Amador-Pedro Barrajon nei testi della fede

Effatà: Un Vangelo di grazia e misericordia. Meditando con san Luca

Daniela Distefano
CATANIA
Un Vangelo di grazia e misericordia. Meditando con san Luca di Amador-Pedro Barrajon (Effatà) è un testo che racchiude brani e commenti ad una delle più straordinarie testimonianze scritte del Divino – fattosi carne -pervenute fino ad oggi. In modo particolare, l’autore si sofferma sul Vangelo di San Luca, l’evangelista che con mansuetudine, pacatezza descrive la grazia della Madonna, umile serva di Dio e Madre dell’umanità. Leggendo san Luca abbracciamo il fulcro del messaggio di Cristo, il suo incessante incitamento alla carità, al dono di sé, che non vuol dire necessariamente rinuncia o altro sacrificio superiore alle nostre forze.

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Dalla vita vissuta al romanzo: l’esperienza di George Sand



Giulio Gasperini

AOSTA – Quando apparve, nel 1859, questo romanzo di George Sand fu una pietra dello scandalo. Oggi, nel 2020, riesumandolo dal suo incolpevole oblio, Iacobelli Editore ripubblica (a cura di Annalisa Comes) Lei e lui, potente esperimento di narrazione di una storia d’amore complessa e turbolenta, dove fin dal titolo la presenza femminile occupa la scena privilegiata, e si fa punto di focalizzazione primaria. 

Raccontare la vita di George Sand è di per sé stessa una discesa nella narrazione più appassionante, perché la vita della scrittrice francese fu essa stessa un romanzo, un’epica intensa e strabordante, fatta di arte e impegno politico e sociale. George Sand stessa diventò simbolo e incarnazione di atteggiamenti finanche scandalosi, perché pietre di inciampo per la società del tempo.

I suoi amori furono ugualmente provocatori, socialmente osceni: da quello con Chopin a quello, tempestoso, con Alfred de Musset; ed è proprio quest’ultimo che offre la materia per il romanzo “Lei e lui”. Due artisti, con visioni e inspirazioni opposte e contrastanti, creano una vicenda perturbante e sovversiva, nella quale si rincorrono e si assediano, animati entrambi dai sentimenti più squassanti e travolgenti. Si racconta del loro amore, delle loro fughe in Italia, delle loro separazioni e dei loro ritrovi, più inattesi e insperati.

Attraverso un genere ibrido, a metà tra il romanzo epistolare e quello memoriale, con squarci sul romanzo di formazione, la Sand scrive di sé ma anche di tutti gli altri, diventando un exemplum nel quale chiunque si può rispecchiare. La scrittura, a tratti manierata – ma in linea con il gusto del tempo – ha lo scopo di condurre un’analisi chirurgica dei meccanismi dell’amore, della gelosia, del possesso. L’analisi di questi meccanismi, così attentamente e scrupolosamente osservati da una narratrice esterna, è un’incalzante viaggio nella profondità degli animi umani, coinvolgendo anche la dimensione artistica, indissolubile e imprescindibile.

George Sand ha il coraggio necessario per rendere la sua vita privata materia di narrazione pubblica, affidando alle pagine di questo romanzo la sua vicenda intima, già di per sé scandalosa, dimostrando a ogni pagina tutta la sua risolutezza nel sacrificio pubblico in nome di un ideale narrativo e artistico più alto. Il monumentale epistolario della Sand è fonte prima e privilegiata dalla materia narrata: tutte le epistole scambiate con Alfred de Musset trovano qua fioritura e sistemazione, creando un’organica rappresentazione di una storia particolare che diventa universale.

Iacobelli fa un enorme regalo alle lettrici e ai lettori che non si erano ancora avvicinati all’opera di questa discussa scrittrice, che ebbe molti detrattori, ma che indubbiamente, al netto del valore letterario contemporaneo, fu figura intrigante e seducente, per la sua scrittura ma anche per il lungo manifesto di intenti che fu la sua stessa vita.

Camminare, una filosofia di vita

Ediciclo: “ Nati per camminare” di Alessandra Beltrame


Daniela Distefano
CATANIA
“Il cammino si deve insegnare, e insegnare ad amarlo. Non si deve dare per scontato”.

Alessandra Beltrame (1964), vive tra Udine e Milano, è giornalista ed ha lavorato per i più importanti gruppi editoriali. Dirige la rivista “In Alto” , In questo volume – Nati per camminare (Ediciclo) – prosegue il suo racconto sul cammino a piedi come atto liberatorio non solo fisicamente. Dopo il successo di “Io cammino da sola”, la scrittrice ci fa capire che camminare vuol dire anche allontanarsi da ciò che non ci fa stare bene, dal logorìo della vita fin troppo confortevole; si deve essere in grado di capire cosa impedisce di avanzare e staccarsi dalla routine che produce noia, appiattimento.

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Ponte alle Grazie: La lezione del legno

Arthur Lochmann, il lavoro manuale e l’etica del fare

Daniela Distefano
CATANIA
“Contrariamente all’acciaio o al cemento, però, il legno è un materiale vivo, risultato di un processo naturale”.

Abbattuto, tagliato, inchiodato, caricato, il legno opera prodigi. Parola di un esperto che nella vita ha fatto scelte non proprio concilianti. Dopo aver studiato Filosofia e Diritto, Arthur Lochmann, autore di questo libro (La lezione del legno, Ponte alle Grazie), sceglie di diventare carpentiere. Un mestiere che procura quella sensazione unica, essenziale, restituendo a chi lo pratica una sensazione di profonda comunione con la propria abilità non solo fisica.

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Letture vintage: Napoli lontana dal mare

Il mare non bagna Napoli nei cinque racconti di Anna Maria Ortese

Giulia Siena
PARMA
Il mare non bagna Napoli. Una constatazione che ripudia la realtà; un ossimoro geografico-topografico. In questo libro di Anna Maria Ortese (1914-1998) pubblicato nel 1953 (Premio Viareggio), si guarda a Napoli con occhi disincantati e curiosi; per la prima volta, forse, non è il mare a fare da sfondo alla narrazione partenopea, ma tutto il resto. Napoli viene descritta osservando i suoi quartieri, le colline verdi del Vomero e di Capodimonte, la punta scura di Posillipo e, più giù, “le case e i vicoli grigi, i miseri vicoli infetti”.

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Roberto Piumini racconta una fiaba della tradizione russa

“La rapa gigante” e l’importanza della cooperazione

Giulia Siena
PARMA
– Al centro di un giardino incolto sorge la casa di due anziani. Con loro anche diversi animali, uno spaventapasseri e un bell’orto. L’arrivo dell’estate fa maturare le verdure, belle, colorate, succose; tra queste anche una rapa che proprio non ne vuol sapere di abbandonare il campo e arrivare in tavola.

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Garzanti: Cercando Virginia, quando la letteratura incontra la vita

Intervista ad Elisabetta Bricca

Giulia Siena
PARMA – Emma è poco più di una ragazzina quando Franco abusa di lei. La sofferenza, la vergogna, il silenzio. Tutto attorno ad Emma ha il sapore della sconfitta e della derisione; è Settimio, suo fratello, a salvarla portandola nel palazzo di Elisabeth, dove diventerà la nuova cameriera. Emma non è come le altre ragazze che attendono l’amore per fuggire altrove, lei non è interessata ai fronzoli, vorrebbe avere il tempo per studiare, leggere; Elisabeth, dentro quella gabbi dorata è infelice. Qui le due donne, così diverse, così segnate e disilluse, troveranno dialogo e comprensione. Insieme, attraverso la lettura delle più intense pagine di Virginia Woolf, combatteranno per la propria libertà. Quando Elisabeth verrà a mancare ad Emma sarà chiesta una nuova prova. Dovrà partire, abbandonare la familiare Cortona e andare alla ricerca del passato della contessa. Elisabetta Bricca (nella foto in basso) con Cercando Virginia, pubblicato da Garzanti, rende omaggio alla grande letteratura attraverso una storia che parla di donne alle donne. Di questo romanzo ci parla la stessa autrice.

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Libere e sovrane, le donne della Costituzione

Settenove: la parità dei diritti

Giulio Gasperini
AOSTA – Ventuno furono le donne elette all’Assemblea costituente, che redisse la nostra meravigliosa Carta Costituzionale; ventuno donne e cinquecentotrentacinque uomini. Ma fu solo nel 1946 che le donne votarono, per la prima volta. Libere e sovrane di Settenove dedica a ognuna di loro una narrazione biografica, raccontandoci, attraverso i testi di Micol Cossali, Giulia Mirandola, Mara Rossi, Novella Volani e le illustrazioni di Michela Nanut, chi furono e cosa fecero queste donne costituenti, che lavorarono indefessamente per affermare e garantire la parità di diritti tra uomini e donne.

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Mina è per sempre: fenomenologia di un’icona.

Giulio Gasperini

AOSTA – Mina è un’icona: questo è un assioma, non c’è bisogno di dimostrazioni. La sua voce, unica e irripetibile, la sua classe, l’espressività, la forza intepretativa, il dono di saper essere icona senza volerlo essere, la capacità di reinventarsi e di osare (senza paura né timore): sono tutti aspetti che caratterizzano Mina e la sua carriera; la donna Mina e la cantante Mina, che lei ha deciso di smarcare così crudemente, ritirandosi dalle scene nel 1978, all’apice della carriera, dopo vent’anni di dominio incontrastato, anche degli spazi, televisivi e non solo. Il testo di Aldo Dalla Vecchia, Mina per neofiti, edito da Graphe.it Edizioni, è un tuffo, come recita il sottotitolo, nella vita, nella voce, nell’arte di una fuoriclasse.

È un tuffo corto, succinto; uno sguardo gettato brevemente su ottant’anni di storia personale che si è stretta, per lungo tempo (e continua anche adesso), a stringersi alla storia più nazional-popolare, quella di un’Italia che con le canzoni e la voce e il corpo di Mina è diventato adulta e continua ad ascoltarla, a pretenderla, ad aspettarla da molti anni. La vita e la carriera di Mina non possono essere condensate sufficientemente in queste poche pagine di narrazione leggera e soffice, che ha tuttavia il vantaggio di essere un sapida e gustosa esplorazione, stuzzicante nella voglia che lascia di approfondire, sia la conoscenza che l’ascolto.

Si parte dalla nascita, già avvolta nel mistero, per arrivare agli ultimi album pubblicati dalla cantante, passando per l’esperienza di Baby Gate e dei Caroselli, dei concerti alla Bussola di Marina di Pietrasanta, da Canzonissima a Mille luci, programmi record di ascolti e qualità, per finire alla decisione del ritiro, nel 1978 con i concerti a Bussoladomani e il video di “Ancora ancora ancora”, fino alla ri-apparizione di Mina in Studio del 30 marzo 2001, quando Mina si mostrò online nell’esecuzione di alcune canzoni, tra le quali “Oggi sono io” di Alex Britti: 250.000 persone assistettero all’evento ma i tentativi di connessione furono ben 15 milioni!

Si ripercorrono i tanti duetti che hanno costellato la carriera di Mina, le canzoni che lei ha reso immortali (come La canzone di Marinella, che lanciò Fabrizio De André), ma anche le altre esperienze che hanno reso grande il mito di Mina: le conduzioni radiofoniche e soprattutto la sua attività giornalistica, che l’ha fatta conoscere per una penna ironica e graffiante, profonda ed elegante. Celebri le sue rubriche su La Stampa, dove per più di dieci anni, dal 2000 al 2011, firmò gli editoriali del sabato mattina, e la sua deliziosa rubrica su Vanity Fair, C’è Mina per voi, nella quale rispose, dal 2003 al 2015, alle lettere di numerse persone e fan. 

Mina è leggenda; indiscutibilmente. Un’artista che ha fatto sognare milioni di persone, che ci ha regalato canzonette, come lei ama definirle, irrinunciabili e imprescindibili, una cantante che avrebbe potuto anche tentare la carriera operistica, ma che decise di percorrere altre strade, mai banali né scontate, andando dal pop più estremo, al rock’n’roll, alla bossanova brasiliana, alla sperimentazione elettronica, alla musica sacra (con Dalla Terra) a squisite (e scandalose, per i cultori del genere) incursioni nel melodramma (Sulla tua bocca lo dirò). Mina c’è, anche con la sua assenza: in poche, pochissime, forse nessuna, si possono permettere tanto. E questo testo, breve e squisito, è l’anticamera migliore per cercare di gettare uno sguardo sulla sua stanza tutta per sé.

Ediciclo Editore

L’odore del mare. Piccole camminate lungo le rive mediterranee

Daniela Distefano
CATANIA
– E’ estate, un’estate anomala per il mondo dopo la pandemia del Coronovirus (ancora non debellato), ma c’è chi non resiste e stacca la spina al tran tran dei giorni con un tuffo tra le acque dell’elemento più straordinario della Vita, il Mare. Chi ama il mare vuole ascoltarne la voce e vederne i colori. Ma vuole anche toccarlo, sentirne l’odore e, qualche volta, assaporare un po’ d’acqua salata. Andare a piedi sulla battigia, magari scalzi, regala tutti i piaceri del mare, soprattutto in autunno, inverno o primavera, anche sferzati dal vento e dalla pioggia, oppure d’estate all’alba o al tramonto nel rumoroso silenzio del suo respiro. Momenti in cui il rapporto con il Mediterraneo è profondo come i suoi abissi.

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