito poesia: “Sono poeta / e sollevo in aria / un cuore che saluta”;il verso diventa veicolo e portavoce del sentire personale, “ma compito dei poeti / è anche esser sentinella / del niente che ci forgia”, e, allo stesso tempo, elemento di rottura e provocazione: “il mio verso è una scadente menzogna […] perché il poeta è fingitore”. La parola, poi, in questa raccolta è anche quello che suggerisce Loi, è scoperta e gioco (“Sai, non ho mai saputo. / Vedi, non ho mai veduto. / Ascolta, non ho mai udito), legame e rifugio (“Le parole sono la mia casa”), forza dirompente e sempre nuova (“E ti saluto / con tutta la poesia che ho dentro / e che ho avuto paura di darti prima di saperti abbracciare”).

 

La parola, così, è detta e ripetuta, pronunciata con timore e reverenza, sensibilità e passione. Qui la parola è parlata, smembrata nella sua complessità ed enunciata con naturalezza. In Ho parlato alle parole Luca Buonaguidi fa sfoggio di una raffinata intelligenza poetica che rende i componimenti schietti ma, allo stesso tempo, perfettamente limati.

 

La copertina del libro è del pittore belga Pol Bonduelle. Quello che manca è una prefazione ai componimenti poetici. Il resto è godibilissimo.

 

“La parola perfetta non esiste, / è l’etereo canto dentro / al silenzio notturno, / lo scoglio che contempla / l’assalto bianco della marea, / il Dio sorridente richiamato / dall’antica domanda: di tutto questo amore / qualcuno prende nota?”

Voland: “Mi piace essere golosa”, Colette tra diario e racconto

colette_chronicalibriGiulia Siena
ROMA – Colette, la più emancipata e anticonformista artista francese del Novecento, si presenta in tutta la sua vivida spigliatezza. Mi piace essere golosa – titolo ripreso da una rubrica che la scrittrice tenne sulla rivista Paris Soir alla fine degli Trenta – è il volumetto tradotto da Angelo Molica Franco e pubblicato da Voland che raccoglie alcuni articoli che Colette scrisse per la neonata rivista Marie-Claire a cavallo del secondo conflitto mondiale. Quella che doveva essere una rubrica di cucina divenne ben presto un punto di incontro e confronto per le giovani donne dinamiche e acculturate dell’allora società borghese parigina. La rubrica si trasformò, così, in luogo di libertà poetica e narrativa per l’istrionica Colette che si abbandonò al racconto quasi personale; per scrivere si lasciò ispirare dalla buona tavola, da Parigi, dai gatti e dalle donne. La cucina, però, ebbe sempre un posto d’onore tra le pagine di quella nascente rivista:“Dal momento che ho una solida reputazione di golosa, molte lettrici mi immaginano sempre seduta a tavola, incorniciata tra paté e bottiglie, come il “Gourmand” di una celebre insegna. Troppo onore”. Infatti, la buona tavola fu per questa donna forte e sensuale, vivace e colta, un modo per festeggiare la vita e le sue bellezze.

 

 

“In cucina l’ispirazione non ha mai contato granché, e io resto fedele alla tradizione. Un buon piatto è, prima di tutto, questione di misura e classicità”.

Silvia Pingitore, “Il disordine delle cose” per le generazioni senza santi in paradiso

il disordine delle cose_pingitore_chronicalibriGiulia Siena
PARMA
– Lucia non aveva mai pensato al suo futuro. Lucia si accontentava di vivere giorno per giorno senza domande e senza richieste tra l’ordine della sua scrivania e le quattro mura di un seminterrato nel centro di Roma con sua madre e suo padre. Lei, come molti, non aveva “santi in paradiso” ma, come pochi, non voleva diventare un’artista, una celebrità, un’attrice, nonostante il suo nome, Lucia Fellini, potesse suggerire – ai suoi coetanei – quel tipo di carriera. Lucia non aveva pretese ma, quando all’ultimo anno di liceo venne presentata l’Università La Speranza, capì che la sua strada era imparare a comunicare! Così, fuori dal tempo, dalle mode e dalla realtà Lucia scelse la sua strada. Lucia, nata dalla geniale penna di Silvia Pingitore, però, rimaneva ai margini di quella vita troppo diversa da lei, fatta di arrivisti, segreti e invidie. Dal suo mondo ordinato e quasi intatto, fermo a decenni che non le appartenevano, nel mondo di Lucia entrò il disordine, Il disordine delle cose.

Pubblicato da La Lepre Edizione, il romanzo di Silvia Pingitore dopo averci presentato la protagonista e il suo mondo ci porta in viaggio: dal crollo dell’Università La Speranza alla Finlandia. Sì, la Finlandia, perché Lucia aveva fatto entrare poche cose nuove nella sua solita vita, tra queste c’era il poema epico Kalavala, il libro “sacro” finlandese incentrato sull’amore per la natura. Come una sorta di ossessione questo libro era uscito dalle aule universitarie ed era entrato nella sua quotidianità, era simbolo, segno e sogno di una speranza che in Lucia si stava destando. Allora per gioco e all’improvviso Lucia partì verso questo nuovo mondo senza sapere per quanto tempo e per quale obiettivo sarebbe stata lontana dalla sua solita vita. Il viaggio alla ricerca di santi in paradiso ha inizio.

 

Silvia Pingitore con ironia e disillusione crea un particolarissimo ritratto di giovani dalle belle speranze. Quello che ne esce è una generazione tradita, insicura, talentuosa, rabbiosa e ormai quasi indifferente. Giovani donne e uomini che partono alla ricerca di qualcosa che nella loro terra gli viene negato. Ma cosa? La possibilità di sperare, ancora?

 

 

“E voi che la guerra l’avevate vista solo in televisione, voi ancora non lo sapevate che di guerra ce ne sarebbe stata un’altra, e che vi avrebbe tolto non il pane ma la dignità. 
Era la guerra fra poveri, era per voi tutti.
Tutti quelli senza i santi in paradiso. 
Proprio come Lucia, che aspettava quell’uomo seduta su una panchina”.

“L’essenza del crudo. Zuppe, Creme e Vellutate”, il libro con tutto il buono della semplicità

zuppe-creme-vellutate-crusoGiulia Siena
PARMA – Questo è veramente il periodo adatto per aprire un libro del genere. Il libro in questione è L’essenza del crudo. Zuppe, Creme e Vellutate pubblicato da Sonda e scritto da David Côtè e Mathieu Gallant, i due chef francesi che hanno fatto dell’alimentazione viva e dei piatti crudisti la loro filosofia in cucina. Con Zuppe, Creme e Vellutate David e Mathieu ci portano in un mondo fatto di semplici bontà: le zuppe, da servire come antipasto, pasto principale o come accompagnamento, fanno anche parte, secondo gli autori, della loro cucina “fusion”. Le ricette fusion, prevedono insieme gli ingredienti crudi anche alcuni ingredienti cotti e sono ben diverse dalle “calde”, ideate aggiungendo acqua calda agli ingredienti crudi in modo da variare i sapori preservando le proprietà nutritive degli alimenti.

Oltre 50 ricette, dalle ricette base, alle creme e vellutate, passando per zuppe in brodo, paté di spezie e zuppe e dadini, compongono questo libro ricco di informazioni e “dritte” per stare bene in cucina e in pace con la natura.

 

“Lavoriamo per cambiare il modo in cui la nostra società concepisce l’alimentazione affinché quest’ultima venga riconosciuta come la pietra angolare della salute e del benessere, all’interno di una comunità fiorente, ma in armonia con la vita che la circonda”.

“Claude Glass” di Marco Saverio Loperfido: la Tuscia riflessa nello specchio del tempo

claude glasse_annulli_recensioneGiorgia Sbuelz
ROMA
– “Il Claude Glass, molto in voga oggi, è uno specchietto portatile nel quale il viandante può scorgere scene di paesaggio condensate e soffuse dalla pastosa luminosità delle sue visioni, convesso e leggermente affumicato. Serve quindi a contenere in uno spazio ristretto i contorni dell’ampio panorama che ha alle spalle.” Così scriveva in una missiva Robert Grave nel 1792, cercando di esporre al suo destinatario le caratteristiche di un oggetto indispensabile a un pittore paesaggista del secolo dei lumi. Di rimando, Sebastiano Valli cerca di spiegare all’amico di penna cosa sia invece un obiettivo a specchio, cioè il corrispondente fotografico del Claude Glass nel 2012.

E così, circoscrivendo un paesaggio nel perimetro di uno specchio, si finisce pure per restringere la linea del tempo in un punto specifico, azzerando definitivamente le distanze di un’amicizia, altrimenti impossibile, tra due ragazzi separati da secoli di storia. Robert e Sebastiano calcano infatti le stesse magnifiche terre, quelle della Tuscia, con un approccio differente, non solo per epoca, ma anche per inclinazione personale, sebbene i punti di contatto fra i due siano sorprendenti.

Robert è un giovane benestante inglese approdato in Italia per il consueto viaggio di formazione, si lascia infiammare dall’entusiasmo ad ogni scorcio di Bel Paese, non importa che sia un rudere o una cascata, in ogni testimonianza del passato o nel rigoglio di una natura brada quanto seduttrice, sente sgorgare un dirompente senso di bellezza e di vitalità che riversa in ogni lettera, depositata poi nell’incavo di una farnia. I messaggi sono prodigiosamente rinvenuti da Sebastiano ai giorni nostri, all’interno di un mobile anni sessanta che giace invenduto nel negozio di un robivecchi. A queste missive Sebastiano risponde, dando il via ad un rapporto epistolare, certamente non senza sospetto ed incredulità iniziale, ma poi si lancia con ardore alla scoperta di un’amicizia fuori dal comune.
Sebastiano ha trent’anni, vive a Soriano nel Cimino e di mestiere fa il fotografo, o meglio lo vorrebbe fare, poiché vittima della crisi che ha investito tutta la nazione, si arrangia come può con impieghi di riparo finendo per lesinare su ogni cosa, che sia un pasto come un tragitto in auto, lasciandosi spesso andare ad un’amara malinconia data dalla consapevolezza che il futuro in cui vive rispetto a Robert , non è stato in grado di mantenersi all’altezza del passato.
Un carteggio che sfugge ad ogni regola spazio-temporale, che segue unicamente la logica di una sincronicità onnicomprensiva fino ad una lenta sovrapposizione di anime fra i due, con un’adesione tale che al lettore non resta che domandarsi chi sia realmente Robert e chi sia Sebastiano, o perlomeno chi stiano diventando mano a mano che la loro amicizia s’ incrementa. Entrambi i ragazzi amano i paesaggi e le architetture della terra italiana, ma mentre Sebastiano patisce per ogni mancanza o arretratezza, paradossalmente più presenti nella sua epoca che in quella dell’amico, quest’ultimo, dall’altra parte del tempo, rilegge ogni imperfezione come un valore aggiunto al fascino dei luoghi e delle circostanze. Così sprona il ragazzo a non stigmatizzare la sua era e, sebbene il futuro gli sia stato descritto come cupo e asfittico, rilancia il suo appello a vivere una vita piena e consapevole attimo per attimo, nutrendosi della vita stessa nelle forme in cui si presenta di occasione in occasione. Un’euforia quella di Robert spesso cieca, talvolta ingenua, ma così ben argomentata da esser infusa nell’animo di Sebastiano, che rigenerato sarà in grado di cogliere ed accogliere una nuova visione di se stesso e della sua terra.
Claude Glass di Marco Saverio Loperfido, edito da Annulli, è un romanzo che offre diversi livelli di lettura. Un viaggio attraverso i luoghi, quelli tra Siena e Viterbo, e un viaggio attraverso il tempo. Una guida accurata quanto inaspettata per godere degli scenari italiani da una prospettiva del tutto moderna, colta però da un ragazzo antico. Un romanzo che attraverso l’espediente epistolare tratta con levità tematiche storiche, filosofiche e artistiche. Vengono citati personaggi illustri come Johann Gottfried Seume, il teologo scrittore che percorse a piedi l’Italia intera, ma anche Goethe, il paesaggista inglese John Warwick Smith e David Thoreau. E si parla d’amore, quello fra uomo e donna, di quello che dovrebbe essere e di quello che è, concetto esteso anche all’Italia intera, così come la viveva e l’amava un ragazzo inglese nel suo Grand Tour:
“L’Italia per noi stranieri è un sogno e io posso solo suggerirvi che se un giorno avrete voglia di risvegliarla, perché è pure giusto che un popolo viva la propria storia guardando anche al futuro, adeguandosi al passo del resto del mondo, fatelo, ma nel farlo non rinnegate quel sogno, portatelo più possibile con voi nel cuore, perché non è un fardello, ma un presagio per rimanere felici (…)”

 

“Enciclopedia della Moglie Modello”: la parodia dello zerbino. Intervista ad Annalisa Aglioti

enciclopedia-della-moglie-modelloGiulia Siena
PARMA
– Abbiamo conosciuto il suo libro, Enciclopedia della Moglie Modello, qualche mese fa. Ora, per capire come è nato e dove arriverà il libro pubblicato da Anteprima Edizioni, abbiamo chiesto a lei, Annalisa Aglioti (nella foto in basso) – la Moglie Modello di Colorado Café – di raccontarci avventure e sventure di una MM alle prese con la vena letteraria.

 

 

Annalisa Aglioti torna a vestire i panni della Moglie Modello per l’ironico e irriverente “Enciclopedia della Moglie Modello”. Come nasce questo libro?

L’idea di questo libro nasce da un incontro abbagliante. Sin da piccola, avendo avuto la fortuna di avere conosciuto quattro nonni meravigliosi, sono stata sempre appassionata di tutto l’universo di oggetti che li circondava che a me apparivano magici per il fatto di avere una storia così lunga e lontana. E così negli anni nelle loro case ho sempre curiosato, mi sono sempre innamorata di qualche oggetto, una borsetta, una fotografia, un paio di occhiali, un libro che loro sistematicamente mi regalavano con grande generosità, contenti che qualcuno desse di nuovo importanza a cose che per loro avevano avuto un grande significato in passato e che molti consideravano soltanto “vecchie”. Quanti oggetti ho salvato dalla “furia” di mettere a posto e di buttare di mia madre o delle mie zie! Un giorno, qualche anno fa, mi sono ritrovata tra le mani un volume della vecchia “Enciclopedia della donna” dei fratelli Fabbri che negli anni Sessanta era un vero e proprio must. Si trattava di uno dei tanti libri o riviste che in quegli anni cercavano di delineare il modello di casalinga perfetta in ogni dove, in casa, al mercato, con gli amici, in ufficio o dalla suocera, il cui primario obiettivo doveva sempre essere quello di rendere felice il marito e la famiglia. Il tutto sempre condito da un costante appello alla modernità nella scelta dell’abbigliamento o degli elettrodomestici come si addiceva ad una donna del pieno boom economico. Sono rimasta abbagliata dall’effetto comico che aveva rileggere alcuni passi e alcune vignette dove ti spiegavano ad esempio come conversare e con chi durante un viaggio in treno facendo distinzione se l’interlocutore fosse sposato o meno o come disporre gli invitati durante una cena in casa. E qui la cosa divertente è che durante questa eventuale cena viene indicata la presenza di una “ragazza carina” da mettere accanto al padrone di casa, ossia al marito, ragazza che nessuna di noi naturalmente oggi si sognerebbe di invitare a casa. E così ho letto quell’Enciclopedia tutta di un fiato e ho deciso di farne una parodia dopo cinquantanni, riportandola ai tempi e agli usi di oggi, come se una signorina di quell’epoca si trovasse a vivere nel 2014.

Per questo libro, il tuo famoso personaggio televisivo, pieno di sagacia e ironia, si arricchisce di un apparato storico: la moglie anni Sessanta. Accoppiata vincente?

Per me è vincente perché sono divertita moltissimo a scrivere questo libro e mi diverto durante ogni presentazione che faccio in giro per l’Italia dove incontro sempre tante donne che si immedesimano e ridono con gusto. Spero che sia vincente anche per le lettrici, che se ne innamorino e che lo leggano e spero soprattutto di essere riuscita a far arrivare lo spirito autoironico con il quale l’ho scritto: una sorta di manuale di confidenze segrete ed umoristiche tra donne che sorridano leggendolo insieme o regalandoselo l’un l’altra

 

AnnalisaAglioti_intervistaL’enciclopedia è piena di consigli e dritte per far si che da semplice moglie si diventi Moglie Modello. Ma la tua MM è anche un po’ zerbino. Funziona sempre?

La moglie modello è davvero zerbino, è addirittura devota a Santa Zerbina, patrona di tutte le mogli modello alla quale è dedicata un’intera voce del libro. Ma naturalmente il senso del libro è tutto da leggere al contrario. Descrivendo tutto ciò che serve a noi donne per diventare il sogno di ogni uomo, ossia un elettrodomestico con il perizoma, in realtà cerco di scardinare attraverso l’ironia tutte quelle aspettative multitasking da cui noi donne siamo ancora condizionate in tantissime delle nostre scelte e che molti uomini e molte famiglie ancora vorrebbero. Il libro poi, sempre al livello comico, descrive quella che io definisco come la Sindrome della Coiona, ossia quel meccanismo di dipendenza affettiva da un uomo che non ci ama e non ci stima che ci porta ad assumere una serie di comportamenti perfetti e zerbinanti pur di conquistarlo e non di non restare sole. Da sempre l’ironia è un grande veicolo per esorcizzare e superare luoghi comuni e pregiudizi e spero nel mio piccolo di essere riuscita anche io orientare la mia scrittura in questa direzione.

Remissiva, silenziosa, servile e, a tratti, trasparente, la Moglie Modello è quello che vorrebbero certi uomini o quello a cui  aspirano alcune donne?

Indubbiamente credo che da qualche parte si annidi ancora il desiderio e la fantasia di tanti uomini di avere accanto una donna tipo la moglie modello che non abbia una sua identità autonoma al di là del matrimonio e della famiglia. Alcuni non accettano di avere accanto una compagna che abbia una forte personalità, un senso critico personale nel modo di guardare il mondo e una libertà mentale che le permette di seguire, oltre alla famiglia e alla coppia, un suo percorso di vita e di crescita personale nel lavoro, nelle amicizie, nei suoi interessi nel tempo libero. La nostra grande fortuna che non dobbiamo mai dare per scontata visto che è il risultato di tante battaglie culturali fatte dalle nostre mamma e dalle nostre nonne con il femminismo, è che nella maggior parte dei casi, nel nostro paese,almeno sulla carta, siamo libere di scegliere che strada prendere, che lavoro fare o non fare, e soprattutto che tipo di uomo avere accanto. Sta a noi non sprecare questa libertà, non farci condizionare psicologicamente e non farci mai, per nessun motivo, diventare vittime di un rapporto e di un uomo.
E se questa Enciclopedia della Moglie Modello avesse un seguito?

Magari, perché no? Ci penserò! Al momento non potrei scriverlo perché oltre che nella promozione del libro sono impegnata sul set di un bellissimo e poetico film, si chiama “Basta poco” ed è diretto da Andrea Muzzi e Riccardo Paoletti. Sono molto entusiasta perché la storia è veramente divertente e delicata e ci sono degli attori meravigliosi come Ninni Bruschetta, Paolo Hendel, Daniela Poggi, Marco Messeri e lo stesso Muzzi con Max Galligani. Per adesso allora continuo a promuovere questa Enciclopedia con eventi e spettacoli in tutta Italia e soprattutto sui social network dove ho avuto la fortuna di incontrare voi che ringrazio per l’attenzione e l’interesse. Il mio sogno è che diventi un best seller anche perché il libro è dedicato alla mia amata nonna Isabella che purtroppo da gennaio non c’è più. Il libro doveva contenere una dedica a lei ma purtroppo per una distrazione non è stata stampata. E allora spero in una ristampa proprio per poter reinserire questa dedica “Alla mia nonna modello Isabella, alla quale non ho mai sentito dire: adesso non posso ho da fare”

“I pompieri non escono per le donne in lacrime”, nove racconti di Lisa Biggi

i pompieri non escono per le donne in lacrimeGiulia Siena
PARMA
– Il titolo incuriosisce; la copertina anche. Quando apri I pompieri non escono per le donne in lacrime, poi, ti chiedi perché non dovrebbero farlo: perché i pompieri non possono soccorrere le donne in lacrime? E’ comunque un’emergenza. Poi risolvi il dilemma affermando che per le donne in lacrime ci sono le amiche, gli uomini non capirebbero l’importanza del pianto; chiuderebbero la faccenda dicendo che si tratta delle solite paranoie, qualunque sia l’argomento o la causa di tali lacrime. Così, vai avanti e cominci la lettura di questo libro che, lo scorso giugno, ha inaugurato Gli illustrati, la collana di narrativa della Bébert Edizioni. Infatti, il libro di Lisa Biggi è corredato da cinque tavole di Letizia Innacone che suggellano l’ottimo legame instaurato in questi racconti tra parola e immagini.

I pompieri non escono per le donne in lacrime sono nove racconti, ambientati tra la scuola e l’ufficio, la palestra, il divano e un condominio, che parlano di vita quotidiana, felicità, amore, sesso, errori, fughe, chiacchiere, difficoltà, silenzi e caffè. Si parte dalle lettere anonime che Sara decide di inviare, per “creare un ponte” con un misterioso ragazzo conosciuto a una festa tre giorni prima. Tra equivoci, insicurezze e romanticismo si passa, così, a una riunione condominiale, a una confessione che potrebbe cambiare il corso degli eventi; si arriva in classe, alle lotte educative,alle assemblee degli alunni e ai discorsi in sala docenti; si viene trascinati nell’acqua della piscina comunale per poi correre a casa, dove ci si rintana, tra quelle mura che hanno udito le urla dei vicini e visto tutti i tuoi uomini sbagliati. I racconti della Biggi proseguono così, tra i sorrisi e i dilemmi del presente, in un tempo che è sempre sospeso, in bilico tra la paura di crescere e il malinconico rimpianto delle occasioni perse. Questa alternanza, quasi incoerenza, tra quello che si desidera e quello che si ha si ripercuote nella scrittura: vengono usati diversi registri narrativi – diversissimi tra loro – che accentuano e quasi esasperano i sentimenti e gli umori dei racconti (la delicatezza de I tre segreti e la leggerezza di Papete).

 

“Da troppo tempo Luca era in balia di quell’inquietudine malsana, che prende chi non ha capito cosa ancora manca per essere felici. Una volta compreso si può lottare tutta la vita per questo qualcosa, averlo in dono o non vederlo mai neanche passare, ma l’obiettivo da coraggio”.

“Enciclopedia della Moglie Modello”, donne zerbino si diventa!

enciclopedia-della-moglie-modelloGiulia Siena
PARMA
 – Annalisa Aglioti, la Moglie Modello di Zelig Off, veste nuovamente i panni della dolce mogliettina stile anni Sessanta, con una innata predisposizione per il buon umore, il rammendo, le pulizie e la totale dedizione per il suo uomo, l’Alfa, e stila una lunghissima lista (che può sempre e ulteriormente arricchirsi) di consigli per diventare una nuova e sempre necessaria Moglie Modello. Nasce così l’Enciclopedia della Moglie Modello, Guida pratica per diventare Mogli, Madri, Amanti, Nonne e Salme Modello, il libro pubblicato da Anteprima Edizioni in cui la spassosa vérve del personaggio televisivo si unisce ai temi dell’Enciclopedia della Donna del 1962 dando vita a un affresco sociale dissacrante, divertente, sarcastico e contemporaneo. Contemporaneo sì, perché la donna perfetta dell’Aglioti non solo è volontariamente sottomessa all’Uomo, il suo Alfa, come voleva il manuale degli anni Sessanta, ma oggi è alle prese con la frenesia del Duemila: la tecnologia, i social network, l’epilazione e il nude look. Dalle pulizie di primavera all’infedeltà passando per la durata – chimera sognata da tutte le mogli. Modello e non – al mocassino, fino ad arrivare all’inserto XXX, L’Enciclopedia della Moglie Modello è un vero e proprio prontuario irriverente per la donna che nel periodo di referendum e quote rosa molla tutto e si accontenta – beata! – di vivere nell’ombra di un uomo cattivissimo e cinico. Con un perenne sorriso sulle labbra si viene coinvolti nella quotidianità di una Moglie Modello che vuole aderire in tutti i modi, e a tutti i costi, alle esigenze del proprio uomo fino quasi a scomparire. Caustico fino quasi all’estremo, il libro di Annalisa Aglioti regala divertenti momenti di spasso, verità e amari sorrisi.

 

“Quante ragazze come me c’erano, là fuori? Quante potenziali Mogli Modello erano costrette a lavorare, e andare agli aperitivi quando – magari – tutto quello che volevano era un marito cui servire il caffè, reggendogli la “Gazzetta dello Sport” stando comodamente ammanettate al letto in reggicalze, fingendo l’orgasmo e parlando bene di sua madre?”