Auxilia Onlus porta in libreria “La bambina con il fucile”, quando i ragazzi fanno la guerra

la-bambina-con-il-fucile_recensione-chronicalibriGiulia Siena
PARMA – Arriva in libreria La bambina con il fucile, storia vera di Pratheepa, ex bambina-soldato tamil restituita alla vita. Il libro è una testimonianza intensa – raccolta e rielaborata dalla scrittrice e ghostwriter Susanna De Ciechi – ed è stato voluto dall’associazione no profit Auxilia Onlus.

Doctor Max, Massimiliano Fanni Canelles, incontra Pratheepa in Sri Lanka. E’ il 2010 e questa donna dallo sguardo da bambina alla quale è stato tolta l’adolescenza insieme a qualsiasi sogno è detenuta in carcere. Ferita da quella guerra che doveva combattere, Pratheepa ha affrontato il dolore, ha guardato la morte negli occhi, le carcasse, le macerie, il dolore. Ha visto morire ogni cosa. Continua

“Giornale di guerra. 1915-1917” (Rubbettino): Mussolini soldato, il diario di una guerra senza Dio

giornale-di-guerra-1915-1917_mussolini-chronicalibriDaniela Distefano
CATANIA – Per i cento anni dallo scoppio della Prima guerra mondiale (1914-2014) si sono versati fiumi d’inchiostro riguardanti quell’evento calamitoso generato dall’uomo
eternamente in lotta con i propri simili.
La casa editrice Rubbettino, coraggiosamente, quest’anno, ha dato alle stampe
Giornale di guerra. 1915-1917, un diario (con l’introduzione di Alessandro Campi) che ripercorre un’epoca di trincee e combattimenti alienanti.  Ma a sorprendere non sono tanto lo stile, il contenuto, la forma, che accompagnano le pagine fitte di notazioni, osservazioni, aneddoti di quei giorni.
La meraviglia scaturisce dal nome di chi li ha vergati con un occhio agli spari, e uno a scansarli. Continua

Accadeva 101 anni fa: “Radioso Maggio”, i giorni di primavera che portarono a una guerra a partita doppia

radioso-maggio_il-mulino_chronicalibriDaniela Distefano
CATANIA Radioso Maggio. Come l’Italia entrò in guerra (il Mulino) è un libro di Antonio Varsori, ordinario di Storia delle relazioni internazionali e direttore del Dipartimento di Scienze politiche, giuridiche e studi internazionali dell’Università di Padova.
Tema su cui si focalizza l’attenzione dell’autore è l’arco di tempo che intercorse tra una posizione e l’altra del nostro Paese nello scacchiere internazionale alle prime avvisaglie di uno scontro totale. Il Primo.

L’Italia, unita geograficamente, meno civilmente e politicamente, nel 1914 era una Nazione neutrale. Continua

“Zagreb”

Aìsara_recensione Zagreb_chronicalibriSilvia Notarangelo
ROMA – L’orrore della guerra raccontato dagli occhi di un adolescente: la follia omicida, l’incredibile senso di onnipotenza, la straziante presa di coscienza. Si legge tutto d’un fiato “Zagreb”, il coinvolgente romanzo di Arturo Robertazzi, pubblicato da Aìsara.

Il protagonista del libro è un ragazzo che, inaspettatamente, si ritrova complice e artefice di un terribile quanto inarrestabile vortice di violenze. Al grido di “Puntare! Mirare! Sparare!” assolve, con una certa soddisfazione e leggerezza, al compito di eliminare i tanti prigionieri racchiusi all’interno di una fabbrica dismessa, la Base. Prigionieri che hanno perso le loro fattezze umane per diventare una “creatura informe, con cento occhi e cento gambe”.
Tra di loro, silenzioso e quasi irriconoscibile, si nasconde un vecchio amico del protagonista: Dražen Vivić, un ragazzo come lui, uno dei tanti che, improvvisamente, la guerra ha trasformato in un nemico da sterminare. Eppure sono proprio i suoi occhi a restituire la vista al protagonista, a fargli scorgere, per la prima volta, non più una massa indefinita ma “tanti disperati sull’orlo della fine”. Una terribile consapevolezza inizia ad affiorare: “la Base è un mostro che ingoia carne e sputa ossa, è un mostro che mangia uomini e vomita soldati”. Dopo tre mesi di assedio, non c’è alcun vincitore, solo un’infinità di sconfitti.
Il primo desiderio del ragazzo, allora, non può che essere quello di scappar via, allontanarsi il più possibile da un inferno in cui si è lasciato trascinare. Prima, però, deve salvare Dražen e Darka, la sua Darka, quella ragazza che aveva conquistato il suo cuore e che ora si ritrova, nel buio di una cella, ad attendere il suo turno.
Anche la guerra, tuttavia, può riservare dei colpi di scena e se è scontato non aspettarsi un happy end, ci penserà, comunque, una bomba scagliata sulla Base a mettere tutti a tacere, a seppellire sotto le macerie tutti quegli uomini divenuti una “Bestia colma di odio e assetata di morte”.

"STUPIDORISIKO": la guerra, un gioco stupido

Giulia Siena

ROMA “Nessuna guerra mette fine alle guerre, lo so, altrimenti io, SuperSoldatoMario, non sarei qui, in un teatro di guerra. Se non fossi così stanco mi alzerei dalla branda. Ma per fare cosa? Non ho la play, né il computer o la tv. E allora penso. Penso che mi sembra di essere dentro il gioco del risiko, ma stupido, e che non finisce mai.” Come si fa a spiegare la guerra ai bambini? Da dove bisogna partire per spiegare ai più piccoli che la guerra è una cosa vecchia e che fa solo del male? Da queste domande parte il progetto editoriale ideato da Carthusia Edizioni in collaborazione con Emergency: “Stupidorisiko”. Il libro, scritto da Patrizia Pasqui, è il “prodotto evoluto” dello spettacolo teatrale messo in scena in tutta Italia dall’attore Mario Spallino con testi della stessa Pasqui. Nei secoli si è pensato ai conflitti come a giochi di potere tra le Nazioni, ma così il protagonista del libro non riesce a vederla. Mario, SuperSoldatoMario, entra nell’esercito per avere un lavoro, una stabilità economica e per difendere la propria patria ma, guardando a tutto il male che fa la guerra, non è più convinto di ciò. Ora Mario sperimenta che la guerra è ovunque, anche fuori dalle pagine dei giornali; a soffrirne sono soprattutto i civili e tra questi i bambini. Loro sono le vittime poiché vengono sfruttati, danneggiati e dimenticati: dai bambini soldato alle vittime delle mine antiuomo. Così Mario, dopo aver dialogato con tutti i bambini, insegnato la geografia che muove i conflitti, spiega loro che i bambini di guerra vengono salvati grazie all’aiuto di ospedali coraggiosi. A uno di questi, il Centro chirurgico per vittime di guerra a Lashkar-gah in Afghanistan, verranno devoluti i proventi di “Stupidorisiko”. 
Il libro, con prefazione di Lella Costa, contiene inoltre splendide illustrazioni di Paolo Rui (tra cui anche quattro grandi poster) e box informativi che spiegano in modo semplice e conciso i grandi accadimenti della storia.