La Lepre Edizioni

La gatta della Regina di Domitilla Calamai e Marco Calamai de Mesa

Daniela Distefano
CATANIA
– Scritto a quattro mani, La gatta della Regina (La Lepre Edizioni) di Domitilla Calamai e Marco Calamai de Mesa, ideale seguito del romanzo La mantella rossa, ma anche racconto a sé, narra le peripezie di tre fratelli – Álvaro, Inés e Juan de Mesa – a cominciare dal 1519. Sono trascorsi quasi vent’anni da quando Diego de Mesa e Clara Fonseca, i protagonisti di La mantella rossa, si sono stabiliti a Tenerife, tappa cruciale per le navi in viaggio verso le Indie. I loro figli sono i rappresentanti della prima generazione di castigliani nata e cresciuta nell’isola. Attra­verso le loro storie si narra un mondo in espan­sione.

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Laterza: “Io, Agrippina. Sorella, moglie, madre d’imperatori” di Andrea Carandini

Daniela Distefano
CATANIA“Una vita di potere si ottiene solamente sapendo usare gli uomini come strumenti, senza troppo mostrarlo. Il fuoco che arde nel cuore, fatto di debolezze inconffesabili e irrefrenabili pulsioni, va celato sotto un manto ghiacciato”.

Andrea Carandini non necessita di troppe presentazioni: è professore emerito di Anrcheologia e Storia dell’arte greca e romana presso l’Università di Roma La Sapienza, e ha condotto importantissimi scavi tra il Palatino e il Foro. Dal 2013 è Presidente del FAI.
In questo volume – Io, Agrippina (Laterza), con illustrazioni a cura di Maria Cristina Capanna e Francesco De Stefano – ci trasporta in un cosmo affollato di donne scucite moralmente, orge, festini, derive alcoliche, rituali macabri, guerre di potere, insomma: tra gli imperatori dell’antichità romana le cui gesta a volte pervertite rimbalzano nei libri di storia e raccapricciano il lettore moderno. Continua

Piemme: “L’ira di Traiano” di Santiago Posteguillo

Daniela Distefano
CATANIA“Menenia, la vita è come un enorme Circo Massimo: sette giri, quattordici curve, e a ogni curva ci giochiamo la nostra vita, in ogni decisione che prendiamo o che altri prendono per noi; ma la nostra corsa è talmente veloce che non abbiamo quasi il tempo per rifletterci. E la vittoria, nella vita, non la ottiene chi arriva per primo ma chi riesce ad arrivare all’ultimo giro e sopravvivere”.

1900 anni fa, un uomo portò Roma allo zenith della potenza e l’Impero al suo massimo dominio. Quell’uomo era Traiano, protagonista dell’ultimo lavoro letterario di Santiago Posteguillo, uno dei maggiori scrittori di romanzi storici al mondo, con un milione di copie vendute solo in Spagna. Continua

Bonfirraro: “Il mistero della tomba di Federico II” di Daniela Scimeca

Daniela Distefano
CATANIADaniela Scimeca vive a Palermo, è laureata in lettere e insegna al liceo. Nel 1996 ha vinto il Primo Premio di Giornalismo giovanile “Dario Arrigo”, ha collaborato con la rivista Biblion. Nel 2010 ha pubblicato il romanzo “La lunga marcia verso casa”, che ha ricevuto il Premio della Critica al Concorso Nazionale Val di Magra “Roberto Miccheloni”. La sua ultima opera letteraria – Il mistero della tomba di Federico II (Bonfirraro Editore) – è stata finalista regionale al Premio RAI La Giara 2013.
Tutto il plot ruota attorno alla scoperta di un cadavere femminile che giace, nella regale tomba, accanto a quello di Federico II – lo “stupor mundi” che aveva reso florida la Sicilia arricchendola di commistioni culturali e sociali. Continua

Meridiano Zero: il macello della peste in un romanzo di Paola Prosciuttini, “La mannaia”

Marilena Giulianetti
ROMA – Prima e dopo. Nel mezzo la tragedia. Il presente non esiste, annullato dalla lugubre spirale che falcia l’umanità. E il futuro? Chi non ha presente non ha neppure futuro. Solo la pestilenza e la paura esistono. Macabra e potente Paola Presciuttini avvince e coinvolge nel romanzo La mannaia – Il macello della peste, edito da Meridiano Zero.
Culla di civiltà e delle arti Firenze è il centro nevralgico dei commerci tra Asia ed Europa. Certo, la famiglia di nascita determina il censo e tutte le possibilità cui gli uomini avranno accesso nella vita; i ricchi arricchiscono e i poveri restano tali. Scorre così la vita nella straordinaria Firenze, con le sue severe ingiustizie e le pavide certezze. Scorre la vita finché il morbo si abbatte spietato. E’ il 1348 e Firenze viene travolta dalla peste. Continua

Piemme: “L’amante alchimista”, l’altra faccia del Rinascimento

Giorgia Sbuelz
ROMA – L’abitudine di pensare al Rinascimento italiano come al periodo di massima fioritura delle arti e delle dottrine umanistiche fa slittare spesso in secondo piano tutta la serie di sanguinose guerre, pestilenze e carestie che di fatto caratterizzarono gli anni di Botticelli e Michelangelo.
Con il nom de plume Isabella Della Spina, due autrici, Sonia Raule e Daniela Ceselli, riportano alla luce gli intrighi di corte, i giochi di potere e le lotte fra Imperatore e Papa attraverso i magnetici occhi viola di Margherida, protagonista dell’opera L’amante alchimista, pubblicato da Edizioni Piemme.
Margherida de’ Tolomei è figlia di Cornelio, astrologo e alchimista della famiglia d’Este di Ferrara. Nei tempi in cui l’astrologia era considerata una scienza esatta, e chi osservava le stelle era al tempo stesso matematico e medico, il ruolo giocato dai magisti come interlocutori dei potenti era di fondamentale importanza. Continua

Oltre la battaglia: “Polimnia. Di 300 Spartani, una Grecia e dei Persiani di Serse” di Alessandro Cortese.

PolimniaGiorgia Sbuelz
ROMA
– Non soltanto le vicende del prode re spartano Leonida, ma in questo romanzo storico, Polimnia. Di 300 Spartani, una Grecia e dei Persiani di Serse, l’autore, Alessandro Cortese, porta alla ribalta i fatti e il punto di vista di ciascun popolo coinvolto nelle Guerre Persiane.

Lo fa attingendo alla sapiente fonte storica di Erodoto e miscelando con cura ai ritratti dei protagonisti l’invenzione letteraria: vengono delineate così le gesta di coloro che hanno animato la storia dell’Ellade e del Vicino Oriente negli ultimi decenni del V secolo a.C., lasciando emergere figure apparentemente secondarie, che ricoprono invece ruoli di effettiva importanza nei contesti storici, e qui narrativi.
Chi fosse la gente di Sparta viene chiarito fin dal principio, attraverso le parole dell’uomo che un tempo ne fu re, Demarato. Quest’ultimo, una volta deposto, era divenuto consigliere di Serse e così ammonisce il sovrano persiano:
“Schiera pure milioni di guerrieri ma non troverai nei Persiani ciò che anima e tempra i Lacedemoni. Parlo d’una fede incrollabile in un dio ben più grande di Zeus: è la Legge. E per quanto il tuo esercito spaventi i nemici con la sua sola leggenda, non spaventerai Sparta. Perché la Legge non permette loro di aver paura.”
Viene messa in luce la fine strategia di Serse, in un viaggio a ritroso, esplorando la sete di potere che sempre infiammò gli animi degli Shāh di Persia a partire dalla cieca follia di Cambise, per procedere poi nella bramosia espansionistica di Dario, senza tralasciare gli intrighi di corte architettati in atmosfere magiche, aspetto caratterizzante dei palazzi reali orientali assieme ai bagni di sangue.
E poi gli eroi. Attonita la folla accoglie la sfida lanciata dal re Leonida: avrebbe condotto un esercito formato dalla sua sola guardia personale fino al passo delle Termopili e, da lì, avrebbe bloccato l’avanzata persiana. Trecento uomini in tutto, trecento guerrieri accompagnati dai loro Iloti, col compito di riscattare l’onore dei Lacedemoni, offuscato dal rifiuto di Sparta di scendere in campo contro Dario nella battaglia di Maratona, dieci anni prima.
Il coraggio dell’esercito spartano attira altri valorosi combattenti provenienti dal territorio greco: lo scopo è difendere le proprie case dalla minaccia persiana, ed entrare così nella leggenda.
A sorreggere gli scudi e le lance non sono solo gli uomini, ma anche le loro storie di ardore e di attaccamento alla propria terra: i fratelli Alfeo e Marone, il gigante Dienece, il tebano Leontiade il tespiese Demofilo e l’indovino Megistia. Uomini consapevoli del sacrificio a cui vanno incontro e capaci di accettarlo con onore, difendendo quel sentimento proprio dei territori dell’Ellade: la libertà.
La regina Gorgò non è da meno, devota quanto fiera, con la sua fermezza rappresenta l’essenza stessa di Sparta. Leonida ne porta con sé il ricordo nei giorni di battaglia, la immagina vicina ad accompagnarlo nel momento del trapasso. Cade il re spartano, ma non la Grecia. I sogni vanagloriosi di Serse s’infrangeranno sulle acque di Salamina, e si spegneranno a Platea.

 
Alessandro Cortese, in quest’opera pubblicata da Edizioni Saecula, narra i fatti storici e quello che immagina li abbia accompagnati. Descrive i sentimenti vissuti dai protagonisti, le debolezze come gli slanci, ora dei greci ora dei persiani.
L’autore offre una voce a quegli uomini che hanno fatto la storia, riuscendo ad animarli con competenza e passione. Il risultato è un romanzo corale, preciso nella ricostruzione degli scenari dell’epoca quanto emozionante nei risvolti narrativi.

“La sesta stagione”, una grande saga italiana

Silvia Notarangelo
ROMA – “La sinfonia in musica può considerarsi il corrispettivo del romanzo in letteratura”. È partendo da questa singolare riflessione che Carlo Pedini si è cimentato in un originale esperimento nel suo romanzo d’esordio “La sesta stagione” (Cavallo di Ferro), selezionato per il Premio Strega.

Prendendo come modello di riferimento I Buddenbrook di Tomas Mann, l’autore, celebre compositore e direttore d’orchestra, ha tentato di utilizzare nella narrazione la stessa tecnica compositiva della sinfonia, conferendo al racconto una struttura ben definita e tempi e ritmi precisi. Il romanzo, per certi aspetti corale, ed imponente per varietà di temi e personaggi, ripercorre cinquant’anni di storia italiana, dal 1934 al 1985, rievocandone gli eventi principali, le tragedie, i devastanti cambiamenti che hanno interessato anche le più piccole realtà.
Una storia inventata, ma verosimile, che si apre con la grande festa organizzata per l’inaugurazione di un santuario mariano nell’immaginario paesino di Civita Turrita. Qui le vicende di tre seminaristi, Piero, Ottavio, Oreste, si intrecciano con quelle della diocesi e della comunità locale. Diverso è il loro modo di vivere il sacerdozio. Alla freddezza e all’ambizione di Don Ottavio, proiettato ad una brillante carriera ecclesiastica sacrificata per un atto spregevole, si contrappongono l’esuberanza di Don Oreste e il suo ministero vissuto tra la gente, la timidezza e l’insicurezza di Don Piero destinate a riservargli una vita protetta all’interno del vescovado.
La decadenza che, a poco a poco, investe la diocesi di Civita Turrita va di pari passo con la crisi che colpisce la Chiesa: perdita di fedeli, diminuzione delle vocazioni, nascita di nuove correnti religiose. Tutti cambiamenti che non sfuggono alla riflessione conclusiva di Don Oreste: “ Il Concilio è servito solo ad allungare la nostra agonia…se ci saranno dei giusti allora verrà davvero la primavera. Se no guardati bene dalla sesta stagione che sarà ben più terribile della quinta perché non vedrà una settima”.

“Lavinia”: in guerra per una donna

Recensione di Marianna Abbate a Lavinia_cavallo di ferro

Marianna Abbate
ROMA – Eccoci di nuovo a romanzare, con questo insolito capolavoro rosa di un’autrice epica. Si tratta di Lavinia, della famosissima (per chi ama il fantasy) autrice americana Ursula K. Le Guin, edito per la prima volta in Italia da Cavallo di Ferro. Per chi, come me, non resiste ad una storia d’amore coinvolgente e tormentata- camuffata per di più da un contesto storico di tutto rispetto. Continua

“I vecchi e i giovani”, l’amarissimo e popoloso romanzo di Luigi Pirandello

Alessia Sità
ROMA – Era il 1913 quando i Fratelli Treves pubblicavano l’edizione completa di “ I vecchi e i giovani” (Garzanti, 1993), il romanzo più lungo scritto da Luigi Pirandello. A distanza di diversi anni, l’opera risulta ancora molto attuale per i problemi descritti, che sembrano essere esattamente gli stessi di oggi: la corruzione, l’incapacità del governo e delle classi dirigenti, le mafie, l’arrivismo e il senso logorante di una precarietà che non vuole lasciare il posto ad un futuro migliore. La narrazione ha inizio dai turbolenti mesi precedenti le elezioni politiche del 1892 per concludersi nel 1894, con la proclamazione dello stato d’assedio in Sicilia.
Il frantumarsi degli ideali risorgimentali nell’Italia della rivolta dei Fasci Siciliani e dello scandalo della Banca Romana, sono al centro delle intricate vicende di due famiglie agrigentine: i Laurentano e i Salvo. L’intreccio si basa essenzialmente sul confronto di due generazioni: da una parte ci sono i vecchi – come Roberto Auriti, i fratelli Ippolito, Cosmo e Caterina Laurentano – testimoni diretti delle lotte del Risorgimento e del periodo garibaldino, ma ormai incapaci di opporsi al corso degli eventi e per questo rassegnati a vivere nel compromesso; dall’altra parte dello schieramento, invece, ci sono i giovani che, dopo tanti anni di divisione, confidano nell’Unità della Nazione per dar vita ad un rinnovamento sociale. Fra questi spiccano in modo particolare Lando Laurentano, Dianella Salvo e Aurelio Costa.
Pirandello definì “I vecchi e i giovani” come un “amarissimo e popoloso romanzo, ov’è racchiuso il dramma della mia generazione”. Da questa breve ma eloquente dichiarazione, traspare il risentimento dello scrittore nei confronti della storia. Tale rancore continua a manifestarsi, pagina dopo pagina, attraverso il mosaico di volti e di fatti presenti nella narrazione.
L’opera è pervasa da un senso di soffocamento, che opprime allo stesso modo vecchi e giovani. I primi sono considerati i reali responsabili degli scandali che hanno segnato il corso della storia del nostro Paese, i secondi, invece, sono costretti a vivere in una società in cui non si riconoscono e di cui non si sentono futuri protagonisti.
In questo romanzo accorato, ogni personaggio è la testimonianza di un fallimento e di una speranza tradita. Il Risorgimento, inteso come rinnovamento e ricostruzione di una Nazione migliore, non ha sortito i risultati sperati e, allo stesso tempo, l’Unità nazionale non ha apportato alcun giovamento nelle zone più arretrate del paese; ancora una volta è il Meridione a non poter avere alcuna possibilità di riscatto.
Attraverso le parole di don Cosmo, Pirandello offre una drammatica chiave di lettura dell’intera vicenda: “bisogna vivere, cioè illudersi […]; e pensare che tutto questo passerà … passerà …”.